sabato 1 agosto 2015

Suprematisti all'amatriciana 
Che “Tempo” fa a Roma? Pessimo




Ripetiamo. Non c’è alcun fatto personale.  È che avvilisce la metamorfosi di un grande quotidiano liberale in voce stridula del razzismo e del più bieco giornalismo manettaro, a senso unico tra l’altro (dottor Chiocci, e Carminati? sembra sparito dalle pagine del “Tempo”...).
E poi zero cultura, zero commenti di qualità, zero esteri, solo inchieste a sfondo qualunquista per aprire le porte al più  greve plebiscitarismo fascistoide.  E in stile supremazia bianca. Esageriamo?
Solo per dirne una. Ieri in prima pagina troneggiava, a sostegno di  una balzana idea leghista (dimmi con chi vai, ti dirò chi sei...), la riproduzione di  un modello per richiedere 37 euro al giorno, in caso di indigenza, e così pareggiare il conto con l’immigrato clandestino - attenzione -  che presenta  domanda per ottenere lo status di profugo.
Ora, a parte il  movente razzista, da manuale, teso ad aizzare, alla sudista, i bianchi poveri  contro, diciamo così,  i neri poveri: tipica arma di reclutamento del KKK.  Si dirà, all'amatriciana, senza cappucci... Forse. Comunque, la sostanza  è quella. Dimenticavamo, il dottor Chiocci, le chiama "provocazioni".
A parte questo dicevamo, se proprio si desidera la parità di trattamento,  alla compilazione del  modulo si dovrebbe unire un bel  viaggio in barcone dalla Libia in Italia, con tutti i benefit del caso... Magari  mettendo  sul conto dell' "indigente italiano"  anche le sopraffazioni subite dall’immigrato nel paese di provenienza.   O no?


Carlo Gambescia                   

martedì 28 luglio 2015

Un articolo di Umberto Curi su “La Lettura
Nichilismo prêt-à-porter




Domenica abbiamo comprato “La lettura”. Che dire? Una elegante rassegna di ovvietà  culturali, confezionata per coloro che si mettono in fila davanti ai cinema dove proiettano i  film di Nanni Moretti, per poi spostarsi,  davanti agli ingressi del Festival della Filosofia di Modena o di quelli dell’Economia di Trento, e così via. Un  gaio e dotto nichilismo prêt-à-porter.  Perciò non si tratta di relativismo. Magari lo fosse: perché il relativismo taglia non infiora.  Semplificando:  insegna  che se vuoi essere bianco (mettiamo) ti devi comportare così e così; se vuoi essere giallo, invece così e così; se vuoi essere rosso, eccetera, eccetera.  Ma che - ecco la lezione, anzi il taglio netto -   non puoi essere bianco,  giallo, rosso  al tempo stesso. Chiaro no?
E invece  su “La Lettura”, sempre semplificando,  si insegna  l’esatto contrario: che il giallo può essere  rosso, bianco, eccetera. Insomma  si decostruisce,  a partire dal concetto aristotelico di identità: il nemico numero uno  di tutti i romanticismi filosofici.
Un esempio?  Si prenda l’articolo di Umberto Curi, gran maestro  di antilogie (postmodernamente intese, quindi decostruzioniste).  Già il titolo è tutto un programma: “Non sempre il naufragio è un sinonimo di fallimento” (p. 9).  Partendo da una sentenza attribuita a Zenone di Cizio (“Naufragium feci, bene navigavi”), si argomenta  -  riducendo il ragionamento al  suo osso filosofico -  che il  naufragare non va inteso in senso hegeliano (della pedagogia  dialettica del naufragio,dalla quale si  può imparare via  sintesi), né in chiave erasmiana (dell’ammaestramento, dal  naufragio per imparare a navigare meglio), ma, secondo una linea di pensiero  - e ti pareva… -  che va da Nietzsche a Blumenberg,   come “pieno compimento”, perché “dolce è il naufragio stesso”.
Ora, un naufragio è un naufragio ( basterebbe chiedere ai congiunti dei poveretti a bordo dei barconi  affondati nel  Mediterraneo)… E va evitato, a ogni costo. Di qui  l’importanza della lezione aristotelica: A è uguale ad A e diverso da B, con tutto quel che ne consegue: un naufragio è un naufragio, e quindi, ripetiamo, va evitato, di qui la bravura del timoniere eccetera ( tesi respinta da Curi).  Ma si sa i  filosofi -  e pertanto anche Curi -  amano lavorare di cesello  su  metafore e simboli.  Però,  ecco il punto, qui si tesse l’elogio di chi vuole andare a fondo, perché  “dolce è il naufragio stesso”… ( la linea sottesa è Leopardi-Schopenhauer-Nietzsche, il sottile "veleno" di Colli e Calasso). Non è relativismo è nichilismo.  Andare a fondo per il gusto di andare a fondo: amare il nulla, per il gusto di abbracciare il nulla. 
E con questo tipo di approccio,  ormai veicolato e apprezzato  a livello di cultura media,  l’Italia  (ma anche l’Europa e l’Occidente, perché la traiettoria nichilista è a lunga gittata) dovrebbe affrontare le prossime sfide politiche, economiche e forse militari?  Poveri noi.  
Carlo Gambescia      

