venerdì 23 settembre 2022

Ucraina. Guerra o fatti compiuti. Tertium non datur

 


Al di là delle chiacchiere e della retorica occidentale sui diritti sovrani del popolo ucraino, basta dare un’occhiata alla carta geografica, per capire che la Russia, pur non avendo raggiunto l’obiettivo massimo (scalzare il filo-occidentale Zelensky con la violenza e mettere al suo posto un leader filorusso), ha strappato all’Ucraina quasi tutto  il Sud-Est. Riducendo la sua apertura sui mari a un fazzoletto. E i referendum, dei prossimi giorni, sotto controllo militare russo, sanciranno, dando una parvenza di legalità, la vittoria di Mosca in questa fase.

Dal 28 settembre larga parte del Sud-Est ucraino sarà territorio russo. Ciò significa che

“ Mosca diventerà la nuova capitale federale di un territorio esteso per circa 113.000 chilometri quadrati, ossia più grande della Bulgaria, di Cuba o della Corea del Sud, con una popolazione attuale stimata da 5 a 6 milioni di persone. Tuttavia in futuro, nelle previsioni post-belliche, con i rifugiati scappati in Russia che farebbero ritorno alle loro case, la popolazione totale delle nuove regioni potrebbe crescere fino a 8 o 9 milioni di abitanti, una popolazione è più numerosa di Belgio, Bielorussia, Israele o Austria” (*).

Di conseguenza, dal punto vista formale qualsiasi attacco contro le regioni annesse verrà considerato da Mosca come un attacco contro il territorio russo: un’ invasione, in poche parole. Sotto questo aspetto lo stesso rifornimento di armi verso Kiev, peraltro mediocre, potrà essere ritenuto in qualsiasi momento da Mosca come un casus belli da far valere contro l’Occidente.

Che fare? Ieri scrivevamo della necessità di strappare l’iniziativa ai russi (**). Ma per farlo servono, se ci si passa l’espressione gli attributi. Inoltre la situazione è giunta a un punto tale che: o si va avanti, come scrivevamo ieri, sfidando la Russia, con la minaccia reale di un intervento militare per respingere le truppe di Mosca oltre i confini delle repubbliche filorusse annesse, sulle basi di una guerra convenzionale, che escluda da parte dell’Occidente l’uso di armi atomiche, lasciando ai russi la pesante responsabilità storica di usarle. Oppure si costringe l’Ucraina a cedere circa un sesto del suo territorio nazionale (113.000 chilometri quadrati 603.628 ) come pure la quinta parte della sua popolazione (9 milioni di abitanti su 43 milioni circa ), abbandonandola al suo amaro destino.

La strategia dell’Occidente, se si così si può chiamare, di logorare i russi dall’interno non ha alcuna possibilità di riuscita. Anche perché il rischio è che si logorino molto prima le nostre democrazie, soprattutto in Europa, assai più permeabili alle critiche pacifiste della pubblica opinione e all’indifferentismo pseudopacifista dei popoli europei in particolare, prontissimi a votare per chiunque prometta la difesa di una vita “in panciolle”.

I russi, sono invece abituati da secoli a stringere la cinghia e subire le decisioni: ieri zariste e comuniste oggi nazionaliste. In Italia, invece, il 26 settembre, si rischia di aprire gli occhi in un paese governato da una coalizione di governo che include un partito filorusso e un leader, di altro partito, amico personale di Putin.

Quando i popoli, sono viziati e sono, peraltro giustamente, liberi di votare, a differenza dei russi, tutto può accadere. Il voto italiano può fare da battistrada alla vittoria di altri partiti filorussi europei. Il logoramento economico è un pericolo per le democrazie, non per le autocrazie, tra l’altro dagli undici fusi orari come la Russia. O comunque sia, queste ultime non devono fare conti, almeno non subito, con gli elettori.

Insomma, o guerra (quantomeno come minaccia seria) o accettazione dei fatti compiuti. Tertium non datur.

Ciò che invece non si deve assolutamente fare è lasciare l’iniziativa i russi, permettendo loro di scaricare la responsabilità della guerra atomica sull’Occidente. Il massimo dell’impoliticità è rappresentato dalle dichiarazioni di Biden quando asserisce che risponderà all’uso delle armi atomiche, se i russi saranno i primi a a usarle.

Invece di ricondurre, dichiaratamente, il conflitto sul piano convenzionale, attaccando, o minacciando seriamente di farlo, sul terreno ucraino, Biden insegue a parole i russi sul terreno della guerra non convenzionale: che premia, sul campo convenzionale chi rischia di più, nel caso i russi. Come comprovano le nostre osservazioni  geografiche nell’incipit.

Il concetto che il lettore deve afferrare è il seguente: quanto più la guerra si prolunga tanto più la situazione economica si aggrava, quanto più la situazione economica peggiora tanto più diventa difficile gestire il consenso in Occidente.

Ieri, per contro, sono andate in onda le proteste di poche migliaia di persone contro la decisione di richiamare trecentomila riservisti, amplificate dai mass media occidentali, che in larga parte, imbevuti di pacifismo, difendono la tesi del logoramento di Mosca.

Una timida protesta, tra l’altro ben controllata da una polizia, che non è quella italiana, non è una sollevazione generale. Inoltre, i referendum di annessione sono presentati come un grande successo del regime. E in Russia l’accusa di essere antipatriottici è di una gravità assoluta. Inoltre, gli invalidi di guerra   le famiglie dei caduti godono di uno status sociale inclusivo. E finora si tratta di alcune decine di migliaia, in particolare volontari.

Certo, con un esercito formato in larga parte da richiamati, le cose potrebbero andare in modo diverso, ma solo se la Nato decidesse di schierare le sue truppe in una guerra dichiaratamente convenzionale di recupero dei confini nazionali dell’Ucraina.

Certo, schierarle significa rischiare la guerra atomica. Però si tratta di un rischio, quindi non è detto che i russi scelgano di usarle, assumendosi la gravissima responsabilità storica. E qui si torna, se ci si perdona di nuovo l’espressione, al problema degli attributi. Davanti all’intervento diretto della Nato le divisioni interne tra militari, come pure tra militari e dirigenza putiniana – quindi non sollevazioni popolari – potrebbero causare una rivoluzione di palazzo, facendo cadere i falchi. Come pure potrebbe avvenire il contrario. Il rischio c’è. Di qui l’importanza degli attributi.

Ricapitolando, o si minaccia, ma seriamente, di intervenire sul campo, o si cede ai fatti compiuti. Tertium non datur.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.fattieavvenimenti.it/il-sud-est-dellucraina-al-referendum-per-lannessione-alla-russia-un-territorio-piu-grande-della-bulgaria-e-piu-popoloso-dellaustria/ .

(**) Qui: http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2022/09/la-russia-e-capace-di-pensare-la-guerra.html .

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