sabato 29 ottobre 2022

Giorgia Meloni e Fernando Tambroni

 


L’ esercizio della leadership impone alcune regole, tra le quali c’è quella di licenziare i collaboratori per eccesso di zelo. Mai strafare. Come Talleyrand, consigliava ai suoi collaboratori e sottoposti.

Ora, Palazzo Chigi, attraverso il suo nuovo Segretario generale, nominato dalla Meloni, Carlo Dedoato, ieri con una circolare ha ricordato ai Ministeri che “ l’ appellativo da utilizzare per il Presidente del Consiglio dei Ministri è Signor Presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni”.

Subito, o quasi, la Meloni, che desidera incarnare a tutti i costi l’anima popolare (o plebea?) della destra, ha replicato su Instagram: “Fate pure. Io mi sto occupando di bollette, tasse, lavoro, certezza della pena, manovra di bilancio. Per come la vedo io, potete chiamarmi come credete, anche Giorgia”.

Come dicevamo, l’esercizio della leadership impone delle regole. Se Dedodato ha sbagliato per eccesso di zelo, va rimosso. Per contro, se invece si è attenuto a una prassi comunicativa, diciamo ufficiale, il passo indietro deve farlo Giorgia Meloni.

Quello che invece non si deve fare in ogni caso, soprattutto da parte dei mass media, è di chiosare graziosamente lo stile Meloni in chiave grillina, osannando l’anima popolare (o plebea?) di Giorgia Meloni. Perché così “Giorgia” non imparerà mai a comportarsi da Presidente del Consiglio premunito di senso dello stato. E non da miracolata discendente di Masaniello e di Cola di Rienzo.

Per ora si è trattato, di una questione lessicale. Ma in futuro, magari nel caso di decisioni più importanti, che farà la Meloni? Continuerà a usare quel “ voi ” contro il il palazzo? Opponendo alle istituzioni l’ormai classico “Io sono Giorgia”, l’unica in grado di respirare all’unisono con la “Nazione”?

Si dirà che stiamo cercando il pelo nell’uovo… Che siamo capziosi e prevenuti contro Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia… In realtà non possiamo non evidenziare tre questioni importanti.

La prima è che in quel “(Voi), potete, eccetera” c’è tutta la debolezza della leadership di Giorgia Meloni. Che, al di là del piglio bullesco, non si fa rispettare dai suoi collaboratori, nuovi o vecchi. Perciò in futuro potremmo vederle delle belle. Giorgia è insicura e probabilmente pure ansiosa. Il che spiega, per contrasto, i modi squadristici, proprio per coprire l’ insicurezza.

La seconda, è che quel “(Voi) potete, eccetera” indica, purtroppo tutta la tremenda distanza, coltivata, in chiave populista, che separa la destra postfascista, neofascista, fascista (la si chiami come si vuole), dalle istituzioni dello stato e della democrazia rappresentativa. “Voi i nemici, Noi il popolo". Altro che senso dello stato.

La terza è che la retorica delle bollette e del carovita rimanda al peggiore populismo politico, anzi impolitico. In Italia lo inaugurò il governo di Fernando Tambroni: un politico democristiano che tentò di reggersi con i voti missini. Come? Abbassando il prezzo della zucchero e della benzina. Anno di grazia 1960. Cadde e non se ne parlò più. Perciò la Meloni ha cominciato male.

Buona giornata a tutti. Anche a Giorgia Meloni. Perché ne ha bisogno.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/10/28/palazzo-chigi-ai-ministeri-meloni-e-il-signor-presidente.-chiamatemi-pure-giorgia…_2919ccbb-a102-465b-910c-1a4e7823bee9.html .

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