La notizia ha fatto il giro del mondo. Donald Trump telefona alla Fifa e ottiene la revoca della squalifica di un attaccante americano alla vigilia di una partita decisiva. Giornali e commentatori sono indignati: anche il calcio, dicono, è finito nelle mani della politica.
In realtà, la sorpresa è un’altra: che ci si sorprenda.
La storia insegna che il potere politico, soprattutto quando assume tratti autoritari, ha sempre avuto una particolare attrazione per lo sport. Il motivo è semplice. Lo sport mobilita passioni, costruisce identità collettive, suscita un senso di appartenenza che la politica, da sola, spesso non riesce più a creare.Dove non arriva la politica, prova ad arrivare il calcio.
Mussolini lo aveva capito perfettamente. Favorì la nascita dell’AS Roma per dare alla capitale una grande squadra e trasformò i Mondiali del 1934 in una gigantesca operazione di propaganda nazionale.
Hitler, a sua volta, fece delle Olimpiadi di Berlino una celebrazione del mito ariano. Non riuscì mai a perdonare il trionfo di Jesse Owens, l’atleta nero che, con quattro medaglie d’oro, demolì davanti al mondo l’ideologia della superiorità razziale.
L’Unione Sovietica non si comportò diversamente. Dalle Olimpiadi ai mondiali di scacchi, ogni vittoria sportiva doveva dimostrare la superiorità del socialismo reale. Gli atleti erano soldati in tuta e le medaglie diventavano argomenti ideologici.
Anche la Cina contemporanea considera lo sport una questione di prestigio nazionale. Dai Giochi olimpici di Pechino agli enormi investimenti nelle discipline capaci di produrre medaglie, lo sport è parte integrante del progetto di grandezza del Paese e della legittimazione del potere del Partito comunista.
In fondo, per ogni regime dittatoriale, lo sport è una cosa troppo importante per essere lasciata alle sue regole. Deve essere guidato, indirizzato, piegato alla Ragion di Stato.
È la stessa logica che attraversa tutta la cultura populista e sovranista contemporanea: il capo si considera al di sopra delle procedure perché ritiene di incarnare direttamente la volontà del popolo.
Ed è qui che il caso Trump diventa interessante.
Naturalmente, gli Stati Uniti non sono una dittatura (almeno per ora) e Trump non è Mussolini né Stalin. Ma il riflesso politico è sorprendentemente simile: l’idea che una telefonata del leader possa correggere una decisione disciplinare presuppone una concezione del potere molto precisa. Il capo si considera al di sopra delle procedure perché ritiene di incarnare direttamente il popolo e l’interesse nazionale.
È esattamente il contrario della concezione liberale dello sport.
In una società libera, il calcio è una straordinaria metafora della democrazia costituzionale. Nessuno è al di sopra del regolamento. Non lo sono i giocatori, non lo sono i dirigenti, non lo è il pubblico e non dovrebbe esserlo neppure il presidente degli Stati Uniti.
Le regole precedono i vincitori. L’arbitro può sbagliare, le sanzioni possono apparire ingiuste, le decisioni possono essere contestate. Ma esistono procedure, ricorsi, organismi indipendenti. Proprio come in uno Stato di diritto.
La società liberale accetta una cosa che i regimi dittatoriali faticano a comprendere: si può perdere. Si può perfino subire una decisione ritenuta ingiusta. Ma non per questo si cambiano le regole.
La dittatura, invece, ragiona diversamente. Le regole non sono un limite al potere; sono uno strumento del potere. E se ostacolano il capo, si cambiano. Se impediscono la vittoria, si sospendono. Se intralciano l’interesse nazionale, si aggirano.
Per questo il calcio è molto più di un gioco. È uno dei pochi luoghi della vita moderna in cui milioni di persone accettano spontaneamente una verità profondamente liberale: si può vincere o perdere, ma nessuno deve poter cambiare le regole a partita iniziata.
Le dittature vogliono vincere le partite. Le democrazie liberali vogliono salvare le regole che permettono di giocarle.
Quando un leader politico pretende di riscriverle in nome della nazione, il problema non è il pallone. Il problema è la libertà.
Carlo Gambescia
































