domenica 26 aprile 2026

Il problema ce l’ha Giorgia Meloni…

 


Il problema di Giorgia Meloni è che continua a leggere la Resistenza dentro una grammatica anticomunista. Resta anticomunista. Vittima di un anticomunismo pericoloso, che la porta a vedere nella Resistenza un fenomeno squisitamente comunista. Pardon per ripetizioni e martellamento.

Si legga questa sua ricapitolazione della giornata di ieri: non una bella giornata, perché funestata da incidenti all’insegna dell’intolleranza.

“Ricapitolando.
Durante alcune delle manifestazioni per il 25 aprile, cioè manifestazioni che dovrebbero celebrare la libertà contro ogni oppressione:
• Aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina (tra cui anche esponenti politici), cioè la bandiera di un popolo che combatte per la sua libertà contro un invasore. Si sono viste addirittura immagini indegne di un anziano a cui viene impedito di partecipare alla manifestazione;
• Sindaci democraticamente eletti, di ogni schieramento politico, contestati e insultati;
• Cartelli e targhe in ricordo delle Foibe imbrattati;
• La Brigata ebraica insultata in piazza e costretta ad allontanarsi dal corteo sotto scorta delle Forze dell’ordine.
Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema”
(*).

Si dimentica, però, il grave episodio accaduto a Roma, che ha visto due attivisti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia feriti da proiettili di gomma sparati con una pistola ad aria compressa. Su questo, Giorgia Meloni ha taciuto. E viene da chiedersi se avrebbe taciuto allo stesso modo se i proiettili fossero stati veri e le vittime non fossero state dell’Anpi.



Va dato atto che ieri, Giorgia Meloni, per la prima volta dopo quattro anni, ha parlato di “liberazione dall’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani la libertà e la democrazia” (**). Però non basta.

Ripetiamo: questa destra, cioè quella di derivazione neofascista, continua ad avere un problema – per usare il lessico sbrigativo di Giorgia Meloni – con la Resistenza, che continua a interpretare in chiave anticomunista.

 


Vorremmo soffermarci sul punto, perché è particolarmente importante.

Al fascista, al neofascista, a chiunque si sia formato e abbia militato in quell’ambiente – quindi anche Giorgia Meloni – manca totalmente qualsiasi riferimento alla cultura antifascista, che è alla base della Resistenza e che non è sorta nel 1943, ma nel 1922, con l’avvento al potere di Benito Mussolini: una rimozione strutturale che non è mai stata davvero colmata.

Ovviamente, tra il 1919 e il 1922, sulla scia della Rivoluzione Russa, a sinistra fu attivo il miraggio dell’esportazione della rivoluzione in Italia. In quel clima di conflitto sociale maturò anche la mobilitazione fascista.

Ignorare la cultura antifascista tra il 1922 e il 1943 significa ignorare un fenomeno che, soprattutto all’estero – in Francia in particolare – raggruppò appartenenti di ogni tendenza politica.



Va riconosciuto che, nell’attività clandestina in Italia, il maggiore tributo – tra arresti, violenze, morti, condanne e confino – fu pagato dai comunisti e, in seconda battuta, dai militanti di Giustizia e Libertà: basti ricordare la sorte dei fratelli Carlo Rosselli e Nello Rosselli, assassinati da sicari fascisti nel 1937.

L’antifascismo, nel suo insieme, fu un progetto di un’Italia repubblicana, democratica e liberale. Il che significa che la cultura politica “ricevuta” da Giorgia Meloni non ha la minima idea della nobiltà e varietà, diciamo così,  dell’antifascismo.

A ciò si aggiunga la riduzione di tutto l’antifascismo – anche questa fu un’eredità fascista –   non solo al comunismo,  ma al comunismo visto come una delle teste dell’idra della congiura demo-pluto-massonica.



Ancora negli anni Settanta del Novecento, la destra neofascista fantasticava sulla cultura politica della Vodka Cola, frutto velenoso di un’alleanza anti-italiana tra l’Unione Sovietica e il capitalismo USA. Parliamo di un libro tuttora ristampato e citatissimo negli ambienti neofascisti.

Il che spiega anche certi sghignazzi e certe scrollate di spalle di molti missini quando si evocava la celebrazione della Liberazione: «Liberazione da chi?», rispondevano (e rispondono), “non certo dai sovietici né dal capitalismo americano”

Concludendo: che cosa vuoi che importi a Giorgia Meloni, cresciuta dentro una cultura politica che ha identificato l’antifascismo col comunismo, dell’aggressione a due militanti dell’ANPI?  

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale .
 

(**) Qui: https://www.governo.it/it/articolo/dichiarazione-del-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni-occasione-dell-81-anniversario  .

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