          

lunedì 27 luglio 2015

Arma dei Carabinieri (*)
Nucleo di Polizia Giudiziaria di [omissis]
VERBALE DI INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
(ex artt. 266,267 e 268 C.P.P.)
L'anno 2015, lunedì 28 luglio, in [omissis] presso la sala ascolto sita al 6o piano
della locale Procura della Repubblica, viene redatto il presente atto.
VERBALIZZANTE
M.O Osvaldo Spengler
FATTO
Nel corso dell'attività tecnica di monitoraggio svolta nell'ambito della procedura riservata n. 765/2, autorizzazione COPASIR 8932/3a [Operazione NATO “ASCOLTO FRATERNO” N.d.V.] è stata intercettata, in data 27/07/2015, ore 16.41, una conversazione intercorsa tra l’ utenza di Stato: n. 334**** in uso a S.E. FINZI MATTIA, Presidente del Consiglio dei Ministri, e l’utenza privata 338***, in uso Al SEN. SEN. GIALLINI JIMMY. Si riporta di seguito la trascrizione integrale della conversazione summenzionata:

[omissis]

SEN. GIALLINI JIMMY: “Allora come va coi compagni?”
S.E FINZI MATTIA: “Chi?”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Bertani, Cumerlo, D’Alemagna…i comunisti, dai.”
S.E FINZI MATTIA: “Ci credete sul serio?!”
SEN. GIALLINI JIMMY: “A cosa?”
S.E FINZI MATTIA: “Che ci sono i comunisti. Pensavo fosse uno spin, e invece…ma guarda…”
SEN. GIALLINI JIMMY: “I comunisti ci sono eccome, Mattia.”
S.E FINZI MATTIA: “A me non risulta, ma se lo dici tu…”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Guarda, è matematico. Chi vuole lavorare per vivere? Nessuno. Se per vivere senza lavorare hai bisogno dei soldi degli altri, sei comunista. Se ci riesci coi soldi tuoi, sei liberale. Non si può ancora dire in pubblico, ma è così.”
S.E FINZI MATTIA: “Allora sarei comunista anch’io.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Tu sei nel periodo di transizione. In mezzo al guado, diceva Berlinguer. Io sono qua per tenderti la mano.”
S.E FINZI MATTIA: “Ma che carino, grazie.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Di niente, mi fa piacere.”
S.E FINZI MATTIA: “A me adesso servono i voti, Jimmy. Tu in cambio cosa vuoi?”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Niente.”
S.E FINZI MATTIA: “Niente?!”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Niente. Mi sdogani, e basta. Ci aiutiamo nella transizione.”
S.E FINZI MATTIA: “Scusa ma non ti seguo. Transizione?”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Certo, transizione. Tu devi compiere la transizione da comunista a liberale, io che liberale sono già devo fare outing.”
S.E FINZI MATTIA: “Ma perché, sei…?”
SEN. GIALLINI JIMMY: “No, assolutamente. Io voglio poter dire, a testa alta, che sono liberale: cioè che vivo bene, senza lavorare, coi soldi miei. Basta con l’invidia, per la Madonna!”
S.E FINZI MATTIA: “Non è proprio uno slogan da campagna elettorale.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Infatti: e qua entri in campo tu. Cos’è il Partito della Nazione? E’ un partito liberale o no?”
S.E FINZI MATTIA: “Bè, sì. Però…”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Lo so. Liberali veri, cioè gente che vive senza lavorare coi soldi suoi ce n’è troppo poca per vincere le elezioni. Ma quanti sono gli italiani che vorrebbero diventare dei veri liberali?”
S.E FINZI MATTIA: “Cioè vivere senza lavorare coi soldi loro? Tutti.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Vedi? Partito della Nazione, cioè Partito di Tutti.”
S.E FINZI MATTIA [pausa]: “Interessante…anche se…”
