Come battutista Giorgia Meloni è brava. Però al tempo stesso è abilissima nell’alterare il significato delle parole. Anche qui è prima della classe.
Due esempi, proprio di ieri.
La battuta. La sinistra auspica “che l’Europa diventi una grande comunità hippie demilitarizzata che spera nella buona fede delle altre potenze straniere”.
Alterazione di significato. “Qualcuno ha detto ‘è scandaloso’, che voglio stare con Trump. Non so cosa abbiano letto ma io ho detto una cosa diversa, che sto sempre con l’Italia, che sta con l’Europa, e che il ruolo dell’Italia deve essere quello di lavorare per rafforzare e difendere l’unità dell’Occidente, un bene molto prezioso” (*).
Uno. Che la sinistra pacifista proietti i suoi desideri su una realtà che è tutto eccetto che pacifista è verissimo. La battuta coglie nel segno. La sinistra è così. Non tutta magari. Diciamo in larga parte.
Due, e qui Giorgia Meloni mistifica. L’ idea di Occidente di Trump non è quella di Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, i due Bush, Clinton, Obama, Biden. Attenzione, presi in blocco. C'è la svolta.
Infatti per Trump non esiste alcun Occidente, né come comunità liberale e inclusiva, né come comunità transatlantica, e neppure come comunità d'affari. Trump vede solo nemici e sottoposti. Va addirittura oltre il tradizionale isolazionismo. Rispetta, se gli conviene, solo le canaglie come lui (trattamento Musk docet). Chi non obbedisce ai suoi ordini non è degno neppure di essere ricevuto e ascoltato ( trattamento Zelensky docet). Pertanto dichiarare di voler rafforzare l’Occidente lavorando con Trump è come dichiarare di voler lavorare con Hitler per combattere l’antisemitismo.
Ma “quale bene prezioso”… Il “nome”, Occidente, è quello, ma la “cosa”, calpestata da Trump, è un’altra. In questo modo però Giorgia Meloni può allinearsi, zitta zitta per così dire, alla brutale politica di Trump: una specie di boss, tra il politico e il criminale, che capisce solo l’uso della forza e dei “contratti” con la pistola puntata alla testa, tipo “proposta” che non si può rifutare.
Giorgia Meloni mistifica e in modo sfrontato. Eppure le credono. A cominciare dalla Von der Leyen. Che, in questo modo, spera di poter cooptare la Meloni nel risiko politico europeo. Un gioco di società in cui il vecchio centro del partito popolare si prepara ad aprire alla destra, ma non in tutte le sue espressioni. Si vuole “usare” Fratelli d’Italia, e di rimbalzo ECR, come scudo per contenere la destra più pericolosa, si dice, dei “Patrioti per l’Europa”. In realtà l’unica reale differenza tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni è il quoziente di intelligenza: decisamente più alto quello della leader di Fratelli d’Italia.
Il vero problema è l’assegno in bianco politico emesso in suo
favore. I moderati, o presunti tali (si pensi alla malinconica ma
meritata fine di Forza Italia), anche questa volta sono caduti
nell’inganno di poter recuperare al sistema liberale destre, come
quella meloniana, che liberali non sono
In Italia c’è addirittura chi confida nella capacità melonina, largamente sopravvalutata, di ammansire Trump.
Ci si fida di una mistificatrice politica. Grave errore. Che può costare carissimo all’Italia e all’Europa. Perché Trump, per carattere (brutale e prepotente), temperamento (agitatorio), forza (militare e politica), ascolta solo se stesso. Il potere di Giorgia Meloni è pari a zero.
Al massimo può fare la figura del classico parente povero, invitato, per errore, alla festa organizzata dal parente ricco: si guarda intorno, ride continuamente, dice sempre di sì, felice del suo mezzo minuto di gloria alla tavola dei ricchi. Per una serie, non televisiva, che però i fascisti italiani da perfette canaglie conoscono molto bene, “Deboli con i forti, forti con i deboli”. Quindi meglio stare con i più forti. Per comandare almeno un po'.
Chi non ricorda il "Che alleato forte ci siamo scelti", a proposito di Hitler, del marito fascista della Loren, in "Una giornata particolare"? Non sono mai cambiati.
In questi giorni si cita molto Hannah Arendt, grandissima pensatrice, che ogni tanto si tira fuori dalla naftalina dell’accademia. L’ultima volta quando impazzava Berlusconi. La si cita anche giustamente a proposito del rapporto tra verità e menzogna. Soprattutto in relazione alla politica gridata delle fake news. La Arendt, scomparsa nel 1975, sostiene che un popolo che confonde verità e menzogna, rischia la libertà. Scorge un processo di progressivo estraniamento dell’individuo da se stesso e dalla realtà che può condurre addirittura al totalitarismo.
Se le cose stanno così, diciamo pure che Giorgia Meloni non aiuta.
Carlo Gambescia
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