Desideriamo affiancare il discorso pronunciato a Davos dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky a quello tenuto pochi giorni fa dal primo ministro canadese Mark Carney, che ha richiamato la lezione civile e politica di Václav Havel, grande oppositore della menzogna comunista.
In forme diverse, ma con identica urgenza, entrambi i discorsi mettono sotto accusa una stessa illusione: l’idea che le crisi si risolvano da sole, che l’ordine internazionale possa reggersi sull’attesa, che la sicurezza sia garantita “in qualche modo”.
Zelensky porta questa critica fino alle sue estreme conseguenze politiche. Contro la menzogna dell’auto-inganno europeo, egli sostiene che l’Europa debba assumersi fino in fondo la responsabilità della propria difesa, dotandosi della forza necessaria per non essere schiacciata dalla competizione tra le grandi potenze. Detto altrimenti: riamarsi, congiuntamente, e a passo di corsa.
Come nel celebre film americano “Il Giorno della Marmotta” (Groundhog Day), uscito in Italia, con il titolo “Ricomincio da capo”, che racconta la storia di chi rivive lo stesso giorno all’infinito, Zelensky ci invita a uscire dall’inerzia e a spezzare il ciclo dell’immobilismo europeo: è ora di agire, non di ripetere gli stessi errori.
È questo il senso del discorso pronunciato da Zelensky a Davos, che riproduciamo di seguito, da noi tradotto in italiano.
Buona lettura.
Carlo Gambescia
(*) Qui il testo in lingua inglese: https://en.interfax.com.ua/news/general/1138666.html .
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Grazie di cuore.
Cari amici,
tutti rammentano il grande film americano “Il Giorno della Marmotta” (“Groundhog Day” ) con Bill Murray e Andie MacDowell. Sì.
Però nessuno di noi vorrebbe vivere così: rifacendo la stessa cosa per settimane, mesi e per anni.
Eppure oggi viviamo così. Questa è la nostra vita. E ogni forum come questo lo prova.
Appena l’anno scorso, proprio qui a Davos, ho chiuso il mio intervento con queste parole: «L’Europa deve sapere come difendersi».
È trascorso un anno, nulla è cambiato. Siamo ancora nella situazione in cui devo ripetere le stesse parole.
Ma perché?
La risposta non concerne soltanto le minacce che pur esistono o che comunque potrebbero emergere. Ogni anno porta qualcosa di nuovo – per l’Europa e per il mondo.
Tutti hanno ora rivolto l’attenzione sulla Groenlandia: Per quale ragione? La maggior parte dei leader semplicemente non sa cosa fare.
Sembra che tutti aspettino che all’America “passi”… Che le cose vadano a posto da sole. Ma se non dovesse passare? Che si farà allora?
Si è discusso molto delle proteste in Iran, ma sono state soffocate nel sangue. Il mondo non ha aiutato a sufficienza il popolo iraniano: è rimasto a guardare. In Europa si pensava alle festività di Natale e di Capodanno. Alle vacanze. Quando i politici sono tornati in ufficio e si sono avute le prime reazioni, gli ayatollah avevano già ucciso migliaia di persone.
Che cosa sarà dell’Iran dopo questo massacro?
Se il regime riesce sopravvivere, il messaggio sarà chiarissimo per ogni prepotente: uccidi abbastanza persone e resterai al potere. Chi, in Europa, ha necessità che questo messaggio diventi realtà?
Eppure l’Europa non ha nemmeno provato a costruire una propria risposta.
Guardiamo invece all’emisfero occidentale.
Il presidente Trump ha condotto un’operazione in Venezuela. Maduro è stato arrestato. Le opinioni possono essere diverse, certo, ma il fatto resta: Maduro è sotto processo a New York.
Dispiace dirlo, ma Putin invece non è sotto processo.
E questo è il quarto anno della più grande guerra scoppiata in Europa dalla Seconda guerra mondiale. E l’uomo che l’ha iniziata non solo è libero, ma sta ancora lottando per riavere i suoi soldi congelati in Europa.