SEN. GIALLINI JIMMY: “…tu mi obietterai: ‘Ma è impossibile che tutti gli italiani vivano senza lavorare coi soldi loro’.”
S.E FINZI MATTIA: “Mi togli le parole di bocca.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “E allora? Agli italiani dobbiamo proporre un ideale, non la piatta, meschina realtà. ‘Vuoi diventare un vero liberale? Vuoi vivere senza lavorare coi soldi tuoi? Vota il Partito delle riforme, vota il Partito della Nazione!’ “
S.E FINZI MATTIA: “Niente male.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “E chi saranno i nostri nemici? I comunisti, quelli che vivono senza lavorare coi soldi degli altri.”
 S.E FINZI MATTIA: “La casta.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “La casta, i comunisti, che differenza c’è? Sempre di tasse campano.”
S.E FINZI MATTIA: “Quindi subito taglio delle tasse, è questo che vuoi?”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Subito no. Prima privatizziamo tutto, ma proprio tutto: sanità, scuola, forze armate, ENI, ENEL, tutto: così i soldi degli altri diventano soldi nostri. Come dicono i comunisti? ‘Espropriare gli espropriatori.’ “
S.E FINZI MATTIA: “Guarda, Jimmy, è una visione interessante, ma mi sembra un po’ utopistica…”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Quanti voti avete preso con la fola del comunismo? Se non era utopistico quello…Ce l’avete nel DNA, Mattia, l’utopia è il vostro brand: nessuno lo sa vendere come voi.”
S.E FINZI MATTIA: “Ci devo pensare un po’ su, Jimmy.”
SEN. GIALLINI JIMMY: “Tu pensaci. Però pensa anche  ai voti in Senato, Mattia.”

Letto, confermato e sottoscritto
L’UFFICIALE DI P.G.

M.o  Osvaldo Spengler

(*) "Trattasi" -   tanto per non cambiare stile,  quello  della  Benemerita...  -   di ricostruzioni che sono  frutto della mia  fantasia di  autore e commediografo.  Qualsiasi riferimento  a fatti o persone  reali  deve ritenersi puramente casuale. (Roberto Buffagni)

Chi è il  Maresciallo Osvaldo Spengler?  Nato a Guardiagrele (CH) il 29 maggio 1948 da famiglia di antiche origini sassoni (carbonai di Blankenburg am Harz emigrati nelle foreste abruzzesi per sfuggire agli orrori della Guerra dei Trent’anni), manifestò sin dall’infanzia intelletto vivace e carattere riservato, forse un po’ rigido, chiuso, pessimista. Il padre, impiegato postale, lo avviò agli studi ginnasiali, nella speranza che Osvaldo conseguisse, primo della sua famiglia, la laurea di dottore in legge. Ma pur frequentando con profitto il Liceo Classico di Chieti “Asinio Pollione”, al conseguimento della maturità con il voto di 60/60, Osvaldo si rifiutò recisamente di proseguire gli studi, e si arruolò invece, con delusione e sgomento della famiglia, nell’Arma dei Carabinieri. Unica ragione da lui addotta: “Non mi piace far chiacchiere .” (Com’è noto, il carabiniere è “uso a obbedir tacendo”). Mise a frutto le sue doti di acuto osservatore dell’uomo in alcune indagini rimaste celebri (una per tutte: l’arresto dell’inafferrabile Pino Lenticchi, “il Bel Mitraglia”). Coinvolto nelle indagini su “Tangentopoli”, perseguì con cocciutaggine una linea d’indagine personalissima ed eterodossa che lo mise in contrasto con i magistrati inquirenti. Invitato a chiedere il trasferimento ad altra mansione, sorprese i superiori proponendosi per la sala ascolto della Procura di ***. Richiesto del perché, rispose testualmente: “Almeno qui le chiacchiere le fanno gli altri.”

