venerdì 9 settembre 2022

Gran Bretagna, occhio al nazi…

 


Come recita un antico adagio (francese a dire il vero) “il re è morto, viva il re”. Con queste parole si enfatizza, ancora oggi, dove il credo monarchico è ancora vivo, la continuità istituzionale della monarchia rispetto alle altre forme di stato, come quella repubblicana.

In realtà, il numero delle monarchie nel mondo si è ridotto a 43 su 195 stati riconosciuti come sovrani. La monarchia si va spegnendo, lentamente ma in modo inequivocabile. Anche perché l’aristocratico potere delle armi che ne era alle origini, oggi è nelle mani di altri soggetti, parlamenti, militari, dittatori.

Insomma, come la scomparsa di Elisabetta II ricorda, un monarca di oggi, può vivere a lungo, ma di fatto non influire sulle grandi scelte politiche. La Guerra della Falkland fu fortemente voluta da Margaret Thatcher, Elisabetta, per dirla alla buona, si accodò.

Per contro, i paragoni, con un altro lungo regno, come quello della Regina Vittoria, ha valore puramente quantitativo non qualitativo. Vittoria regnò e spesso governò ( a differenza della prassi costituzionale liberale ottocentesca dei re che regnavano ma non governavano): all’epoca la Gran Bretagna raggiunse il suo fulgore politico di assoluta regina dei mari. Altri tempi, altre regine.

Ad esempio Italia, i Savoia regnavano e governavano. Esisteva anche un partito di corte. Per fare un esempio, Vittorio Emanuele III, aprì le porte del potere, nel bene e nel male, prima a Giolitti (il che fu lodevole), poi a Mussolini (il che resta ancora oggi esecrabile).

Probabilmente, nella monarchia, la regola resta sempre quella della conservazione del potere dinastico, come fatto primario, rispetto alla salute politica della nazione (se le due cose coincidono, tanto meglio): Vittorio Emanuele III, aveva preoccupazioni (del genere), timori che invece Elisabetta II non ha mai avuto.

Pertanto che valutazione si può formulare di una regina che ha regnato ma non governato, seguendo una prassi costituzionale, affermatasi in modo definitivo, durante il suo regno? Quel che si può asserire di una specie di statua da museo costituzionale delle forme di stato – sia detto senza offesa, per carità – da fotografare e nulla più.

Dopo Vittoria, che tuttavia non fu dispotica, perché si impose sempre discretamente, talvolta cedendo, la monarchia britannica ha regnato senza governare, grazie anche al valore di eccellenti ministri, da ultima va ricordata Margaret Thatcher.

Il suo successore in linea diretta, il figlio Carlo, nato nel 1948, quindi non più giovane, non viene ritenuto un personaggio di grande spessore. Tra l’altro, sembra sia afflitto da monomania ecologista… Il che non depone a suo favore, dal punto di vista dell’equilibrio politico. Piccola inciso di colore storico: Carlo III, non è un nome propriamente fortunato. Carlo I (uno Stuart) finì sul patibolo.

Dei due figli, William (1982) and Henry, detto Harry (1984), al di là di ciò che riportano i pettegolezzi e cronache rosa, non si sa molto. Tuttavia Harry, da giovanissimo non nascose simpatie per il nazionalsocialismo… Circola ancora in rete una sua fotografia in divisa nazista (*). Si trattava di una festa mascherata… Però esistono maschere e maschere. Insomma, Harry avrà messo la testa a posto? Da quello che ha combinato ultimamente, nella sua vita privata, non sembra…

Comunque sia, come detto, in Gran Bretagna oggi i re regnano ma non governano. Tuttavia, se in futuro, per una serie di circostanze (perché non si sa mai…), Harry dovesse salire al trono, qualche preoccupazione potrebbe sorgere. Insomma, per dirla brutalmente, occhio al nazi…

Questa mattina sono uscito presto per una piccola commissione. Sapete il portinaio, cosa mi ha detto, mentre attraversavo l’atrio: “Dotto’, che dice? Mo’ è diventata regggina qua bruttaccia de Camilla”.

Capito? Il sentire medio è attirato dal pettegolezzo. Altro segno di declino della monarchia, anche in un paese repubblicano…

Ma l’Italia, con un Mattarella al secondo mandato, è ancora un paese repubblicano?

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.repubblica.it/2005/a/sezioni/esteri/harry/harry/harry.html

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