Sapete una cosa? Sta avendo anche un certo successo. Putin cerca di decidere come debbano essere usati i beni russi congelati. Lui non coloro che avrebbero il potere di punirlo per la guerra che ha scatenato. Fortunatamente l’UE ha deciso di congelare indefinitamente i beni russi: e ne sono grato. Grazie, Ursula; grazie, António; grazie a tutti i leader che hanno contribuito. Però quando è giunto il momento di usare quei beni per difendersi dall’aggressione russa, la decisione è stata bloccata. Putin è riuscito a fermare l’Europa. Purtroppo.
Altro punto.
A causa della posizione presa dagli Stati Uniti, oggi molti evitano di parlare della Corte penale internazionale. È comprensibile: siamo dinanzi a una posizione storica. Ma allo stesso tempo non si registrano progressi reali nella creazione di un Tribunale speciale per l’aggressione russa contro l’Ucraina, contro il popolo ucraino.
Un accordo esiste, è vero. Sono seguiti molti incontri. Ma l’Europa non ha ancora assegnato una sede al Tribunale, con personale e risorse per lavorare concretamente.
Che c’è che non va? Manca il tempo o manca la volontà politica? Troppo spesso in Europa c’è sempre qualcos’altro di più urgente della giustizia.
In questo momento stiamo lavorando attivamente con i partner sulle garanzie di sicurezza, e sono loro grato. Ma sono impegni che valgono per il dopoguerra. Al cessate il fuoco, seguiranno contingenti, pattugliamenti congiunti, si leveranno le bandiere dei partner sul suolo ucraino. Si tratta di un passo importante e di un segnale giusto: Regno Unito e Francia sono pronti a impegnare davvero le loro forze sul terreno, esiste già un primo accordo. Grazie, Keir; grazie, Emmanuel; grazie a tutti i leader della nostra Coalizione. E stiamo facendo di tutto perché la Coalizione dei volenterosi diventi davvero una Coalizione dell’azione.
Eppure – c’è sempre un “però” – urge il sostegno del presidente Trump. Ancora una volta: senza gli Stati Uniti, nessuna garanzia di sicurezza funziona.
Si pensi solo al cessate il fuoco … Chi può renderlo possibile?
L’Europa ama discutere del futuro, ma evita di agire nel presente. E si tratta di attività che decidono quale futuro avremo. Ecco il vero il problema.
Perché il presidente Trump può fermare le petroliere della flotta ombra e sequestrare il petrolio, mentre l’Europa no?
Il petrolio russo viene trasportato lungo le coste europee. Quel
petrolio finanzia la guerra contro l’Ucraina. Quel petrolio destabilizza
l’Europa.
Dunque il petrolio russo va fermato, confiscato e venduto a beneficio dell’Europa. Perché no?
Se Putin non ha soldi, non c’è guerra per l’Europa. Se l’Europa ha soldi, può proteggere i propri cittadini.
Oggi quelle petroliere favoriscono Putin, e ciò significa che la
Russia può continuare a portare avanti i suoi progetti di distruzione e
conquista.
Altro punto. L’ho già detto e lo ripeto: l’Europa ha bisogno di forze armate unite: forze capaci di difendere davvero l’Europa.
Oggi l’Europa si affida soltanto alla convinzione che, in caso di pericolo, la NATO interverrà.
Ma nessuno ha mai davvero visto l’Alleanza in azione. Se Putin decidesse
di prendere la Lituania o colpire la Polonia, chi risponderebbe? Chi?
Oggi la NATO vive su una specie di atto di fede negli gli Stati Uniti: si dice agiranno, non staranno a guardare. Ma se invece restassero fermi?
Credetemi, questa domanda è nella mente di ogni leader europeo. Alcuni cercano di avvicinarsi al presidente Trump. È vero.
Altri attendono, sperando che il problema scompaia. Altri ancora hanno invece iniziato ad agire: investono nella produzione di armi, costruiscono partenariati, cercano il consenso pubblico per aumentare la spesa per la difesa…
Non dimentichiamo però che finché l’America non ha fatto pressione sull’Europa perché spendesse di più per la difesa, la maggior parte dei Paesi non provava neppure a giungere al 5% del PIL, il minimo sindacale per garantire la sicurezza.