sabato 25 luglio 2015

Giornali e cultura di destra
Da Augusto Del Noce all’elogio del delatore



Giorni fa  leggevamo sul “Tempo” di Roma,   l’elogio compiaciuto del giornalista delatore, che aiuta le forze di polizia a battere il terrorismo islamista.  In fondo, si tratta della versione questurina, al servizio della Ragion di Stato, che fa da contraltare a quella  tramarola e giudiziaria di certo giornalismo di sinistra, naturalmente,  al “servizio della verità” .  Come dire: 1 a 1.  Che tristezza.  Parliamo di  un giornale  sul quale scriveva Augusto Del Noce.
Ma è un po’ tutta la stampa di destra (“Giornale”, “Libero”, “Quotidiano Nazionale”)   che perde colpi, rilanciando -  con la bava alla bocca, of course -  campagne  razziste e antisinistra, senza mai proporre soluzioni, se non parole d’ordine tipo “Prima gli Italiani!”, Abbasso i gay, viva la Famiglia!”, “Governo Ladro!”, eccetera.  Un'eccezione  - parziale -  è rappresentata dal “Foglio” che eleva il tono, talvolta magnificamente, senza però mutare l’area di tiro.  Peccato.
Un quadro desolante. Che facilita l’esclusione,  dell’opinionismo di destra dai grandi dibattiti mediatici, già saldamente nelle mani di navigati orchestratori di centrosinistra e sinistra. Ovviamente, parliamo di opinionismo serio,  non di quello folcloristico, ma non meno pericoloso,  di derivazione leghista e neo-fascista. Perciò, anche se fossero ammessi a corte, i nostri intellettuali di destra, non saprebbero cosa dire.  Del resto la catastrofe culturale del Pdl è lì a testimoniare un vuoto di idee purtroppo storico.
Perché storico?  Per una ragione molto semplice.  In Italia,  la cultura liberale, pur vantando  nobilissime origini,  nel secondo dopoguerra, stretta  tra cattolici, comunisti e fascisti,  non è riuscita a imporsi politicamente, né culturalmente. Di conseguenza, senza alcuna base autenticamente liberale, la cultura della destra si è barcamenata  fra  il tartufismo cattolico e  il nullismo neofascista. O ancora peggio,  ha sposato la causa della destra puramente economica. Il che, di riflesso,  ha spinto molti liberali a sinistra (ma questa è un’altra storia).
Il resto è cronaca…
Carlo Gambescia
      


lunedì 20 luglio 2015

Arma dei Carabinieri (*)
Nucleo di Polizia Giudiziaria di [omissis]
VERBALE DI INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
(ex artt. 266,267 e 268 C.P.P.)
L'anno 2015, lunedì 20 luglio, in [omissis] presso la sala ascolto sita al 6o piano
della locale Procura della Repubblica, viene redatto il presente atto.
VERBALIZZANTE
M.O Osvaldo Spengler
FATTO
Nel corso dell'attività tecnica di monitoraggio ambientale svolta nell'ambito della procedura riservata n. 765/2, autorizzazione COPASIR 8932/3a [Operazione NATO “ASCOLTO FRATERNO” N.d.V.] è stata registrata, in data 18/07/2015, ore 11.32, una conversazione intercorsa S.E. FINZI MATTIA, Presidente del Consiglio dei Ministri, e BERNASCONI SILVANO, ex Presidente del Consiglio. La conversazione si è svolta all’esterno di capanno sito sull’isola di Montecristo (Mar Tirreno), ed è stata registrata a mezzo microfono direzionale posto sul peschereccio “Bella Gina”. A causa della notevole distanza e delle condizioni ambientali avverse, l’audio è incompleto. Si riporta di seguito la trascrizione integrale della conversazione summenzionata:

[omissis]

S.E. FINZI MATTIA: “Bello, qui.”
BERNASCONI SILVANO: “Grazie.”
S.E. FINZI MATTIA: “Sicuro che non lo conosce nessuno, questo posto?”
BERNASCONI SILVANO: “Nessuno. Ci venivo con Dudù, quando non ne potevo più di tutto l’ambaradan…lo sai anche tu com’è.”
S.E. FINZI MATTIA: “Eccome. E Dudù come sta?”
BERNASCONI SILVANO [pausa]: “Mah. Lasciamo perdere. Poi vedi, in cima a queste rocce, con il rumore del vento e delle onde, non ti possono spiare.”
S.E. FINZI MATTIA: “Senti, Silvano…” [pausa]
BERNASCONI SILVANO: “Su, parla liberamente.”
S.E. FINZI MATTIA: “Ho paura, Silvano.”
BERNASCONI SILVANO: “Benvenuto nel club.”
S.E. FINZI MATTIA: “No, dico, hai visto il povero Trippas?”
BERNASCONI SILVANO: “Ho visto sì.”
S.E. FINZI MATTIA: “Mi hanno detto…mi hanno detto che nell’ultima riunione, sai? Diciassette ore? Quando ha calato le braghe? Mi hanno detto che a un certo punto, lo hanno…[registrazione inaudibile]
BERNASCONI SILVANO: “Sul serio?”
S.E. FINZI MATTIA: “Sul serio. E il giorno prima sua moglie, per la strada, un tale la avvicina e le fa…[registrazione inaudibile]
BERNASCONI SILVANO: “Eh.”
S.E. FINZI MATTIA: “Mi serve un consiglio, Silvano. Tu…tu ci sei già passato, in un certo senso…”
BERNASCONI SILVANO: “Togli pure ‘in un certo senso’ “
S.E. FINZI MATTIA: “Insomma, e se viene il mio turno cosa faccio?”
BERNASCONI SILVANO: “Cosa vuoi fare? Niente fai.”
S.E. FINZI MATTIA: “Tutto qui?”
BERNASCONI SILVANO: “Se devi cascare, caschi. L’importante è cadere bene.”
S.E. FINZI MATTIA: “Io non ce li ho, i tuoi soldi.”
BERNASCONI SILVANO: “Non è questo. Devi preparare la tua caduta.”
S.E. FINZI MATTIA: “Cioè?”
BERNASCONI SILVANO: “Se pensi che vogliono farti cadere, devi cominciare a fare degli errori, apposta. Così loro capiscono che non vuoi lo scontro frontale, e male che ti vada perdi il posto, ma tutto finisce lì. Ti ricordi cosa mi ha detto l’Abbronzato?”
S.E. FINZI MATTIA: “ ‘Non cadi, e se cadi cadi in piedi’ “
BERNASCONI SILVANO: “Esatto.”
S.E. FINZI MATTIA: “Sarebbe questo cadere in piedi? Ti hanno condannato, il tuo partito è distrutto…”
BERNASCONI SILVANO: “L’ho distrutto io, facendo accordi con te.”
S.E. FINZI MATTIA: “Sì, ma…”
BERNASCONI SILVANO: “…ma come vedi sono ancora qui. Ci ho rimesso un po’ di soldi, ho passato qualche ora a fare animazione all’ospizio, ma sono ancora qui.”
[lunga pausa]
S.E. FINZI MATTIA: “Io non me l’aspettavo che fosse così.”
BERNASCONI SILVANO: “Cosa?”
S.E. FINZI MATTIA: “La politica. Che fosse così…così…”
BERNASCONI SILVANO: “Così cattiva?”
S.E. FINZI MATTIA: “Sì. [pausa] Figurati che credevo di essere il più bastardo di tutti…”
BERNASCONI SILVANO: “Anch’io.”
[ridono, si danno pacche sulle spalle]
S.E. FINZI MATTIA: “Grazie.”
BERNASCONI SILVANO: “Di niente, figurati.”
S.E. FINZI MATTIA: “No, davvero, grazie.”
BERNASCONI SILVANO: “Tutto sommato non si sta male, sai? Meno responsabilità…vedi le cose in un modo diverso. E poi tu sei giovane…”
S.E. FINZI MATTIA: “Che errore faresti, al posto mio, per mandare un messaggio? Per fargli capire che non cerchi lo scontro?”
BERNASCONI SILVANO: “Dev’essere un errore che non farebbe neanche un bambino. Non so, promettere una cosa talmente impossibile che non ci crede nessuno. Vediamo…”
S.E. FINZI MATTIA: “Le tasse. Prometto di abbassare le tasse.”
BERNASCONI SILVANO: “Buono. Meglio precisare un po’.”
S.E. FINZI MATTIA: “Prometto di abolire l’IMU sulla prima casa.”
[scoppiano a ridere insieme]
BERNASCONI SILVANO: “Sì, però voglio le royalties.”
S.E. FINZI MATTIA: “Come no, per te abolisco l’IMU anche sulle seconde case.”
[ridendo, si allontanano]
Letto, confermato e sottoscritto
L’UFFICIALE DI P.G.

