Mentre in Italia ci si attarda sulle nostalgie di Vannacci, Alemanno e dintorni, e un fascismo da bar riesce persino a mettere in ridicolo l’antifascismo, liquidandolo come una specie di comico”patentino”, negli Stati Uniti si sta consumando una vicenda di ben altra portata storica. Di essa, però, la stampa italiana parla pochissimo.
La Commissione per la Libertà Religiosa istituita da Donald Trump un anno fa ha emesso il suo verdetto in 224 pagine (per ora si dice allo stato di bozza, in realtà il tono del testo è dogmatico): basta, o quasi, con la separazione tra Stato e Chiesa (semplifichiamo, così il lettore italiano capisce). Detto altrimenti: il fondamentalismo cristiano americano intravede una storica occasione di avvicinarsi al potere. Altro che libertà religiosa… (*).
Le proposte della Commissione non si limitano a difendere la libertà di culto. Esse delineano un vero e proprio programma di riabilitazione pubblica del fatto religioso: nuova interpretazione della separazione tra Chiesa e Stato, task force federali, sportelli governativi per le denunce di discriminazione religiosa, giudici selezionati per la loro sensibilità in materia, abolizione delle norme che tengono le Chiese lontane dalla politica elettorale e perfino medaglie presidenziali per gli eroi della libertà religiosa. Non è ancora una religione civile di Stato. Ma è certamente un invito a riportare la religione nel cuore della legittimazione politica.
Colpisce, cone accennato, anche un altro aspetto. Quando la Commissione parla di “religione”, si riferisce quasi esclusivamente al cristianesimo conservatore americano. Le testimonianze raccolte riguardano soprattutto credenti cristiani che si ritengono discriminati per le loro posizioni sull’aborto, sull’identità di genere o sui vaccini.
L’unica altra questione religiosa esplicitamente menzionata è l’antisemitismo, che viene indicato come un fenomeno da combattere con particolare energia. Delle altre fedi religiose, delle loro eventuali discriminazioni o delle loro rivendicazioni, nel rapporto vi è ben poca traccia. La libertà religiosa, insomma, sembra avere un perimetro piuttosto preciso.
Del resto la composizione della Commissione è istruttiva: teologi, vescovi, rabbini ortodossi, giuristi e attivisti della destra religiosa, quasi tutti appartenenti al mondo del cristianesimo conservatore e del trumpismo culturale. Più che un campione del pluralismo americano, essa appare come il laboratorio intellettuale di una possibile religione civile conservatrice.
Ora facciamo un passo indietro. Tocqueville ammirava l’America perché era riuscita in un’impresa che in Europa era parsa impossibile: conciliare una società profondamente religiosa con uno Stato rigorosamente non confessionale. La fede era forte proprio perché non governava. E lo Stato era libero proprio perché non pretendeva di parlare in nome di Dio. Il lettore prenda nota del punto.
Una delle più grandi invenzioni politiche dell’Occidente moderno è stata infatti la separazione tra la salvezza dell’anima e il governo degli uomini. Lo Stato ha smesso di indicare la via del Paradiso e la religione ha rinunciato a impadronirsi del potere temporale. Da questo reciproco disarmo è nato il liberalismo.
Come detto, gli Stati Uniti sono sempre stati un Paese profondamente religioso, forse il più religioso dell’Occidente. Ma proprio per questo i Padri fondatori diffidarono dell’unione tra fede e potere. Il Primo Emendamento della Costituzione proibisce al Congresso di istituire una religione ufficiale e, nello stesso tempo, tutela il libero esercizio del culto. La formula era semplice e geniale: nessuna Chiesa di Stato e nessuno Stato di Chiesa. Sapevano che una religione protetta dal governo finisce per trasformarsi in un’ideologia di Stato e che un governo investito di una missione religiosa tende a considerare i propri avversari non semplicemente come avversari, ma come reprobi. Come nemici.
Per due secoli e mezzo l’America ha vissuto dentro questo paradosso fecondo: una società religiosa e uno Stato laico. Nessuna Chiesa ufficiale, nessuna fede di Stato, nessun governante autorizzato a parlare in nome di Dio. Ripetiamo: non è un caso che i fondatori della Repubblica americana abbiano voluto uno Stato senza religione ufficiale e una religione senza protezione ufficiale. Avevano imparato dalla storia europea che quando il Trono e l’Altare si stringono troppo, a perdere è quasi sempre la libertà.