Insomma l, ’Europa deve decidere come difendersi.
Mandare 30 o 40 soldati in Groenlandia, a che serve? Che tipi di messaggio si invia?
Che messaggio si manda a Putin? Alla Cina?
E soprattutto, che messaggio invia alla Danimarca, vostro stretto alleato ?
O si dichiara che basi europee proteggeranno la regione da Russia e Cina – e si creano sul serio – oppure si rischia di non essere presi sul serio, perché 30 o 40 soldati non proteggono un bel niente.
Noi invece sappiamo cosa fare. Se navi da guerra russe navigano liberamente intorno alla Groenlandia, l’Ucraina può dare una mano : abbiamo competenze e armi per affinché non ne resti nemmeno una. Possono affondare vicino alla Groenlandia come affondano vicino alla Crimea. Non c’è problema. Abbiamo i mezzi e abbiamo uomini. Per noi il mare non è la prima linea di difesa, quindi possiamo agire e sappiamo come combattere per mare. Se ci fosse chiesto, e se l’Ucraina fosse nella NATO – per ora non lo è – risolveremmo questo problema con le navi russe.
Quanto all’Iran, tutti attendono di vedere cosa farà l’America. Il mondo non offre nulla; l’Europa non offre nulla e non vuole entrare in questa questione per sostenere il popolo iraniano nella lotta per la democrazia di cui ha bisogno.
Però quando si rifiuta di aiutare un popolo che si batte per la libertà, le conseguenze tornano indietro, e sono sempre negative. La Bielorussia nel 2020 è l’esempio. Nessuno ha aiutato il suo popolo. E ora missili russi “Oreshnik” sono schierati in Bielorussia e tengono sotto tiro la maggior parte delle capitali europee. Ciò non sarebbe accaduto se il popolo bielorusso avesse vinto nel 2020.
Abbiamo ripetutamente chiesto ai nostri partner europei di agire contro quei missili in Bielorussia. I missili non sono mai un fatto ornamentale. Ma l’Europa sembra essere tuttora in “modalità Groenlandia”: chissà… un giorno… qualcuno farà qualcosa.
Stesso discorso per la questione del petrolio russo .
È positivo che siano state erogate sanzioni. Il petrolio russo costa meno. Ma il flusso non si è fermato. E le aziende russe che finanziano la macchina bellica di Putin continuano a operare. Questo non cambierà senza sanzioni più pesanti.
Siamo grati per la grande pressione esercitata sull’aggressore. Ma diciamolo chiaramente: l’Europa deve fare di più, affinché le sue sanzioni blocchino i nemici in modo efficace quanto quelle americane. Perché è cosa importante? Per una semplice ragione: l’Europa non sarà percepita come una forza globale, fino a quando le sue azioni non incuteranno timore nei prepotenti. Finché ciò non accadrà l’Europa sarà sempre costretta a reagire – inseguendo nuovi pericoli e nuovi attacchi.
È sotto gli occhi di tutti che le forze che tentano di distruggere l’Europa non perdono un attimo di tempo: agiscono liberamente, persino dentro l’Europa.
Ogni “Viktor” [Orbán, ndt] che vive di soldi europei mentre cerca di vendere gli interessi europei merita uno schiaffone.
Il fatto che personaggi del genere si sentando a loro agio a Mosca, non significa che si debba consentire che le capitali europee diventino piccole Mosche. Dobbiamo sempre ricordare cosa ci separa dalla Russia. La linea di conflitto più profonda tra Russia e Ucraina, e tra Russia ed Europa, è questa: la Russia combatte contro le persone, per fare in modo che quando i dittatori vogliono distruggere qualcuno, possano farlo.
Perciò devono perdere potere, non guadagnarlo.
Per esempio, i missili russi esistono solo perché ci sono modi per aggirare le sanzioni. È vero.
Non è un mistero che la Russia sia cercando di congelare a morte gli ucraini, il nostro popolo, a –20 gradi. Però la Russia non potrebbe costruire missili balistici o da crociera senza componenti critici provenienti da altri Paesi.
Componenti che non provengono solo dalla Cina. Troppo facile nascondersi dietro la scusa: “La Cina aiuta la Russia”.
