martedì 9 ottobre 2018

Il lamento  di Mario Calabresi
Lacrime di coccodrillo?


Mario Calabresi, direttore di  “Repubblica”,  ha pubblicamente ammesso che con  Berlusconi, pur con tutti i suoi conflitti di interessi,  la libertà di stampa in Italia  non era così  a rischio come in questo momento con il governo giallo-verde (*). 
Calabresi,  sente sul  collo il fiato mefitico di Salvini e soprattutto di Luigi Di Maio che minaccia di tagliare risorse pubblicitarie, in particolare delle imprese a partecipazione pubblica,  al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari,  perché ostile al governo.  Il pericolo, in effetti, esiste: si comincia con la pubblicità, poi con la carta,  e infine  giunge la chiusura per strangolamento economico.  Proprio come in  altri contesti,  ai quali l’Italia come per forza di gravità sembra  oggi tendere,  fece Allende con la stampa cilena di opposizione. E  come ora  fa Maduro  con quella venezuelana.
Si dirà: ma che c'entra?  Siamo in Italia, siamo in Europa, eccetera, eccetera...   Non ne saremmo così sicuri. Soprattutto dopo aver notato il silenzio assordante di Cinque Stelle  sull’incontro romano di ieri della famiglia Addams  dei populisti europei.
Crediamo, che per la prima volta  nella sua storia,  “Repubblica”, avverta tutto il peso di dover  fare solitaria opposizione, da sinistra, a un governo che, per pericolosità politica, non ha precedenti nella storia d’Italia post Seconda Guerra Mondiale.
Gli italiani, quelli che si fanno i selfie con Salvini e Di Maio,  non sembrano  voler più ascoltare la lezione o lezioncina degli ormai presunti eredi della sinistra azionista dei salotti buoni: eredità involatasi verso  quotidiani più grossier come “Il Fatto”, schierati invece con  i pentastellati.  A Danton "il popolo" sembra   preferire  Robespierre. 
Nonostante i tempi brutti,  non si è ancora  riflettuto abbastanza sul rapporto fra la tradizione  azionista, continuatrice ideale dell'elitario giacobinismo italiano, nelle sue varie tendenze moderate e radicali (da La Malfa a Foa, per fare solo due nome emblematici di linee opposte),  e il radicalismo morale di certa sinistra robespierrista (ad esempio, quella dei famosi indipendenti di sinistra, eletti nel Pci, si pensi a Parri), che  vedeva   nel maggioritarismo del partito comunista,    il  continuatore dell’azionismo duro e puro, proprio come oggi lo scorge  in quello del  movimento pentastellato.
In nome di questo virtuismo morale, si sono massacrati nell'ordine: Craxi  Berlusconi e Renzi, spalancando le porte al radicalismo politico di massa,  che se è  tale, non può che confondersi con il populismo. Anche di destra. Come ora è sotto gli occhi di tutti.
Per farla breve: il punto non è se Craxi, Berlusconi, Renzi, meritassero i processi in piazza, ma  la pericolosa e controproducente identificazione, per lo stato di diritto,  tra processo e piazza.
E adesso, i frutti velenosi del giacobinismo azionista,  sono raccolti da Pietro Calabresi,  direttore di un giornale, che  ne è sempre stato la bandiera. E se ne lamenta. Però, ora,  potrebbe essere troppo tardi.  Dunque, lacrime di coccodrillo? Sì, ma nel senso che la preda sta divorando  il coccodrillo. Che piange, perché  intravede la sua  fine...
  
Carlo Gambescia
                                      

(*) Qui  l’editoriale di MarioCalabresi: