Si dirà, ma come Carlo Gambescia che si picca di essere uno studioso obiettivo di metapolitica usa una terminologia da foglietto politico di quart’ordine, prendendo le mosse dall’attacco all’Iran e dal modo in cui esso è stato condotto?
La risposta è semplice: non ogni analisi del potere deve assumere la forma dell’equilibrio notarile. Quando il potere si degrada, anche il linguaggio che lo descrive deve rinunciare all’eufemismo.
Purtroppo più passa il tempo e più ci convinciamo che Trump si muova come un boss mafioso. O, per limitarsi alla storia moderna, con la spietatezza di Hitler: nessuna remora, solo una volontà di potenza assoluta.
Il paragone non è storico né morale, ma tipologico: riguarda le forme elementari del comando, non l’identità dei regimi o l’esito dei processi storici.
Trump è un vero criminale. Nel senso politico del termine: chi riduce il potere a pura relazione di forza, svuotando procedure, limiti e responsabilità. Detto altrimenti sventolare la Carta della Nazioni Unite davanti agli occhi di Trump non serve a nulla. Che cos’è il Board per la Palestina che si è inventato? Se non una specie di cartello di Las Vegas tra le varie famiglie mafiose, da lui controllato?
Come si possa definirlo un liberale, come capita qui in Italia, è cosa francamente incomprensibile: il solo pensare che possa esserlo rappresenta una minaccia per la civiltà occidentale così come finora concepita. Del resto, quando mai Trump si è definito liberale? Né nel senso americano – non sia mai, i liberal sono i suoi peggiori nemici – né in quello dei liberali europei.
Il modo di procedere con l’Iran, coadiuvato da un personaggio inquietante come Netanyahu, che sembra dare il peggio di sé contribuendo a riattivare nel mondo un antisemitismo mai del tutto spento, ricorda quello di un potente boss mafioso che in un attimo passa dalle minacce ai fatti, incurante di tutto il resto. Immortalato al cinema da Joe Pesci.
Non si tratta di un giudizio morale sugli Stati Uniti, ma della descrizione di un metodo: minaccia personalizzata, azione improvvisa, disprezzo per le mediazioni.
Dopo Maduro, Khamenei è il secondo dittatore a cadere. Minimo spreco di vite americane sul territorio, massimo risultato sul piano politico, perché è stato eliminato fisicamente un nemico.
“Cadere” va inteso in senso politico-strategico, non come valutazione giuridica o come accertamento storico definitivo.
Non c’è di che alzare le braccia. Trump ha trovato la quadratura del cerchio: né chiacchiere né distintivo, solo la potenza geometrica della forza armata degli Stati Uniti, che la mafia, fortunatamente, non ha mai avuto a disposizione.
Il metodo Lucky Luciano–Trump sembra funzionare. Si noti anche lo sprezzante appello al popolo iraniano: “Ora liberatevi da soli”. Ogni “Famiglia”, questa è la truce filosofia del boss mafioso, deve fare da sola pulizia in casa propria.
Il che non significa che non ci saranno conseguenze disastrose, soprattutto sul piano economico, per quello che due volte imbecilli geopolitici di destra (una perché geopolitici, due perché di destra) chiamano un ordine multipolare.
L’espressione è polemica, non accademica, e intende colpire un’illusione teorica, non sostituirsi all’analisi strutturale dei rapporti di forza.
Un mondo che in realtà esiste solo nelle esercitazioni in classe, perché a comandare sono sempre gli stessi: Russia, Cina e Stati Uniti, questi ultimi con alcune lunghezze di vantaggio. Di tripolarismo si parlava già sessant’anni fa: nessuna novità.
Sulla carta si possono individuare anche cento tipi di civiltà, ma poi a comandare e a contare davvero sono in pochi. La metapolitica spiega molto bene perché.
Si noti, a tale proposito, il silenzio dell’Europa, disposta a pagare il pizzo – protezionismo subito e consegna di Zelensky “a quelli di Broccolino”, cioè ai russi – pur di tirare avanti.
Il riferimento al “pizzo” è metaforico, ma la dinamica è reale:
asimmetria di potere e accettazione forzata delle condizioni imposte.
Per non parlare di Giorgia Meloni, costretta ai sorrisetti di circostanza, come i parenti poveri alle feste dei parenti ricchi, quando – ovviamente – vengono invitati. Lei che mette al primo posto la Nazione (con tanto di maiuscola)…
Lucky Luciano–Trump vince. Inutile negarlo. E lo diciamo pubblicamente: la prossima tappa sarà la Groenlandia. La previsione non è profezia, ma deduzione strategica: quando la forza non incontra deterrenza, tende naturalmente ad avanzare.
Sarà inutile protestare, perché l’Europa, e a maggior ragione gli Stati europei, non dispongono di una forza militare – missili puntati sulle città americane, per capirci – in grado di preoccupare Trump. Per il quale, come per ogni criminale, da Hitler a Lucky Luciano, solo la forza conta.
La cosa che più dispiace è vedere calpestate le libertà americane e la Costituzione scritta più antica del mondo. Gli Stati Uniti hanno una storia e una tradizione di libertà che Trump, unico presidente nella storia repubblicana, sta insozzando.
La critica nasce proprio dalla consapevolezza storica di quella tradizione, non da un atteggiamento ostile verso gli Stati Uniti in quanto tali.
Esistevano forze oscure, ben interpretate da Richard Hofstadter – razzismo, complottismo, populismo, fondamentalismo religioso – che Trump riesce a tenere insieme quasi in modo magico.
“Magico” non in senso irrazionale, ma sociologico: come capacità di mobilitare paure diffuse in forma coerente.
L’uomo Trump, proprio come Hitler, ha carisma. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Non solo Hitler, però. Si tratta di un carisma particolare. Dicevamo di Lucky Luciano, boss astuto e dotato di un ascendente superiore, sotto questo profilo, persino a quello di Al Capone. Il carisma appartiene anche ai capi mafiosi, che governano con la paura e con un ascendente che affonda nella psiche degli uomini, in quell’istinto delle combinazioni, anche psichiche, che porta sempre a credere che ci sia qualcuno al quale piegarsi.
La mafia parla di “rispetto”. E Trump è uomo di rispetto. Il rispetto qui non è virtù morale, ma riconoscimento forzato di una superiorità di potere. qui il carisma spurio di Trump. Uno che minaccia di deportare qualsiasi oppositore, da De Niro all’uomo delle pulizie messicano, impone rispetto.
La mafia italo-americana, pur non essendo mai sparita, nel tempo ha ricevuto duri colpi da giudici e federali. Contro Trump, i federali sono stati addomesticati e i giudici sembrano avviati sulla stessa strada.
Sarà difficile liberarsi di lui, anche perché dietro di lui c’è la famiglia: cioè gente che la pensa come lui, altrettanto ambiziosa e spietata.
Si dovrebbe mettere insieme una squadra di “intoccabili”: poliziotti che non hanno paura e non si vendono. Ma negli Stati Uniti l’opposizione democratica è divisa. L’Europa ama la libertà ma militarmente non esiste. Russia e Cina sono armate, ma nemiche della libertà.
È una corsa al più cattivo. E Lucky Luciano–Trump, oggi, è il più cattivo di tutti.
Carlo Gambescia








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