M.o  Osvaldo Spengler


(*) "Trattasi" -   tanto per non cambiare stile,  quello  della  Benemerita...  -   di ricostruzioni che sono  frutto della mia  fantasia di  autore e commediografo.  Qualsiasi riferimento  a fatti o persone  reali  deve ritenersi puramente casuale. (Roberto Buffagni)


Chi è il  Maresciallo Osvaldo Spengler?  Nato a Guardiagrele (CH) il 29 maggio 1948 da famiglia di antiche origini sassoni (carbonai di Blankenburg am Harz emigrati nelle foreste abruzzesi per sfuggire agli orrori della Guerra dei Trent’anni), manifestò sin dall’infanzia intelletto vivace e carattere riservato, forse un po’ rigido, chiuso, pessimista. Il padre, impiegato postale, lo avviò agli studi ginnasiali, nella speranza che Osvaldo conseguisse, primo della sua famiglia, la laurea di dottore in legge. Ma pur frequentando con profitto il Liceo Classico di Chieti “Asinio Pollione”, al conseguimento della maturità con il voto di 60/60, Osvaldo si rifiutò recisamente di proseguire gli studi, e si arruolò invece, con delusione e sgomento della famiglia, nell’Arma dei Carabinieri. Unica ragione da lui addotta: “Non mi piace far chiacchiere .” (Com’è noto, il carabiniere è “uso a obbedir tacendo”). Mise a frutto le sue doti di acuto osservatore dell’uomo in alcune indagini rimaste celebri (una per tutte: l’arresto dell’inafferrabile Pino Lenticchi, “il Bel Mitraglia”). Coinvolto nelle indagini su “Tangentopoli”, perseguì con cocciutaggine una linea d’indagine personalissima ed eterodossa che lo mise in contrasto con i magistrati inquirenti. Invitato a chiedere il trasferimento ad altra mansione, sorprese i superiori proponendosi per la sala ascolto della Procura di ***. Richiesto del perché, rispose testualmente: “Almeno qui le chiacchiere le fanno gli altri.”

domenica 19 luglio 2015

Caso Crocetta-Tutino-Borsellino, pubblico e privato ai tempi delle procure
Il Privato è politico:  
nulla è  cambiato dal 1968




