venerdì 11 novembre 2022

Migranti, il ritorno dell’esclusivismo

 


Invitiamo i lettori a non farsi trascinare in quel trionfo ( o tonfo) dell’imbecillità nazionalista che sembra annunciarsi a seguito delle polemiche scoppiate ieri con la Francia sull’accoglienza dei migranti.

Un “trascinamento” collettivo, tipo “la Francia ammassa truppe al confine”, facilitato dall’approccio sensazionalista e complottista, del resto inevitabile ai tempi dei social, sposato perfino da giornali una volta compassati se non addirittura paludati.

Qual è il vero punto della questione? Bisogna partire da una domanda. Come mai, sulla questione, con la signora Lamorgese al Ministero dell’Interno i rapporti con i nostri partner, Francia in primis, sono stati buoni? Niente violenti titoli di giornali, niente tragiche sceneggiate sui mari di Sicilia, niente di niente. E perché, ora, con il ritorno delle destre estreme al governo sembra che i quattro cavalieri dell’apocalisse antimigranti siano tornati a cavalcare nei cieli dell’Unione Europea?

Si rifletta: ex prefetto il dottor Piantedosi, ex prefetto la dottoressa Lamorgese. Apparentemente, due tecnici. Quanto alla causa, anche questa “tecnica” di solito evocata, cioè il numero crescente dei migranti, non siamo davanti a grosse differenze: 2020 (30.780), 2021 (57.548), 2022 (89.826, novembre). Del resto, “emergenze” tutte ben gestite fino a pochi giorni fa dalla signora Lamorgese (*).

Allora che cosa è cambiato, nel giro di alcuni giorni? Qui risponde il sociologo: l’atteggiamento culturale, da inclusivo si è fatto esclusivo. Per farla breve: all’internazionalismo (inclusivismo) si è sostituito l’esclusivismo (nazionalismo).

Da una visione aperta, inclusiva, internazionalista, il governo è passato a una visione chiusa, esclusiva, nazionalista. Che, per dirla alla buona, non può che portare guai. Perché alle chiusure si risponde con altre chiusure e così via lungo quella terribile spirale di odio che ha incendiato la prima metà del secolo scorso.

Pertanto è l’atteggiamento culturale delle destre, fondato su ciò che in scienza politica viene definito il nazionalismo welfarista, del “prima gli italiani”, che rischia di inquinare, alle fonti, per così dire, i rapporti con gli altri paesi dell’Unione Europea.

Come prova, invece al contrario, il buon modus vivendi instaurato dalla dottoressa Lamorgese, esponente di un governo, “culturalmente”, di centrosinistra che ragionava in modo completamente opposto rispetto alla sciovinismo welfarista delle destre, a partire da Fratelli d’Italia e Lega.

Perciò o le destre al governo cambiano atteggiamento culturale, o le cose andranno sempre peggio: odio e inimicizia si diffonderanno all’esterno come all’interno. E in nome di cosa?  Di un cazzo (pardon) di effetto bandiera che ha portato solo rovine.

Un’ultima cosa. A coloro che ritengono che la politica di accoglienza peggiori la qualità della vita degli italiani consigliamo di ripassare la storia dell’ultimo secolo. La qualità della vita, soprattutto nel Novecento si è abbassata, e gravemente, solo a causa di due disastrose guerre nazionaliste.

Per contro, nel secondo dopoguerra si è  aperta una grande fase di sviluppo globale. Proprio grazie all’apertura dei mercati e alla libera circolazione di uomini e merci.

Ovviamente, l’integrazione culturale del migrante può comportare problemi, tuttavia non comparabili alle distruzioni provocate, in nome del nazionalismo, da pericolose figure storiche di aggressori, ai limiti del gangsterismo, come Hitler e Mussolini.

Perciò si cerchi, per piacere, di evitare gli stessi errori.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2022-11/cruscotto_statistico_giornaliero_10-11-2022.pdf .

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