Oggi qualcosa sembra cambiare.
In buona sostanza la Commissione per la Libertà Religiosa istituita da Donald Trump non si limita infatti a difendere la libertà di culto, che nessun liberale potrebbe contestare. Essa si propone di reinterpretare il significato stesso della separazione tra Chiesa e Stato.
Del resto Trump non ha dichiarato che, per essere grande, l’America deve essere “una nazione sotto Dio”: Il che significa solo una cosa che il problema non è la religione. Il problema è la politica.
Il potere non si accontenta mai di amministrare. Aspira sempre a una consacrazione morale. Come insegna la metapolitica, il potere razionalizza: ha necessità di una giustificazione ideologica. Cerca una missione, una legittimazione superiore, un linguaggio che lo elevi al di sopra delle ordinarie contese umane. La religione, o almeno il suo vocabolario, offre tutto questo. E Trump, che tra l’altro non è proprio il tipo “Casa e Chiesa”, ne approfitta politicamente. Le religione, per dirla dottamente, come “instrumentum regni”.
E qui fa capolino un vecchio e caro amico: Machiavelli. “Debbe adunque uno principe avere gran cura che non gli esca mai di bocca cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo e udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto religione” (Il Principe, XVIII).
La storia insegna che il Trono ha sempre cercato l’Altare. Talvolta è stata la religione a impadronirsi della politica; più spesso è stata la politica a servirsi della religione. Il risultato è stato quasi sempre il medesimo: meno libertà per i credenti e meno libertà per i non credenti.
Naturalmente nessuno pensa che gli Stati Uniti siano sul punto di diventare una teocrazia. Però, come spesso ripetiamo, le società libere raramente muoiono per un colpo di Stato. Più spesso cambiano lentamente, attraverso piccole revisioni simboliche, nuove interpretazioni giuridiche, mutamenti culturali che finiscono per apparire naturali.
Il rischio, oggi, non è la nascita di una religione di Stato. È qualcosa di più sottile: che la neutralità religiosa dello Stato venga progressivamente sostituita da una preferenza politica e culturale per una determinata concezione religiosa del mondo.
E sarebbe un errore considerare la vicenda americana una curiosità d’oltreoceano. Le idee politiche viaggiano. E le formule di legittimazione del potere viaggiano ancora più rapidamente. Le destre europee potrebbero essere tentate di apprendere la lezione di Trump, cioè di trasformare il cristianesimo in una religione civile, in un simbolo identitario, in un linguaggio di appartenenza e di esclusione.
Il cristianesimo, da fede universale e nutrimento per l’interiorità, rischia così di ridursi a un marcatore politico e culturale. Non importa tanto credere in Dio, quanto dichiarare di appartenere a una determinata civiltà e di opporsi a un’altra. Ma quando la religione cessa di essere una via alla trascendenza (per il credente) e diventa uno strumento di mobilitazione politica, non si rafforza la fede: si sacralizza la politica.
Il liberalismo nasce precisamente per impedire questo esito. Non perché sia ostile alla religione, ma perché diffida del potere. Sa che nessun uomo e nessun governo possono pretendere di possedere il monopolio del bene. E sa, soprattutto, che quando il Principe comincia a parlare il linguaggio della salvezza, la libertà è già entrata in una zona di pericolo.
Le società libere non hanno bisogno di un Dio di Stato e neppure di uno Stato che parli in nome di Dio. Hanno bisogno di cittadini liberi di credere, di non credere e di dissentire. Perché quando il Trono cerca l’Altare, è quasi sempre la libertà a pagare il conto.
Carlo Gambescia
(*) Qui: https://www.justice.gov/religious-liberty-commission/resources (pagina);
https://www.justice.gov/religious-liberty-commission/media/1450071/dl?inline (sintesi);
https://www.justice.gov/religious-liberty-commission/media/1449896/dl?inline (testo completo.



































