domenica 16 ottobre 2022

Letta, questa volta, ha ragione

 

Si rifletta sul botta e risposta tra Letta e la Meloni. Cosa ha detto Letta? Non ha criticato la prassi della Seconda Repubblica “dell’asso pigliatutto” sulle presidenze di Camera e Senato, quindi non ha infierito sul fatto di avere due nuovi presidenti, diciamo, dello stesso colore politico, quello della maggioranza.

E qui va ricordato che nella precedente legislatura il centrosinistra, soprattutto il centro della sinistra, lanciò un utile segnale, permettendo l’elezione della Casellati al Senato. Mostrando così di voler tornare alla vecchia prassi, più equilibrata, della Prima Repubblica, sul doveroso rispetto delle minoranze. Segnale però non raccolto dalle destre. E neppure da alcuni senatori del centrosinistra (pochi) che hanno votato per la Russa, forse perché vittime dell’ “effetto carrozzone”.

Letta ha criticato la scelta dei nomi: quello di un politico, La Russa, che con modi da simpatica canaglia non ha mai nascosto la sua nostalgia per Mussolini; quello di Lorenzo Fontana, un cattolico integralista “per tutta la vita”, un signore che è "tanta roba" reazionaria, come si usa dire oggi.

In sintesi, Letta, che non è un pozzo di scienza politica, non ha criticato il metodo dell’ “asso pigliatutto”, ma i contenuti fascio-integralisti delle scelte. Il passo indietro delle destre verso una guerra culturale, che può ricondurre alla guerra civile. E di sicuro non alla pacificazione, alla normalità, alla condivisione di valori, che dovrebbero essere comuni e condivisi, come i diritti civili.

Insomma, Letta, questa volta, ha ragione.

Del resto Giorgia Meloni come ha risposto? Evocando la più nazional-fascista delle accuse: quella, non sia mai, di parlare male all’estero dell’Italia. Roba veramente da Ventennio, che – c’è poco da sorridere – allora culminò nell’eliminazione fisica dei fratelli Rosselli.

Secondo il copione fascista della Meloni, Letta, parlando di “logica perversa” e “incendiaria” a proposito dell’elezione di La Russa e Fontana, avrebbe offeso, per giunta dall’estero (Letta era a un congresso di socialisti europei) – accusa della accuse… – le istituzioni italiane e di riflesso l’Italia. Letta sarebbe quindi un cattivo patriota. Di qui la richiesta di scuse, eccetera, eccetera.

Ora, a parte che Fratelli d’Italia non è il rappresentante unico autorizzato del patriottismo degli italiani all’estero, le critiche di Letta, ripetiamo, rinviano non alle istituzioni ma agli uomini. Tradotto: “Ok prendetevi pure le presidenze di Camera e Senato, ma che i nomi siano politicamente decorosi”.

Dicendo queste cose Letta ha offeso l’Italia?

In primo luogo, ha perfettamente ragione: i nomi di La Russa e Fontana sono politicamente indecorosi e pericolosi, come ad esempio, per capirsi, la decisione di affidare ai tifosi estremi il servizio d’ordine allo stadio.

In secondo luogo, dietro la distinzione tra ciò che si può dire e non si può dire all’estero si nasconde la grave opzione, da vera e propria tentazione fascista, verso l’autarchia culturale e politica. Atteggiamento che non è altro che il prolungamento dell’antiliberalismo classico dell’estrema destra. Che, quando si dice il caso, collima con quello dell’estrema sinistra dei manifesti, altrettanto minacciosi, comparsi contro La Russa.

Letta, che ripetiamo non è un pozzo di scienza politica, questa volta ha ragione. Perché personaggi come i due neopresidenti di Camera e Senato possono provocare reazioni uguali e contrarie solo tra gli ultrà della politica. Perciò - ecco il punto fondamentale - quando un partito, come Fratelli d’Italia, riceve di milioni di voti e vince le elezioni, non può comportarsi all’insegna del “boia chi molla”.

Di qui, ciò che invece serviva: la maturità politica, totalmente assente in Giorgia Meloni (ma anche in Salvini e Berlusconi, quest’ultimo incapace di proporre nomi di qualità), di puntare su figure dotate di maggiore equilibrio politico. Non spetta a noi fare i nomi.

Si dirà, che così ragionando cediamo alla sinistra, al politicamente corretto, eccetera, eccetera.

Il politicamente corretto non lo si batte con il politicamente scorretto del colpo su colpo. Per intendersi, Boldrini vs Fontana, Grasso vs La Russa. Ma con il politicamente normale, volto a evitare il sempre minaccioso prolungamento culturale e politico della guerra civile del 1943-1945. Si imponeva perciò, da parte della destra, una volta tornata al potere, diciamolo pure dal lontano 1922 (Fiamma docet), il superamento di ogni logica, giustamente, “incendiaria” e “perversa”, per usare le parole di Letta. E invece no.

Purtroppo, il neofascismo missino, corpo estraneo alla Prima Repubblica e integratosi passivamente nella Seconda (si vedano al riguardo gli eccellenti libri di Roberto Chiarini), continua in modo indecente a fare il gioco di un antifascismo settario. Da sempre monopolio della sinistra, contraria, come è noto, all’uso della categoria totalitarismo, analiticamente e politicamente profilattica, perché capace di spiegare in modo non settario, parificandoli per pericolosità, due fenomeni uguali e contrari come il fascismo e il comunismo. Ma questa è un’altra storia.

Sicché, concludendo, ancora una volta, lo scorpione ha punto la rana. Perché, come racconta la favola attribuita a Esopo, “è la sua natura”. Non ne può fare a meno.

Così però è l’Italia che rischia di andare a fondo. La stessa Italia che Giorgia Meloni, grande patriota, dice di amare…

Carlo Gambescia

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