Certo, lo fa. Ma non solo la Cina. La Russia riceve componenti da aziende in Europa, negli Stati Uniti e a Taiwan.
Oggi molti investono sulla stabilità di Taiwan, si dice, per evitare
una guerra. Però le aziende taiwanesi non smettono di fornire
componenti elettronici utili alla guerra russa
L’Europa dice quasi nulla. L’America tace. E Putin costruisce missili.
Ringrazio ogni Paese e ogni azienda che aiuta l’Ucraina a riparare il proprio sistema energetico. È cosa fondamentale.
Grazie a tutti coloro che sostengono il programma PURL, che ci aiuta ad acquistare missili Patriot. Ma non sarebbe più economico e più semplice tagliare semplicemente alla Russia l’accesso ai componenti necessari per produrre missili? O addirittura mettere fuori uso le fabbriche che li producono?
L’anno passato gran parte del tempo è stata spesa a discutere di armi a lungo raggio per l’Ucraina. Tutti dicevano che la soluzione era a portata di mano. Ora non se ne parla più. Però i missili russi e gli “shahed” sono ancora qui. E noi abbiamo ancora le coordinate delle fabbriche dove vengono prodotti. Oggi colpiscono l’Ucraina. Domani potrebbe toccare a qualsiasi Paese della NATO.
Qui, in Europa, ci viene consigliato di non menzionare i Tomahawk, di non parlare di Tomahawk con gli americani, per non rovinare l’atmosfera. Ci si dice di non sollevare la questione dei missili Taurus. Quando si tira in ballo la Turchia, i diplomatici dicono: non offendete la Grecia… Quando tocca alla Grecia, dicono: fate attenzione alla Turchia…
In Europa ci sono infiniti conflitti interni e un “non detto” che
impedisce all’Europa di unirsi e di parlare con sufficiente franchezza
per giungere a soluzioni concrete. Troppo spesso gli europei si
rivoltano gli uni contro gli altri – leader, partiti, movimenti,
comunità – invece di restare uniti per fermare la Russia, nemica di
tutti i litiganti europei.
Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa resta un vivace ma frammentario caleidoscopio di piccole e medie potenze. Invece di guidare la difesa della libertà nel mondo, soprattutto quando l’attenzione americana si sposta altrove, l’Europa sembra smarrirsi, presa com’è nel tentativo di far cambiare idea al presidente degli Stati Uniti
Non riuscirà nell’intento. Il presidente Trump ama se stesso. Dice di amare l’Europa. Ma non avrà orecchie per l’Europa così come ora è.
Uno dei problemi più grandi dell’Europa attuale – sebbene se ne parli poco – è la mentalità. Alcuni leader europei, pur essendo europei, non sembrano tali. L’Europa sembra tuttora percepita più come una geografia, una storia, una tradizione, non come una vera forza politica, non come una grande potenza.
Alcuni europei sono davvero forti. È vero. Molti dicono: “Dobbiamo resistere”. Però poi pretendono che qualcun altro dica loro per quanto tempo resistere. Preferibilmente quasi sempre fino alle prossime elezioni.
Una grande potenza non funziona così, almeno a mio avviso.
I leader dicono: “Dobbiamo difendere gli interessi europei”. Ma sperano che lo faccia qualcun altro. E quando parlano di valori, spesso intendono beni materiali.
Dicono: “Serve qualcosa che sostituisca il vecchio ordine mondiale”. Ma dov’è la fila di leader pronti ad agire – ad agire ora, sulla terra, in aria e in mare – per costruire un nuovo ordine globale?
Il nuovo ordine mondiale non si costruisce con le parole. Solo le azioni creano un ordine reale.
Oggi l’America ha lanciato il Board of Peace. L’Ucraina è stata invitata. Anche la Russia e la Bielorussia – sebbene la guerra non si sia fermata. Non c’è nemmeno un cessate il fuoco. Avete visto chi ha partecipato. Ognuno aveva le proprie ragioni. Ma il vero punto resta questo: l’Europa, al omento non ha assunto alcuna posizione unitaria sulla proposta americana.
