lunedì 21 maggio 2012

Italia
Un tranquillo week end di paura 
tra attentati,  terremoti e fischi allo stadio



Prima l’attentato di Brindisi, poi il terremoto in Emilia: un vero e proprio week end  di paura. E per finire - ciliegina sulla torta - domenica sera allo stadio Olimpico, finale della Tim Cup, che cosa hanno fatto  i tifosi?  Ovviamente, spaparanzati in    tribuna   per godersi l'evento e non in fila per prestare soccorso ai terremotati...  Che cosa hanno fatto? Hanno fischiato l’inno nazionale.
Cosa dire? Innanzitutto che lo “Stellone” italiano, seppure esisteva, è andato in pensione da un pezzo: il terremoto ha colpito una delle aree italiane più produttive. Insomma, piove sul bagnato.
Quanto a Brindisi, va sottolineato, oltre ovviamente alla vigliaccheria e gravità del gesto, come la macchina mediatica e  da guerra dei  professionisti dell’antimafia si sia messa in moto da sola, senza alcuna prova sicura. Inutile ricordare gli sproloqui usciti sui media, in meno di ventiquattro ore.
Dulcis in fundo,  i tifosi dell’Olimpico hanno fischiato l’inno nazionale.  Secondo alcuni  il tifo, quello più violento, rappresenta una specie di antistato:  gente, deprivata culturalmente, che odia a prescindere le istituzioni...   Forse.
Tuttavia,   ieri sera  lo stadio  era pieno di famiglie (padri e figli) e di  tifosi “normali”.  Conclusione:  in Italia persino le calamità dividono. Certo, i politici italiani sono quel che sono. Anche se in giro nel mondo c’è di peggio. E quanto  alla  libertà di pensiero e parola,   esistono nazioni  dove appena si accende il Pc e ci si affaccia sulla Rete,  si viene arrestati.  Ma gli  italiani  hanno   la memoria double face.  Probabilmente, tra qualche anno, rimpiangeranno, anche “questa” classe politica e "questa" Italia dei week end allo stadio, nonostante tutto...   Perché - e dispiace dirlo - “rimpiangere” il passato,  infangando il presente,   è  lo sport nazionale preferito.  Che tristezza.




Carlo Gambescia 

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