martedì 27 gennaio 2026

La Svizzera sotto accusa e la giustizia sotto tutela: perché voterò NO

 


La notizia la prendiamo dal “Messaggero”, giornale filogovernativo. Non particolarmente sguaiato, anzi spesso misurato, ma proprio per questo più pericoloso: dà sistematicamente risalto all’operato del governo in stile democristiano, fingendo normalità. Ignora però una particolarità fondamentale: al governo c’è Fratelli d’Italia, con i nipotini di Mussolini. Non è un dettaglio.

Non è quello che si direbbe un giornale non conformista (sorrido pensando che vi scrive un ex amico che a trent’anni si proclamava tale: che brutta fine ha fatto…). Ma questa è un’altra storia.

Veniamo alla notizia. Eccola:

“I magistrati romani da settimane chiedono un incontro. Dalla procura di Sion solo rinvii” (occhiello).
Crans. Ritirato l’ambasciatore (titolo).
Meloni incontra il nostro rappresentante in Svizzera: rimarrà a Roma finché gli elvetici non collaboreranno. ‘Non arretro di un millimetro, l’ho promesso a quelle famiglie’ ” (sommario).



Ci scusiamo in anticipo per la lezioncina, ma il tutto è tecnicamente perfetto, da manuale. La professionalità del Messaggero non è in discussione. La livrea, invece, sì.

Entriamo nel merito.

Si badi: la decisione contestata è una scarcerazione su cauzione, prevista dall’ordinamento svizzero e assunta da un giudice, non dal governo elvetico.

Qual è il punto? Che le dichiarazioni di Giorgia Meloni – un miscuglio fascistoide di autoritarismo, nazionalismo e familismo – mi hanno convinto definitivamente a votare NO al prossimo referendum sulla separazione delle carriere.

Perché per questa gente la magistratura deve essere sottomessa alla politica. Per Giorgia Meloni e i suoi alleati (in primis quel falso liberale di Tajani, falso concettualmente) i giudici devono ricevere ordini dai politici.  Ora  è il turno della Svizzera. 

 


Si rifletta, a parte il vergognoso doppio standard, in uno stato di diritto esistono regole uguali per tutti. Se vi sono gli estremi, e a discrezione del giudice, per concedere la libertà su cauzione a un indagato o a un imputato — cioè a chi è sottoposto a indagini o a processo, ma la cui colpevolezza può essere accertata solo con sentenza definitiva — la legge deve poter fare il suo corso. Imporre a un giudice una decisione contraria alla legge, come sta chiedendo Giorgia Meloni, costituisce, per dirla tecnicamente, un vero e proprio vulnus allo Stato di diritto.

Naturalmente ci si schiera dietro il dolore, più che comprensibile, delle famiglie. Ma non risulta che le famiglie svizzere abbiano protestato. Ecco una differenza non marginale tra la Svizzera, terra di antica democrazia, e l’Italia, devastata dal fascismo.

Questa è la prova provata che la separazione delle carriere, imposta dalla destra, è un puro e semplice divide et impera politico per mettere in ginocchio la magistratura. 

 


Autoritarismo, dunque: l’idea di una magistratura subordinata. Familismo: la spudoratezza di giocare politicamente sul dolore delle famiglie. Nazionalismo: la solita Italietta fascistoide che voleva “spezzare le reni” alla Grecia e che, a Salò, finì serva di Hitler. Detto altrimenti: due pesi e due misure.

Si noti: con la Svizzera l’Italia richiama l’ambasciatore: gesto forte, solenne, “l’Italia tutta chiede verità e giustizia”; con la Russia, che ha inserito il Presidente della Repubblica in una black list istituzionale di russofobi, nessun richiamo: solo convocazioni, note, irritazione rituale. Eppure la differenza è lampante: in Svizzera è stato applicato il codice penale; la Svizzera è una democrazia più antica e più solida della nostra; il caso svizzero riguarda una decisione giudiziaria, quello russo un attacco politico diretto da parte di una dittatura che pretende di impartire lezioni alle democrazie.

Così però non si difende lo stato. Si rinfocolano gli istinti peggiori: quelli che applaudono chi ringhia con i deboli e abbassa gli occhi con i forti.

 


Capito? Giorgia Meloni “”non arretrerà di un millimetro. Con la Svizzera...

Ed è esattamente per questo – per la pretesa di piegare la giustizia alla politica, per l’uso muscolare della diplomazia, per il disprezzo dello stato di diritto, e diciamolo pure per la cialtroneria fascista – che al referendum sulla separazione delle carriere voterò NO.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2026/01/separare-le-carriere-per-controllare.html .

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