lunedì 6 maggio 2013





Gentile donna Mestizia,
Le scrivo per comunicarLe la preoccupata indignazione mia e del selezionato gruppo di professionisti che mi onoro di rappresentare in qualità di Presidente dell’Ordine. Da più parti si invoca e promuove il varo di una legge che definisca e sanzioni il nuovo reato di “femminicidio”. In tanti anni di attività professionale, esercitata in tutto il mondo ai massimi livelli, ho avuto la gradita opportunità di lavorare con soggetti di ogni sesso: maschi, femmine, transessuali, etc. Posso affermare, senza tema di smentita, che mai e poi mai ho fatto discriminazioni di trattamento in base al sesso (o ad altra qualsivoglia discriminante). Allo stesso codice deontologico si attengono rigorosamente tutti i professionisti del nostro settore: settore nel quale le infrazioni all’etica professionale sono sanzionate, glielo garantisco, con immediata, estrema severità. Chiunque operi nel campo è soggetto al rischio professionale di incorrere in complicazioni giuridiche. Per l’ operatore del settore, con l’introduzione del nuovo reato politically correct di “femminicidio”, al rischio di sanzione giudiziaria si aggiungerebbe il rischio di un grave danno alla reputazione e alla dignità professionale. Che penserebbe, il committente medio, del tecnico che incorresse nella sfortunata eventualità d’una condanna per “femminicidio”? Come minimo, sarebbe indotto a sospettarlo di una fragilità emotiva, di una passionalità capricciosa incompatibili con l’affidabilità professionale. O peggio ancora, da quel momento in poi richiederebbe i suoi servigi esclusivamente quando il soggetto da trattare sia di sesso femminile: valuti Lei il danno, considerato che i soggetti trattati dal nostro ordine professionale sono per il 91,4% maschi. Taccio poi, per non abusare della Sua cortese ospitalità, l’ulteriore danno di immagine subito da tutta una categoria di lavoratori che un’ opinione pubblica amante dei facili moralismi s’è abituata a denigrare, sorvolando sul servizio altamente specializzato che essa fornisce al pubblico e al privato, a costo di un’usura psicofisica che ne fa il settore professionale a più alto tasso di turnover. Il Consiglio direttivo dell’Ordine si riunirà a breve per studiare le risposte più adeguate. Posso escludere sin d’ora una sospensione delle attività in segno di protesta, in quanto inconciliabile con il rapporto fiduciario intercorrente tra noi e i nostri Clienti. Da un primo sondaggio informale, prevedo che molte voci si leveranno a favore di iniziative più in carattere con la vocazione professionale degli Associati.
InvitandoLa a unire la Sua voce alla nostra in questa battaglia contro i moralismi e gli ideologismi, a favore dell’iniziativa privata e a tutela delle libere professioni, La ringrazio sentitamente e La saluto con cordialità. Come recita il proverbio che il nostro Ordine ha scelto per motto: “chi non muore si rivede”. Suo
Girolamo Rasoi (Presidente Ordine dei Liquidatori)

Gentile Presidente Rasoi,
la rubrica di donna Mestizia si è sempre schierata a favore della libertà e contro tutte le discriminazioni. Anche in quest’occasione, andare controcorrente non ci spaventa.

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Cara donna Mestizia,
in Francia si canta vittoria per il “matrimonio per tutti”. Per tutti un accidente! E noi bambini? Perché noi non abbiamo il diritto di sposarci con il bambino o la bambina che amiamo? Non si vorrà sostenere, spero, che i nostri siano amori di serie B in quanto non possiamo generare figli: perché le coppie omosessuali, invece? Il più grande poeta francese moderno parla di “verde paradiso degli amori infantili”. I nostri sentimenti, che, glielo assicuro, sono profondi, sinceri e delicati almeno quanto quelli degli adulti, non hanno dunque diritto a un pubblico riconoscimento? Dovremo per sempre viverli nella vergogna, nella clandestinità, nel ridicolo?
Ciuffettino

Caro Ciuffettino,
non posso che ripetere a te quanto rispondo più sopra al Presidente Rasoi. La rubrica di donna Mestizia si è sempre schierata a favore della libertà e contro tutte le discriminazioni. Anche in quest’occasione, andare controcorrente non ci spaventa.



Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage...

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