Abbiamo guardato la fiction Rai dedicata a Giovannino Guareschi, “Non muoio neanche se mi ammazzano”.
Giuseppe Zeno ci è sembrato bravissimo: fisicità, ironia, misura e quel tanto di ruvido che serviva. Anche gli altri interpreti hanno fatto bene. Insomma, gli attori li salviamo. Il problema è il Guareschi che la fiction ci restituisce.
Quanto agli ascolti, 2.240.000 milioni di spettatori e il 16,00 per cento di share non sono stati né un trionfo né un fiasco (*).
La fiction tende invece a ricomporre le sue contraddizioni in un ritratto piuttosto compiaciuto: l’uomo libero contro il potere, il comunismo e i compromessi. Ma così rischia di perdersi il punto essenziale: Guareschi, in senso estensivo, era anche un corpo estraneo alla modernità.
E questo buon senso non coincide necessariamente con quello liberale moderno. È il buon senso di una società ancora comunitaria, patriarcale e gerarchica, nella quale i rapporti umani sono immediatamente riconoscibili. La politica, per quanto aspra, viene continuamente riassorbita nella comunità.
La democrazia liberale può dunque apparire, in Guareschi, come una conseguenza non voluta, non come l’approdo di una teoria politica. Guareschi difende l’uomo concreto contro il potere, diffida delle ideologie totalizzanti, non sopporta l’obbedienza cieca e rivendica la propria libertà. Ma questo non significa che ami la società moderna nella quale quella libertà si esercita.
Anche il suo anticonsumismo e la sua polemica contro il capitalismo consumistico american vanno letti in questa chiave. L’America non è soltanto un modello economico che non gli piace. È la modernità che avanza: consumi, pubblicità, mobilità, individualizzazione, nuovi stili di vita. È il mondo che sostituisce lentamente quello nel quale Don Camillo e Peppone potevano ancora riconoscersi.
Perché trasformare Guareschi in un antesignano della destra contemporanea significa addomesticarlo. E qui il riferimento alla destra meloniana non è casuale. La cultura politica di Giorgia Meloni insiste sulla tradizione, sulla memoria, sulla comunità, sulla famiglia, sull’identità nazionale e sull’idea di un uomo concreto contrapposto alle astrazioni ideologiche. La riscoperta delle radici è diventata uno dei suoi elementi distintivi. Però, per ora, resta in bilico tra modernità e antimodernità. Mentre Guareschi era già dall’altra parte…
C’è poi un altro aspetto, diciamo fattuale, che riguarda un episodio non secondario nella vita di Guareschi. Pensiamo alle lettere di De Gasperi. Le due lettere pubblicate da Candido nel 1954, attribuite a De Gasperi e relative alla richiesta di bombardare Roma, sono state ricostruite da Mimmo Franzinelli come false. La ricerca ha ricostruito la genesi degli apocrifi e il ruolo dell’informatore di Guareschi, l’ex repubblichino Enrico De Toma (**).
E qui c’è un particolare che vale la pena ricordare: nel 1944 De Gasperi non lavorava alla Segreteria di Stato vaticana, ma alla Biblioteca Apostolica Vaticana, dove era impiegato dal 1929 al 1944. Non era dunque “fuori dal Vaticano”, come talvolta si può intendere: era nel Vaticano, ma non nell’ufficio che quelle lettere presupponevano.
Certo, questo ci dice molto sul fatto che Guareschi potesse attaccare non soltanto i comunisti, ma anche De Gasperi, Einaudi, la DC e gli americani. Non era semplicemente l’anticomunista buono per tutte le stagioni. Però non basta. Anche il Brancaleone di Monicelli era contro tutti.
Come detto, Don Camillo e Peppone litigano, si fanno dispetti, si combattono. Ma alla fine si riconoscono. Il comunista Peppone non è soltanto un minus habens: è l’avversario. E proprio perché è l’avversario, non è il nemico assoluto.
La fiction sembra invece voler rendere Guareschi semplicemente attuale. E in senso meloniano… Proprio lui: un cattivo ragazzo della modernità.
Per farla breve: Guareschi non era attuale. Era contemporaneo alla fine del suo mondo.
Ed è proprio questo che lo rende interessante. Non perché avesse anticipato la nostra epoca, ma perché seppe raccontare con ironia e nostalgia il momento in cui una società arcaica veniva investita dalla modernità.
Però attenzione: la libertà degli antichi, non dei moderni.
Certo, sarebbe stato un Guareschi più difficile da arruolare. E, proprio per questo, un Guareschi più vero.
Carlo Gambescia
(*) Qui: https://www.davidemaggio.it/ascolti-tv/ascolti-tv-domenica-20-settembre-2026 .
(**) M. Franzinelli, Bombardate Roma! Guareschi contro De Gasperi: uno scandalo della storia repubblicana, Mondadori, Milano 2014.








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