venerdì 15 maggio 2020




 Discussioni
Liberalismo vs costruttivismo

Il mio post sul rapporto tra liberalismo e costruttivismo (*) ha suscitato  gli interessanti interventi  di Aldo La Fata, Roberto Menardo, Alessandro Litta Modignani.  
Tre interlocutori di riguardo, che mi leggono  sempre con grande attenzione.  E di questo  sono loro  grato.  
Ritengo  sia   giusto  far precedere la mia replica dalla pubblicazione dei  commenti.  Anche perché il lettore possa formarsi un quadro completo intorno a  una discussione che tocca questioni nobili e difficili.   

Carlo Gambescia  



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Caro Carlo,

Molto interessante la tua “autobiografia cognitiva”. Il discorso al solito non fa una grinza, ma non di meno pone dei problemi, problemi che potrebbero suscitare discussioni infinite. 
Tu salvi il liberalismo dal costruttivismo dicendo che in esso ci sarebbe qualcosa di originariamente precostituito e spontaneo. 
E’ senz’altro possibile e mi pare che a questo proposito non manchino certe evidenze storiche. Tuttavia, credo che la questione si ponga in termini analoghi a quella del “libero arbitrio”. Esiste davvero il “libero arbitrio”? La religione dice che esiste, la scienza lo nega. Chi ha ragione? 
Diciamo che hanno ragione e insieme torto entrambi, ma l’affermarlo o il negarlo non è privo di conseguenze anche sul piano del comportamento individuale. Quindi se è pur vero che il liberalismo ha qualcosa di spontaneo e naturale e in questo senso è non ideologico e pragmatico, è altrettanto vero che è solo in certe condizioni storiche, sociali e culturali che esso è possibile. E sono quelle condizioni in cui all’uomo viene lasciato un certo margine di manovra. 
Il problema nasce quando a queste “normali” dinamiche sociali diamo il nome di liberalismo e ne facciamo quindi un’idea, un’idea opposta ad altre idee (processo inevitabile e direi fatale). Ed è qui che il liberalismo rientra automaticamente nel “costruttivismo politico”. Se così non fosse come si spiegherebbe la condanna del liberalismo da parte della Chiesa? 
Il liberalismo quindi a conti fatti (e i conti bisogna sempre farli fino in fondo se si vuole arrivare ad un risultato pratico) è un’ideologia, un’ideologia che ha trovato il suo humus soprattutto in ambiente protestantico e che da un punto di vista filosofico ha la sua matrice nel razionalismo moderno. Per quanta simpatia io abbia per i teorici del liberalismo e per quanto io goda per il loro virtuoso realismo, non dimentico mai che i suoi principali maestri sono stati e sono anticattolici. Quindi, caro Carlo, io credo che dal totalitarismo delle idee non si esca tanto facilmente e che anche il “liberalismo triste” che tu professi con tanta intelligenza e sensibilità, alla fine finisca suo malgrado nel “costruttivismo”. 
Certo, in un costruttivismo meno pernicioso sul piano etico, meno nocivo sul piano umano e sociale, più light sul piano ideologico di tutti gli altri, ma proprio per questo più facile a non resistere a costruttivismi più forti e ideologicamente ben definiti. Il problema quindi è antropologico: l’uomo è costituzionalmente portato ad assumere idee forti e ben definite e a respingere e a stancarsi di quelle che non lo sono. Tant’è vero che da sempre sono le idee forti che conquistano gli uomini e non il contrario. A meno che noi non si diventi – se mi permetti il riferimento filmico – tutti dei vulcaniani alla Star Trek. Una prospettiva che a me personalmente non dispiace affatto, ma che temo sia pura fantascienza.

Aldo La Fata



 Buongiorno Carlo,

Molto interessante. Mi riallaccio all'ultima frase di Aldo. Un sistema liberale puro funzionerebbe se ogni individuo fosse dotato di un'etica tale da subordinare il proprio benessere al rispetto di ogni altro individuo. Avremmo una virtuosa anarchia e ogni forma di regolamentazione sociale sarebbe superflua. Con il costruttivismo facciamo i conti da trecentomila anni, più o meno. In questo ambito ogni posizione è lecita e discutibile, e articoli come questo aiutano a riflettere. Grazie.
Roberto Menardo



Caro Carlo,
Condivido nel complesso questo tuo punto di vista, caro Carlo, come sempre molto interessante (fra l'altro, avendoti letto, già lo conoscevo). Il punto debole, secondo me, è proprio nel giudizio su Gualtieri (**). Che forse è stato comunista, in passato, ma che oggi è un democratico come tanti altri. È un costruttivista, dunque un totalitario? Io respingo questo assioma. Infatti nel tuo elenco dei Grandi Mali, tu metti nazismo comunismo islamismo ecologismo e welfarismo tutti nello stesso calderone costruttivista. Ma una politica riformatrice, in campo ambientale o sociale, non è necessariamente totalitaria, e neanche costruttivista. Rientra nella normale buona pratica di governo di qualunque democrazia liberale. Insomma diffidiamo della mentalità costruttivista e statalista, con tutte le nostre forze, ma non giudichiamola necessariamente totalitaria. Gualtieri si può correggere, Stalin no. I liberali devono partire dalla consapevolezza di essere una minoranza: se vogliono governare, devono scegliersi degli alleati.
Ho letto il bel contributo di La Fata, che però non condivido. Mi permetto solo di aggiungere che il liberalismo è una ideologia, per i liberali dogmatici; rimane un metodo, empirico e pragmatico, per i liberali che amano misurarsi con la realtà storica. Non è vero che le idee forti conquistano sempre gli uomini, qualche volta avviene il contrario: le democrazie liberali hanno sconfitto i totalitarismi, la società aperta è spesso più forte dei suoi nemici. (Non parlo di religione, per non allargare troppo il campo).
Alessandro Litta Modignani


