Dal primo ottobre Plenitude, società del gruppo Eni, offrirà per due anni un prezzo bloccato e uno sconto del 30 per cento sui corrispettivi di luce e gas rispetto alla propria principale offerta a prezzo fisso. Eni dichiara inoltre che manterrà invariati i prezzi della materia prima, facendosi carico dei recenti aumenti dei costi di approvvigionamento.
Benissimo. Se un’impresa decide di praticare uno sconto, il consumatore può soltanto esserne contento. E se altre imprese rispondono con offerte concorrenti, tanto meglio. È precisamente uno dei modi attraverso i quali il mercato funziona: un’impresa cerca di conquistare clienti, le altre reagiscono e il consumatore sceglie.
Il problema nasce quando da una promozione commerciale si pretende di ricavare una filosofia economica.Il prezzo dell’energia non è un’opinione. E non è nemmeno una variabile che possa essere cancellata con un comunicato stampa. Dietro il prezzo ci sono i costi di produzione e di approvvigionamento, quelli della rete, le imposte, gli oneri e, naturalmente, le condizioni internazionali dell’offerta.
Se una parte del prezzo dipende da oneri e imposte che la politica considera eccessivi, si può discutere — anzi, si dovrebbe discutere — se ridurli. Se dipende dai costi della rete, si può discutere come renderli più efficienti. Se dipende invece dal costo della materia prima, bisogna fare i conti con il mercato dell’energia e con le condizioni internazionali.
Quello che diventa più discutibile è confondere il prezzo con il problema.
Un prezzo elevato può essere sgradito. Può perfino essere socialmente pesante. Ma il prezzo svolge anche una funzione: comunica che una determinata risorsa è diventata più costosa o più scarsa. Se lo si comprime artificialmente, quell’informazione non scompare. Viene semplicemente trasferita altrove.
Per capirsi: se si mantiene basso un prezzo rispetto ai costi sottostanti, la differenza deve finire da qualche parte: nei margini dell’impresa, nella fiscalità generale, nei sussidi pubblici o negli investimenti rinviati. Il prezzo non scompare: cambia semplicemente indirizzo.
Qualcuno, però, sembra aver trovato la soluzione definitiva. “Domani” ironizza sulla Meloni che vorrebbe intestarsi la riduzione dei prezzi e la paragona, sia pure implicitamente, a Mr. Wolf, il celebre “risolutore di problemi” di “Pulp Fiction”.
La battuta è spiritosa. Ma forse è più efficace di quanto pensino quelli di “Domani”. Perché, se Meloni fosse davvero Mr. Wolf, avrebbe risolto il problema. “Jimmie, si può avere una tazza di caffè?”. E via, si mette ordine.
Peccato che il mercato non sia Jimmie e che il prezzo dell’energia non sia un cadavere da far sparire nel bagagliaio. Per poi andare a colazione con una bella ragazza, sfrecciando via con una automobile sportiva.
Il punto, infatti, non è chi riesca a intestarsi uno sconto, un tetto o una trattativa. Il punto è dove finisca il costo che quello sconto o quel tetto non fanno più apparire nel prezzo.
Si può intervenire sugli oneri e sulle imposte (cosa più giusta il assoluto), quando siano eccessivi o distorsivi. Si può favorire la concorrenza, aumentare l’offerta, rimuovere gli ostacoli che impediscono ai prezzi di scendere. Ma l’obiettivo dovrebbe essere quello di lasciare che il prezzo trovi il proprio equilibrio, non quello di sostituire quell’equilibrio con una successione di interventi politici e commerciali.
Perché il mercato non garantisce che l’equilibrio sia quello desiderato da tutti. Un equilibrio può essere alto oppure basso. Può essere persino doloroso. Ma costituisce un’informazione. E quell’informazione non andrebbe oscurata troppo a lungo.C’è poi una cosa che il mercato fa, quando gli si lascia spazio: si muove. I prezzi salgono, attirano nuova offerta; scendono, modificano consumi e investimenti; le imprese competono, riducono margini, cercano clienti, cambiano prodotti e contratti. Non è una macchina perfetta e non produce miracoli. Ma produce segnali.
Il vero obiettivo, dunque, non dovrebbe essere impedire al prezzo di trovare il proprio punto di equilibrio. Dovrebbe essere rimuovere, per quanto possibile, gli ostacoli che gli impediscono di trovarlo.
Gli sconti sono piacevoli. I prezzi bassi ancora di più. Ma uno sconto non è necessariamente un nuovo equilibrio di mercato. È, appunto, uno sconto.
E allora lasciamo pure che Meloni faccia Mr. Wolf, seppure male… Lasciamo che Eni faccia Eni e che le altre compagnie facciano concorrenza.
Il mercato, come la verità, può essere rinviato. Ma prima o poi presenta il conto.
Carlo Gambescia





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