sabato 17 gennaio 2026

Trump, il nemico principale

 


Intanto vi segnalo il notevole articolo di Giacomo Brotto (*), molto più giovane di chi scrive, ma ultimo moicano di un liberalismo forse mai esistito almeno qui in Italia, di sicuro dopo Cavour.

Anche Giolitti lo fu, però in modo fin troppo più pragmatico. Il che lo rese indifeso dinanzi al fascismo. Croce ci raccontò lealmente l’Italia liberale e provò a vaccinare gli italiani anni dallo stato etico con i pennacchi dei carabinieri. Non vi riuscì.

Gentile si perse, cercando l’alba liberale nell’imbrunire del fascismo: una fosca tragedia anche personale. De Gasperi ritentò. Ma gli italiani, tuttora imbevuti di fascismo, non ascoltarono. Da ultimi, quattro o cinque professori liberali, che, sebbene per poche ore, bevvero alla fonte della giovinezza inquinata di Berlusconi. E per poco non si avvelenarono. Dopo di che, fine delle trasmissioni (liberali).



Cosa vogliamo dire? Che il liberalismo in Italia oggi è ridotto a Renzi e altri imbonitori. Ha ragione Brotto.

De resto come potrebbe un vero liberale schierarsi dalla parte di Trump, Meloni, Le Pen e di tutta quella variopinta congrega di fascisti? Un guazzabuglio di fascisti che si dicono conservatori e di conservatori che si comportano come fascisti. Tra Orbán e Milei da una parte e Reagan e la Thacher dall’altra, corre la stessa differenza assoluta che passa tra Bombolo, al secolo Franco Lechner, e Marcello Mastroianni.

Perciò su un punto non conveniamo con Brotto (almeno così ci pare): l’ordine internazionale liberale, costi quelche costi, va difeso con la forza, proprio quella forza che Trump e altri briganti, come lui, sparsi per il globo, usano senza porsi alcuno scrupolo morale. Certo serve un salto cognitivo-politico che sfiora il miracolo.

Ma come si può restare con le mani in mano, aspettando Godot (si fa per dire), dopo ciò che ha dichiarato Trump? A proposito della superiorità morale della sua persona, su ogni forma di diritto, a partire da quello internazionale? Trump ci riporta indietro a un concezione autocratica del potere, al principio, attribuito a Ulpiano dell’imperatore legibus solutus (sciolto dalle leggi). Una cosa terribile. Serve un salto quantico.

Come quest’uomo sia potuto uscire fuori da una cultura politica, pesi e contrappesi costituzionali che ha nel Federalist, il punto più nobile, è uno di quei misteri storici che riportano all’impossibilità di spiegare il perché del male nel mondo. Sono cose che accadono. Povere quelle epoche in cui appare l’autocrate.



Ovviamente, si può, anzi si deve combatterlo. Il che implica, ripetiamo, se l’ordine liberale vuole sopravvivere, come accadde con Hitler e Mussolini,  il ricorso alla forza. I principi morali, piccoli o grandi che siano, se vi si crede, vanno difesi con la spada.

Si dirà, puntando il dito: ma come anche l’ordine liberale è legibus solutus? E lo stato di diritto? La non violazione della sovranità nazionale recepita dal diritto internazionale? Eccetera, eccetera?

La differenza è tutta qui: la forza liberale non si fonda sull’arbitrio di un uomo, ma su una decisione politica, all’insegna dell’idem sentire, temporanea e revocabile, assunta per difendere le regole comuni, non per sospenderle definitivamente.



Purtroppo come scrive Brotto, a proposito dell’azione militare di Trump contro Maduro, va prima recuperata (questo lo diciamo noi) la capacità di “un’azione militare e di intelligence tremendamente efficace”, però politicamente non “tossica”: sanatrice, capace di mettere l’Europa e l’Occidente al riparo, o addirittura nella condizione di avere la meglio sulle forze del male.

Una parola sola: riarmo. Morale, militare. Un’Europa magari più piccola, ma militarmente unita e armata fino ai denti. I violenti capiscono e temono solo la forza delle armi. E l’Europa ha le risorse economiche per avviare una transizione ai missili. Altro che le foglioline di insalata biologica.

Il diritto internazionale liberale va difeso con la forza. Su questo dovrebbe esserci unità di intenti. Il che allo stato dei fatti sembra difficile. Solo un esempio. Il mondo è attraversato da venti di guerra e Giorgia Meloni, la fascistella che fa campagna elettorale per Orbán, che fa? Si alza presto e va al mercato giapponese con il canestrello a vendere le uova: “ Le voi Signo’? Ova fresche, Signo’!”



Un quadro internazionale ad alto rischio di infiammabilità. E lo è ogni volta di più che si approva l’operato di Trump, il “liberatore” del Venezuela, e della destra internazionale che lo affianca servilmente. La medaglia Nobel della Machado, da lei donata a Trump, grida vendetta.

Pertanto, inutile ora dividersi sulla necessità di portare o meno la libertà al Venezuela e all’ Iran, ci si penserà dopo. E per una semplice ragione: il nemico principale dell’Occidente, non è  più Putin (che ovviamente resta nemico), ma è Trump. Un cancro politico che corrode dall’interno l’ordine liberale. Va asportato o quanto meno “chemiomoterapizzato”.

 


Di conseguenza, la Groenlandia, sulla difesa della quale, le forze residue della libertà in Francia, Gran Bretagna, Germania e di chiunque in Europa si riconosca nei principi liberali, devono concentrarsi, può diventare il punto di rinascita o di caduta dell’ordine liberale che ha garantito ottant’anni di pace.

Così stanno le cose.


Trump, una specie di mostro ripugnante, che sembra uscito dal ciclo di Cthulhu di Lovecraft, è il nemico principale dell’Occidente liberale. Non ci stancheremo mai di ripeterlo.

La Groenlandia sarà il banco di prova. Il nostro nuovo sbarco in Normandia, senza truppe americane questa volta.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.rimbrotto.it/politica/piccoli-principi-morali/ .

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