Forse stasera, quando il Consiglio europeo si riunirà, deciderà qualcosa. Ma i documenti sono già stati firmati questa mattina. E stasera forse si prenderà una decisione anche sulla Groenlandia. Ieri sera Mark Rutte ha parlato con il presidente Trump (grazie, Mark, per la tua efficacia). L’America sta già cambiando posizione, ma nessuno sa esattamente come.
Le cose si muovono più velocemente di noi, più velocemente dell’Europa. E come può l’Europa tenere il passo?
Cari amici, non dobbiamo accettare ruoli secondari, non quando si ha la possibilità di essere una grande potenza, e tutti insieme.
Non dobbiamo accettare che l’Europa sia solo una specie di insalata di piccole e medie potenze, condita con nemici dell’Europa.
Se uniti, saremo davvero invincibili.
L’Europa può e deve essere una forza globale. Non una forza che reagisce in ritardo, ma una forza che definisce il futuro.
Questo aiuterebbe tutti – dal Medio Oriente a ogni altra regione del mondo. Aiuterebbe l’Europa stessa, perché le sfide che affrontiamo oggi sono sfide allo stile di vita europeo, dove le persone contano, dove le nazioni contano.
L’Europa può contribuire a costruire un mondo migliore. L’Europa deve costruire un mondo migliore.
E naturalmente, un mondo senza guerra.
Ma per raggiungere questo obiettivo l’Europa ha bisogno di forza. Per questa ragione dobbiamo agire insieme, e per tempo. Perciò serve coraggio.
Stiamo lavorando attivamente per arrivare a soluzioni. Soluzioni reali. Oggi abbiamo incontrato il presidente Trump, i nostri team lavorano quasi ogni giorno. Non è semplice. I documenti, destinati a porre fine a questa guerra, sono quasi pronti. Cosa che conta davvero. L’Ucraina lavora con piena onestà e determinazione. E questo non può non portare risultati. Però anche la Russia deve diventare pronta a porre fine a questa guerra, a fermare questa aggressione – l’aggressione russa, la guerra russa contro di noi. Perciò la pressione deve essere forte. E il sostegno all’Ucraina deve diventare ancora più forte.
I nostri precedenti incontri con il presidente degli Stati Uniti ci hanno portato missili per la difesa aerea. E grazie, europei: anche voi avete aiutato. Oggi abbiamo parlato di nuovo della protezione dei cieli – cioè della protezione delle vite. E spero che l’America continui a stare al nostro fianco.
L’Europa deve essere forte.
E l’Ucraina è pronta ad aiutare, impiegando tutto ciò che serve per garantire la pace e prevenire la distruzione. Siamo pronti ad aiutare gli altri a diventare più forti di quanto siano ora. Siamo pronti a far parte di un’Europa che conta davvero: un’Europa forte, una grande potenza.
Oggi abbiamo bisogno di questo potere per proteggere la nostra indipendenza. Ma anche L’Europa ha necessità dell’indipendenza dell’Ucraina: perché domani, voi europei, potreste dover difendere il vostro stile di vita. E fino a quando l’Ucraina sarà con voi, non dovrete temere nulla. Avrete sempre la possibilità di agire, e di agire in tempo.
Cosa fondamentale: agire per tempo.
Cari amici,
oggi è uno degli ultimi giorni di Davos. Ovviamente non sarà l’ultimo di Davos come manifestazione. Tutti sono d’accordo su questo. Tuttavia molti credono che, in qualche modo, le cose si sistemeranno da sole. Non possiamo affidarci alla sorte come sottende l’espressione “in qualche modo”.
Per la sicurezza reale, la fede non basta: la fede in un partner, in un colpo di fortuna.
Nessuna discussione intellettuale può fermare le guerre. Servono azioni concrete. L’ordine mondiale nasce dall’azione. E a noi serve solo il coraggio di agire.
Senza azione oggi, non c’è domani. Mettiamo fine a questo Groundhog Day.
Sì, è possibile. Grazie.
Onore all’Ucraina!
Volodymyr Zelensky,
Davos, 22 gennaio 2026
(Traduzione di Carlo Gambescia©)


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