sabato 26 ottobre 2019

Giorgia Meloni, una donna sull'orlo della crisi di nervi






Giorgia Meloni  ha querelato  Francesco Merlo di “Repubblica” per un articolo (*) dove il giornalista usa dei virgolettati per  attribuire alla leader di FdI,  come la stessa Meloni  dichiara,  frasi  mai pronunciate. 
Di qui, la natura calunniosa e offensiva, eccetera, eccetera.  Merlo non ha replicato rimettendosi al giudice.   Per una equilibrata ricostruzione della vicenda  rinviamo all’articolo di Giovanni Drogo uscito su “Next” (**).
In realtà, Giorgia Meloni, virgolettati o meno, ogni giorno  esprime  e  amplifica   una  sensibilità di estrema destra, ricorrendo  a luoghi comuni  che  riconducono  a un neofascismo larvato  da maggioranze silenziose.  Per fare un esempio:  quello del "si stava meglio quando si stava peggio". Qui un florilegio  di sue citazioni capace di chiarire  il concetto (***).
Pertanto, Giorgia Meloni, a prescindere dalle virgolette, propugna  una visione politica   che  è l’esatto contrario  di ogni buon   discorso pubblico liberale incentrato sul valore  fondante del  rispetto verso la diversità.
Tolleranza  che -  attenzione -   non è riconducibile al  ciascuno a casa sua, difeso a spada tratta dalla Meloni, ma al dialogo in casa nostra con ogni tipo di diverso e diversità.  Qui passa l’enorme differenza  tra liberalismo e fascismo.
L’ antipatia o addirittura l’odio verso la diversità, espresso dalla destra razzista e neofascista, anche se mascherato dal finto  neutralismo dell’ognuno a casa sua,  spinge verso il ghetto  autoritario, dittatoriale se non  totalitario. 
Di qui la pericolosità di un personaggio politico come Giorgia Meloni. Che, virgolette o meno,  sfrutta artatamente  la libertà liberale  per affondare il discorso pubblico liberale, introducendo il disvalore dell’intolleranza.  Presentandosi però  regolarmente,  come vittima di offese e  persecuzioni, che è lei stessa a provocare, giocando -  ripetiamo -  sul filo del rasoio delle parole, virgolettate o meno.  Di qui, quel  suo  finto essere sempre sull’orlo di una  crisi di nervi, perché vittima del bieco sistema, eccetera, eccetera.
Solo  la grettezza e l’ignoranza  storica  degli italiani, unita alla stupida complicità dei mass  media sempre a caccia di  scoop, possono permettere che un personaggio politico  del genere goda di una considerazione immeritata. 

Si spera, a proposito della querela,  che esista un giudice a Berlino. Sebbene il miglior giudice di un politico riteniamo sia l’elettore. Quale elettore però?  Quello con la bava alla bocca o quello informato, civile e tollerante?  Il punto non è secondario, perché rimanda  all’accettazione, da parte degli uomini politici, delle regole del gioco del discorso pubblico liberale che presuppongono, per così dire,  tre virtù:   prudenza, responsabilità e  pacatezza di comportamenti e linguaggio. Insomma,  mai aizzare le folle, mai sollecitare gli istinti peggiori insiti nelle persone, mai indicare capri espiatori. Detto altrimenti, mai puntare sul tanto peggio tanto meglio.
Come si può intuire non è una  questione di virgolette.  O no?  

Carlo Gambescia
                                                                                       

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