Cari amici,  
Vi ringrazio. Noto però che  nei vostri commenti  mi si fanno dire parole che non ho mai  pronunciato.  Dove parlo di sistema liberale puro ( Roberto  Menardo)?  Oppure dove identifico -  asserendo  che sono perfettamente  uguali -  teoria sociale e liberale ( Aldo La Fata)? Dove scrivo che sono un nemico del riformismo (Alessandro Litta Modignani)?
Osservo semplicemente  che l’agire umano, pur nella ripetitività delle forme (conflitto, cooperazione, eccetera), proprio perché nasce e si esplica attraverso miliardi di interazioni individuali, non è programmabile né prevedibile. Il costruttivismo, che ha precise origini scientiste (ma anche romantico-utilitariste), ritiene  invece che  l’agire umano  sia  programmabile e prevedibile.  Si tratta di una forma mentis  totalitaria, quanto meno dal punto di vista cognitivo (quindi anche in chiave potenziale),  che  abbraccia ideologie  come il fascismo, il nazismo, il comunismo, il welfarismo, l’ecologismo, il fondamentalismo, come del resto ho scritto.
Ma, ripeto,  non ho asserito   che sono contrario al riformismo.  Certamente,  Gualtieri non è Stalin, ma non è neppure Einaudi (l’Einaudi che stabilizzò la lira). Si può correggere (Alessandro Litta Modigliani)?  Mah...  Il riformismo è una cosa,  il migliorismo un'altra. Il primo implica la condivisione di una forma mentis, nel caso liberale, il secondo invece procede à la carte.   Che c'è di liberale in Gualtieri?  Nulla. Sarà pure un democratico, ma alla Rousseau, antiliberale.  E qui penso a un vecchio saggio - rivelatore di certe genealogie spesso  inavvertite -   di  Della Volpe sullo stretto rapporto tra Rousseau e Marx...  
Torno  invece sulla questione della forma mentis, ma  in senso più generale:   sostenere  che la razza è tutto, che lo stato è tutto, che il pianeta è tutto, che la salute è  tutto, che dio è tutto significa accettare - cognitivamente accettare -  una visione potenzialmente totalitaria della realtà,  basata per l'appunto  sull'idea che il tutto (il totale)  sia superiore alle parti (i singoli). 
Per contro, sotto l’aspetto cognitivo,  il liberalismo, che parte dall’interazione individuale (tra individui), rappresenta la concezione più vicina  (non uguale…)  alla  dinamica sociale  così  come è, e  non come dovrebbe essere dal punto di vista dalle ideologie costruttiviste.  E quanto più il liberalismo si allontana dalla dinamica sociale reale, quanto più si snatura, trasformandosi in ideologia. E qui si pensi alle incongrue  sorti  politiche  del liberalismo nelle sue forme macro-archiche, micro-archiche an-archiche,   sospese   tra welfarismo e utopia.
Che poi, come  giustamente osserva, Roberto Menardo, il costruttivismo abbia trecentomila anni, significa semplicemente che una potente sovrapposizione ideologica, dai devastanti contenuti culturali, sociali ed economici,  ha trecentomila anni. Tutto qui.  Siamo davanti a  una norma culturale, non all’oggettiva dinamica sociale in quanto tale:  ossia alla libera,  naturale, imprevedibile  interazione tra individui che dà vita inconsapevolmente alle istituzioni.  Che, a loro volta,  assumendo forza propria, si  propongono di incidere  sulla vita sociale, autogiustificando esistenza e funzioni.
In ogni istituzione  - ecco il punto fondamentale -   c’è una potente carica costruttivista, che sta al sociologo liberale disattivare con intelligenza,  preparando la strada, in senso cognitivo,  a  quel liberalismo archico, al quale ho dedicato un libro. Un liberalismo che non ha  nulla a che vedere con il millenarismo  gretino e con l’assistenzialismo à la Gualtieri.  Forme di  costruttivismo, potenziale o meno,  che chi scrive, da prudente liberale archico, si parva licet, della stessa "razza" dei Burke, dei Tocqueville, dei Pareto, dei Mosca, dei Ferrero, dei Croce, dei Weber, eccetera,  non può non contrastare. In modo cognitivo, però.  
Da liberale triste,  non credo in alcuna trasformazione vulcaniana del genere umano (Aldo La Fata), né posso auspicarla.  Come non credo nell’appeasement  verso il costruttivismo e  nella necessità di governare  per forza,  con qualcuno come  da soli (Alessando Litta Modignani). 
Io, di mestiere,  studio e analizzo  la società.  Non sono un profeta né un politico. E neppure voglio dare consigli non richiesti.  Espongo le cose così come sono. E sotto questo profilo, ripeto,  il liberalismo, in particolare nella sua versione archica, resta la teoria politica, sociologicamente parlando,  che fornisce una visione  della realtà sociale migliore di altre. O se si vuole sociologicamente più corretta, o se si preferisce, la meno imperfetta.  Tutto qui. 

Carlo Gambescia                              



(**)  http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2020/05/ritratto-di-un-bullo-statalista-roberto.html