lunedì 31 marzo 2025

Riarmo. L’Europa deve fare da sola. E in fretta

 


Diceva Julien Freund che nelle alleanze il nemico è sempre indicato dall’alleato più forte. Il che spiega perché questa mattina i titoli dei giornali, non solo italiani, sono appesi al filo, per così dire, del “sono molto arrabbiato con Putin” di Trump.

Si spera che il magnate, che usa comportarsi come un gangster politico, torni fra noi e ci difenda da Mosca. Che invece, per dirne una, non perde di tempo: è di ieri la “visita” di un drone russo sul Lago Maggiore, sede di un centro hight tech, in previsione di futuri scenari di guerra: leggasi, bombardamenti a tappeto.

Quest’ultima notizia è stata prontamente occultata nelle sue catastrofiche conseguenze militari a quel 94 per cento di italiani che, come riferisce un sondaggio, non vuol sentir parlare di guerra. Si demanda agli Stati Uniti. Molto più comodo. Ieri sera la tv di stato ha spiegato che si tratta di normalissimo spionaggio industriale. Cose che capitano. Magari.

Invece Trump, sì che farà da solo. Non ha alcuna voglia di indicare il nemico all’Europa e all’Italia perché già si ritiene fuori dalla Nato. Ha altri impegni e motivazioni. Deve concentrarsi militarmente sulla Groenlandia. Un’operazione militare che una volta condotta a termine sarà presentata al  suo paranoico  elettorato come un grande successo Maga. Dopo di che toccherà al Canada.

Tra l’altro, come da noi previsto, Trump ha iniziato a parlare di un terzo mandato (*). Non si sorrida ma i repubblicani Stati Uniti rischiano l’ascesa di una monarchia dinastica in scala Trump. E di un conseguente sommovimento generale non meno serio di quello che portò alla guerra di secessione. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Pertanto, dazi o meno (poi, perché parlare di dazi, quando basterebbe appesantire le vigenti sanzioni economiche ?), Trump troverà un accordo con Putin sulla pelle dell’Ucraina. Ripetiamo, i suoi obiettivi immediati sono altri. Ne possiamo individuare almeno due: a) rafforzamendo dei confini per il momento a Nord (Canada e Groenlandia); b) progressiva instaurazione di un’ egemonia politica, economica e militare, in associazione con Israele e monarchia Saudita, sul Medio Oriente. Prossimo obiettivo: Iran.

Il simile va al simile. Dispiace dirlo ma l’Israele di Netanyahu, ora collocato all'estrema destra e dal bombardamento facile, sembra aver trovato negli Stati Uniti di Trump, altrettanto estremisti e dalla pistola  facile, il gemello separato alla nascita.

L’Europa, non è nei programmi di Trump. È sola. Di qui la necessità di quel rafforzamento militare, indispensabile, per evitare di finire nelle fauci della Russia. Espertissina in strategie di logoramento e di guerre convenzionali (al di là della minacce, puramente teoriche, sull'uso di armamenti non convenzionali). Per inciso, intorno ai caduti in Russia si erge un apparato simbolico-assistenziale di un'importanza pari a quello nazista e fascista. Sicché le famiglie dei caduti si stringono ancora di più intorno al regime.

La Russia è  animata da una specie di brutale protervia. I suoi obiettivi principali,  dopo aver recuperato l’Ucraina, restano, di passo ferrato in passo ferrato, Baltico, Adriatico e tutto ciò che potrà prendersi. Sotto questo aspetto vediamo possibili frizioni con Trump sull’Iran. Ma non è detto.

In questo contesto gli unici a vedere lungo sono Starmer e Macron. E forse i tedeschi, nonché tutti gli stati come Svezia, Finlandia, Polonia, Romania a portata di artiglio russo. Costretti a fare di necessità virtù.

Chi non ama la pace? Il riarmo significa fare di necessità virtù: lo si spieghi a quel 94 per certo. Capiranno? Ne dubitiamo. Però un giorno ringrazieranno.

Quanto alla questione cinese, l’Europa libera deve contare non tanto sull’alleanza con Pechino , quanto sulla storica diffidenza cinese verso le potenze straniere fattore centrifugo nella storia moderna cinese. Di più non può pretendere.

Del resto non potendo impegnarsi su due fronti, proprio per favorire la sua stabilità centripeta, la Cina continuerà a non sbilanciarsi. Il che è bene per l’Europa. Tuttavia la neutralità, cinese (con qualche aiuto sotto banco alla Russia), rischia di favorire l’allargamento di Mosca verso Occidente. Il che è male.

Quale può essere la risposta europea al neutralismo cinese? Una sola: riarmarsi.

Infine le destre nazionaliste che evocano la pace e deridono Macron, Starmer e l’Europa del “vorrei ma non posso” hanno un brutto precedente. Si comportano – quando si dice il caso – come i “collabo”, non solo francesi, che da ultranazionalisti si tramutarono in viscidi servitori di Hitler. Con una differenza che a Trump dell’Europa non importa nulla. Pertanto Fratelli d’Italia rischia di trasformarsi in Fratelli di Russia.

L’Europa deve fare da sola. Ne ha la forza economica. E in fretta.

Un’ ultima cosa, un’ anima bella si interrogava su come spiegare oggi a un ragazzo di vent’anni, cresciuto a pane e pacifismo, che qualche volta si deve fare la guerra.

La domanda è posta in modo sbagliato. Perché qui non si tratta di spiegare ma di sopravvivere.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2025/03/trump-e-i-nazisti-dellillinois.html. E qui: https://edition.cnn.com/2025/03/30/politics/trump-third-term-methods/index.html .

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