sabato 13 giugno 2026

Pornografia politica


 

Chi ha visto “Pretty Woman” ricorderà una scena all’apparenza secondaria. Prima di inginocchiarsi, Vivian prende un cuscino e lo sistema sotto le ginocchia. È un dettaglio quasi comico, che appartiene a un rapporto esplicitamente commerciale. Nessuno finge che sia altro.

La politica dovrebbe appartenere a un registro diverso. Eppure, negli ultimi giorni, una parte del dibattito pubblico si è concentrata sulle ginocchiere, evocate per ridicolizzare Giorgia Meloni e il suo rapporto con Donald Trump. In precedenza si era parlato di inginocchiatoio. Ma, francamente, se non è zuppa è pan bagnato. Cambia il termine, non il significato. In entrambi i casi non si discute una scelta politica: si costruisce un’allusione.

Qui non interessa difendere la Presidente del Consiglio. Le sue scelte possono e devono essere criticate. Ma un conto è discutere una linea diplomatica, un altro è ricorrere a metafore sessuali per delegittimare un avversario.

 


È quello che potremmo chiamare pornografia politica.

La pornografia politica non consiste semplicemente nell’uso di parole volgari. Consiste nella sostituzione dell’argomento con l’allusione, dell’analisi con l’immagine, della ragione con il riflesso emotivo. Nasce quando le idee escono di scena e restano soltanto i corpi, i gesti, le pose.

Ma la pornografia politica non riguarda soltanto il corpo. Può riguardare anche la memoria pubblica.

Lo si è visto in occasione dell’anniversario della morte di Enrico Berlinguer. Diversi giornali e commentatori di destra, a partire dal TG1, hanno richiamato l’immagine di Giorgio Almirante che rende omaggio alla salma del leader comunista. Il fatto storico è vero. Nessuno lo contesta. Quell’omaggio ci fu davvero e testimonia un rispetto personale tra avversari che oggi appare quasi archeologico.

Il problema nasce quando quella fotografia viene trasformata in una sorta di certificato morale o politico. Quando un’immagine diventa più importante della storia che dovrebbe rappresentare. Quando la complessità di una biografia, di una cultura politica, di un’intera stagione storica viene condensata in uno scatto destinato a suscitare emozione e consenso. Chiamala se vuoi riabilitazione politica, per giunta istantanea,  di ciò che non  può essere materia di riabilitazione, o meglio ancora di razionalizzazione ex post di un ferrovecchio della repubblica fantoccio di Salò. 



Anche qui siamo davanti a una forma di pornografia politica. Non del corpo, ma della memoria pubblica.

Nel primo caso si sessualizza la politica. Nel secondo si piega la storia alle esigenze dell’emozione.

Entrambe le operazioni producono consenso a basso costo. Entrambe evitano la fatica dell’argomentazione. Entrambe chiedono al pubblico non di capire, ma di reagire.

Se Meloni sarebbe stata troppo accondiscendente verso Trump, occorrerebbe spiegarlo attraverso fatti, decisioni e comportamenti. Se si vuole discutere la figura di Almirante, occorrerebbe confrontarsi con l’intera sua vicenda politica e non soltanto con una istantanea  scattata davanti a una bara.



In una democrazia matura, le immagini dovrebbero accompagnare i ragionamenti, non sostituirli.

Per questo, tra le ginocchiere e la foto del funerale, la differenza è meno grande di quanto sembri. Cambiano i simboli. Non il meccanismo. In entrambi i casi si rinuncia alla complessità in favore dell’effetto.

Quando la politica diventa pornografia, restano soltanto le pose.     

Carlo Gambescia

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