lunedì 5 settembre 2022

Il vuoto geopolitico di Cernobbio

 


Si legga pure con calma ciò che riportano i mass  media a proposito del dibattito a Cernobbio tra le varie forze politiche, dalla destra alla sinistra (*). La sensazione che si prova non è bella. Ci si trova dinanzi a una intera classe politica incapace di fare politica, anzi geopolitica. E cosa ancora più significativa, la guerra, quando necessario.

A Cernobbio, si è discusso dell’ “ombrello”, di come proteggere meglio, ovviamente con i soldi europei, i cittadini dal prossimo venturo ciclone economico provocato dalle sanzioni economiche contro la Russia. Capito? Un ombrellino contro un uragano…

Ripetiamo: nessuna risposta politica. Se non quella di “spostati politici” come Salvini, Conte e probabilmente anche Meloni se il vento delle alleanze dovesse cambiare in direzione dell’Est. I “magnifici tre”, volenti o nolenti, sono filorussi (o per pacifismo o per simpatie per i sistemi autoritari, o per tutte e due le cose) e sono più che pronti ad abbandonare l’Ucraina al suo triste destino.

Quanto alla sinistra, c’è poco da aggiungere: nelle sue varie colorazioni ha sposato o la linea Biden-Ue delle sanzioni, o quella pacifista in teoria ma filorussa in pratica: due scelte da effetto boomerang che rischiano trasformare i cittadini europei in fans dei russi, anche perché la gente comune alla libertà sembra preferire la sicurezza. Di qui la difesa, costi quel che costi, del proprio tenore di vita.

Diciamo che il vuoto geopolitico è frutto di una specie di sacro egoismo welfarista che accomuna tutta la classe politica italiana, ma diremmo anche euro-americana. Frutto del seguente ragionamento: ogni soldato Nato sul suolo ucraino significa un voto in meno.

Del resto, come accennato, questo ragionamento, brutalmente utilitaristico, gioca sul pacifismo di massa: sulla codarda convinzione semicollettiva dell’inutilità di “ morire per Kiev”, come un tempo per Danzica.

Inoltre, si agita il fantasma nucleare per spaventare le masse, anche perché la paura torna utile dal punto di vista del consenso.

Chi scrive non è la reincarnazione del “dottor Stranamore”. Ci mancherebbe altro. Vorremmo però che il lettore capisse una cosa: le sanzioni economiche non servono a nulla (non sono servite con Cuba, Corea e altri stati canaglia, figurarsi con la Russia), prolungano la guerra, favoriscono il consuetudinario immobilismo militare russo (che non significa sia meno feroce), svuotano le casse dello stato, producono inflazione e stagnazione economica.

Perciò realismo, delle due l’una: o si abbandona l’Ucraina al suo destino, o si punta su una svolta militare. Non si tratta di invadere la Russia ma di respingere le truppe di Mosca oltre i confini dell’Ucraina, intervenendo in forze. Si rischia la guerra nucleare? Forse. Però, la scelta è tra l’inevitabile aggravamento della situazione economica mondiale, con esiziali ripercussioni interne in Occidente e una soluzione militare, rapida, del conflitto. Chi scrive è per la seconda soluzione.  E’ un ragionamento, il nostro, da “dottor Stranamore”? Decida il lettore.

La Russia, ricca di risorse, tra le quali la supina pazienza del suo popolo, autarchica e autocratica, non ha di questi problemi, può attendere decenni. Certo, potrebbe cadere Putin, uomo simbolo dell’ attuale regime, ma il sistema autocratico rimarrebbe identico. Anzi si rischia di veder salire al potere un militare: un personaggio magari ancora più politicamente rozzo di Putin, che, dopo tutto, resta comunque un “raffinato” prodotto umano del KGB. Insomma, nelle autocrazie, al peggio non c’ è mai fine.

Vorremmo aggiungere un’altra cosa. La svolta militare potrebbe essere solo minacciata, ovviamente in modo credibile.

L’esatto contrario, di ciò che si è fatto finora, predicando a tutto il mondo gli ideali di pace e di rifiuto della guerra. Una manna pacifista per i russi, che si sono sentiti ( e si sentono) al riparo da qualsiasi azione militare.

Ecco di questo si doveva parlare a Cernobbio, non della divisione dei pani e dei pesci dell’Unione Europea. Certo, l’Italia non è una grande potenza, pertanto andare a rimorchio di Stati Uniti, Francia, Germania (quest’ultima timorosa addirittura di applicare le sanzioni), viene quasi naturale. E se una grande potenza, come gli Stati Uniti, non vuole sentir parlare di guerra, anche solo come minaccia, non sarà la piccola Italia, eccetera, eccetera.

Però, sia chiaro, il mix sanzioni-aiuti economici, di cui si è discusso, anche animatamente, a Cernobbio, non porta da nessuna parte, né alla pace né alla guerra. Apre invece le porte a un’instabilità economica e sociale che favorisce i disegni russi, secondo alcuni anche cinesi, di egemonia sull’Europa occidentale.

E di tutto questo rischia di essere responsabile, responsabile in senso storico, il presidente Biden. Che ha la forza militare ma non vuole impiegarla per respingere oltre i confini dell’ Ucraina le truppe russe. Né peraltro risulta convincente quando, finora raramente, minaccia di usarla. La sua figura fa pensare al titolo di un vecchio film di Bertolucci: la tragedia di un uomo ridicolo. Insomma, Biden non è all’altezza del suo ruolo. E tantomeno, lo sarà Trump, altro “spostato politico” come Salvini, se dovesse vincere le prossime presidenziali.

Per contro la Russia si sta rafforzando nell’Artico e percorre con le sue navi militari l’ Adriatico. Per intervenire gli Stati Uniti – corsi e ricorsi, per dire una banalità – attendono forse una nuova Pearl Harbor?

Carlo Gambescia

(*) Qui ad esempio: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/09/04/meloni-il-pnrr-si-puo-perfezionare.-salvini-scostamento-e-scudo-europeo_db1e5b46-1dbe-4371-b655-5ee36f6529c0.html .

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