Nel Sessantotto,  l’immaginario di sinistra  celebrava chiassosamente la politicizzazione della vita privata. Si diceva, anzi si megafonava,   il “privato è politico”: tutto è politica, tutto può servire alla causa della rivoluzione antiborghese, proletaria e femminista.   Dopo di che sono giunti gli anni del cosiddetto  riflusso, del privato e della privacy.  Fino al ridicolo della montagna di carte da firmare e leggere persino  quando si  acquista una scatola di formaggini.
Esageriamo? Forse.  
Di certo, abbiamo semplificato. Però,  in realtà, l' ideologia rivoluzionaria (secondo alcuni pseudo) del  privato come politico,  continua a funzionare e dominare nelle procure e nei media,  grazie al sapiente e complice uso delle intercettazioni telefoniche: fatto privatissimo, opportunamente utilizzato  per condurre campagne politiche. Ultimo caso quello  Crocetta-Tutino-Borsellino.  Una scemenza, di pessimo gusto, detta al telefono, quindi privatamente, che, una volta uscita sui giornali, quindi pubblicizzata,  ha scatenato un putiferio fin troppo prevedibile.  
Ora, non ci interessa  il  “cui prodest?”. Uno, perché significherebbe fare il gioco (per alcuni sporco) del teatrino politico-giudiziario e mediatico. Due,   perché  l' “ola” collettiva,  tipica mitomania da stadio, preferiamo lasciarla ai patiti dei talk show politici. Tre, perché, con Sciascia,  temiamo gli effetti  perversi del  “professionismo” antimafia. Ma questa è un’altra storia.  
Quel che invece resta fondamentale , ripetiamo,  è come certo immaginario di sinistra (tutto è politica, privato compreso) -  che ha contagiato anche  la  destra mediatica, non priva di sessantottini pentiti - continui a prevalere nelle procure e nei media,  in barba a qualsiasi principio di legalità e di difesa dei “dati personali”,  sul "rigoroso rispetto" dei quali - chiediamo scusa per la caduta di stile -   gli stessi di cui sopra  (giornalisti e giudici)  ci rompono le palle quotidianamente.

Carlo Gambescia                     

sabato 18 luglio 2015

Immigrati, alta tensione a Roma e Treviso
Gli opposti estremismi




Sempre la solita sceneggiata: braccia tese, tricolore, bandiere leghiste e tanta bava alla bocca.
Si dice,  ma il problema esiste: troppi immigrati, troppi clandestini, poche risorse, scarso lavoro eccetera, eccetera.  Probabilmente, c’è del vero: la Repubblica, dopo aver promesso tutto a tutti, addirittura costituzionalmente,  sembra non essere in grado di gestire il fenomeno migratorio. Del resto ci si è messa anche l’Ue con i suoi regolamenti   Il che però significa che si tratta di  una questione organizzativa. Nel senso di sedersi intorno a un tavolo, trovare le risorse, controllare i flussi e intervenire militarmente,  se necessario, anche in Africa Settentrionale.
Su questi punti si dovrebbe essere d’accordo: tutti i partiti politici (dicesi, idem sentire). E invece no. Certa sinistra estrema, per fortuna politicamente minoritaria,  aspira a trasformare l’Italia in una Repubblica Socialista degli Immigrati, peace and love. Per contro,  certa destra, altrettanto minoritaria, sembra puntare sul linciaggio,  aizzando  la folla, come ieri.  Sogna la  Repubblica Fascio-Leghista del filo spinato, dei cani, e delle mitragliatrici.   Quando si dice l'album di famiglia...
Alla fin fine, ripetiamo, a destra come a sinistra, si tratta di  nostalgici mai rassegnatisi  ai verdetti del 1861,  del 1945, del 1989-1991.   Minoranze, illiberali,   che proiettano sull’Altro, in chiave positiva o negativa,  le proprie storiche  frustrazioni politiche. Tradotto: la voglia di rivincita.  E che invece, cosa più grave, non hanno mai provato a fare esami di coscienza politica (chi siamo? da dove veniamo? quante stupidaggini, terribili stupidaggini abbiamo commesso? eccetera, eccetera).
Due opposti estremismi da contrastare.  Come? Con il buongoverno. Una parola…

Carlo Gambescia