Molto interessante l’ intervista al “Giornale” di Giuseppe Valditara, Ministro dell’istruzione e del merito (*). O meglio, la definiremmo chiarificatrice. Dal momento che Valditara non si stanca mai di ribadire di essere un ministro super partes. Sebbene abbia all’attivo un libro intitolato Sovranismo. Una speranza per la democrazia (Book Time, 2018).
E si vede. Perché delinea una riforma della scuola di primo ciclo (elementari e medie inferiori) in perfetta linea con altre sue innovazioni di indottrinamento nazionalista come il Liceo del Made in Italy.
Perché non va la sua riforma? Qualsiasi uomo di cultura superiore, e il ministro è professore di diritto romano, non può ignorare i pericoli del nazionalismo, lo si chiami o meno sovranismo per ripulirlo: il vero cancro che ha divorato la storia del Novecento.
Non aver capito questo significa candidarsi a ripetere gli stessi errori delle generazioni del 1914 e del 1945. E soprattutto non saper distinguere tra la fisiologia e la patologia storica. Tra la formazione degli stati nazionali, si pensi ai “risorgimenti” belga, greco, italiano, eccetera, dell’Ottocento, e il nazionalismo aggressivo, che ha condotto a due guerre mondiali, e per venire ai nostri giorni, all’ invasione russa dell'Ucraina.
Ci limitiamo a un punto centrale, diciamo ideologico della riforma, probabilmente sfuggito anche ai critici più severi. Valditara propone la sostituzione della geostoria, oggi insegnata nelle scuole, con la storia come grande narrazione epica dell’Italia e dell’Occidente.
In realtà la geostoria, come osmosi tra storia e geografia, una brillante ricetta storiografica, che risale all’ École des Annales (Bloch, Febvre, Braudel), rappresentò una sana reazione intellettuale al virus nazionalista, prima e dopo la Seconda guerra mondiale (**).
Si pensi a una grande storia sociale dell’umanità, che trova la sua ragione nell’apprezzamento di un mondo geograficamente e culturalmente plurimo ma al tempo stesso in costante comunicazione economica, culturale e politica. Una storia corale, segnata dall’idea della cooperazione, spesso neppure intenzionale, tra gli uomini. Di qui l’inutilità, che non significa inevitabilità, delle guerre, quindi del conflitto.
La geostoria veicola l’idea del superamento delle barriere tra gli uomini. Della geografia come ponte tra gli uomini. E questo perché privilegia il flusso culturale e non il riflusso nazionalista. Come invece impone l’ approccio del ministro Valditara, da lui esteso non solo all’Italia ma all’idea stessa di un Occidente fortezza , ben lontana dall’idea di un Occidente liberal-democratico, come libero mercato aperto al mondo.
Il che non significa, sul piano politico, che la liberal-democrazia non debba essere difesa, se serve anche con le armi, ma che una cosa è il pacifico spirito di nazionalità, al servizio degli scambi economici e culturali, un’ altra il nazionalismo aggressivo apportatore di guerre e distruzioni.
L’autodistruttiva stupidità nazionalista delle destre (si pensi al Dio, Patria e Famiglia di Gorgia Meloni, all’America first 2.0 di Donald Trump, al neo nazionalismo panrusso di Putin) consiste nel voler inculcare nei bambini delle scuole elementari e nei ragazzi delle medie inferiori le stesse idee di potenza, estendendole all’intera storia dell’ Occidente euro-americano, che condussero a due terribili guerre mondiali.
Si badi bene, il rifiuto della geostoria non rinvia automaticamente a un’ innocua storia epica delle nazioni e degli imperi, come asserisce Valditara.
Tutt’altra cosa. Una volta rotti i ponti della geografia degli scambi, l’accantonamento della geostoria rischia di rimandare alla geopolitica, pseudoscienza prediletta da fascisti, nazisti e dai seguaci, anche attuali, della politica di potenza. E che vede, ripetiamo, nella geografia non un ponte ma una barriera.
Insomma, la geografia può essere ponte e può essere barriera. In ultima istanza sta all’uomo decidere. Però più si insiste sull’idea geografica di barriera più cresce il pericolo di una geopolitica di guerre e distruzioni
Di conseguenza le idee nazionaliste di Valditara non aiutano.
In sintesi, nella sua riforma, il netto rifiuto della geostoria, quale introduzione ai rapporti pacifici tra i popoli, quantomeno come idea regolativa, rischia inevitabilmente di tradursi nella valorizzazione delle geopolitica, vista come preambolo teorico alle necessarie guerre tra i popoli.
Perché una cosa è dire che le guerre talvolta sono inevitabili, qui la grande lezione della geostoria, e qui si pensi alla titanica lotta tra liberal-democrazie e nazi-fascismo; un’altra preparare il terreno a svolte geopolitiche che scorgono nella guerra e nei conflitti fenomeni necessari se non addirittura vitali.
Pertanto delle due l’una: o Valditara mente, o non si rende conto di quel che dice.
Nel primo caso è pericoloso, nel secondo incosciente.
Carlo Gambescia
(*) Qui: https://www.ilgiornale.it/news/politica/pi-storia-dellitalia-senza-ideologia-2423058.html.
(**) Tra i suoi collaboratori spicca il nome di Ernesto Galli della Loggia, autore nel 1980 di un magnifico libro di geostoria: Il mondo contemproaneo (il Mulino). Ne è passata di acqua sotto i ponti…
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