venerdì 17 luglio 2020

Riflessioni
La politica della paura

Si può contrastare l’approccio costruttivista-securitario? Quel vedere pericoli ovunque, dilatato fino al parossismo  da politici,  mass media,  social ed esperti di turno?  Per poter così usare il cannone politico?  Nel tentativo di edificare Sua Santità, la Sicurezza Sociale Totale?   
Si pensi, ad esempio,   a un fenomeno banale, come le previsioni del tempo, tramutate in  bollettini di guerra. Insomma, come difendersi dalla politica della paura? 
Esageriamo?  Si legga, in che termini catastrofisti,  si parla, proprio oggi,  del prossimo fine settimana.

 Un'ampia area depressionaria, posizionata su gran parte del continente europeo, tende a scendere verso l'Italia, causando instabilità diffusa, con fenomeni che domani saranno più intensi sulla fascia adriatica e su parte delle regioni del centro. Il Dipartimento della Protezione Civile ha dunque emesso un avviso di condizioni meteo avverse che prevede dalle prime ore di domani, venerdì 17 luglio, precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio o temporale, sull'Emilia-Romagna, specie settori centro-orientali, in estensione dal mattino, su Marche, Toscana, Abruzzo, Molise e Lazio, specie sui settori orientali e meridionali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, grandinate e forti raffiche di vento. Sulla base dei fenomeni in atto e previsti, è stata valutata per la giornata di domani allerta gialla su gran parte di Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, sugli interi territori di Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata.
E ciò è quasi nulla rispetto alla pandemia psicopolitica che si abbattuta sulle nostre società  in  seguito al  Covid: trasformato, a livello di immaginario collettivo, dopo un bombardamento politico-mediatico che non ha precedenti, nel virus destinato a distruggere la vita dell’uomo sulla Terra. Una politica, socialmente  autodistruttiva, dalle disastrose  conseguenze reali.

Si rifletta, sono misure protezionistiche  e securitarie invocate dalla stessa gente. Il "popolo" implora le catene...   
Insomma,  siamo davanti a un fenomeno politico-sociale, dotato di forza propria, nel quale le masse si immedesimano, difficile da contrastare. Probabilmente, dovrà  fare il suo corso…   
Ci si guardi intorno:  oggi  quasi  ogni cosa  diventa subito  fonte di pericolo e di isteria collettiva: dall’immigrato pronto a uccidere l’uomo bianco (ora, addirittura, infettandolo) a un’ attesa più lunga del previsto nella sala d’aspetto di un medico di base. Tutti rivendicano tutto. E soprattutto si rifiuta il rischio e con il rischio la responsabilità di assumersi quella normale alea che caratterizza la vita sociale.
Non è un fenomeno solo italiano. Siamo davanti alla inevitabile  degenerazione dell’approccio welfarista, fondato sull’idea di un’assistenza totale (dalla culla alla tomba). Fenomeno che ovviamente è più marcato dove storicamente manca, come in Italia, una forte cultura liberale  basata sulle meritocrazia, sul senso di responsabilità e sull’accettazione dei rischi sociali.
Attenzione, non si confonda il liberalismo vero e proprio  con il liberalsocialismo, attualmente professato da una sinistra che  raccoglie socialdemocratici, post comunisti,  cattolici sociali, liberali di sinistra, verdi.  Per fare un esempio,  Emmanuel Macron e Angela Merkel appartengono a questo mondo. Invece un personaggio, ormai storico, come  Margaret Thatcher, incarna un  liberalismo archico, basato sul realismo politico   che non crede affatto nelle  costose fantasie costruttiviste, macro-archiche,  del   liberalsocialismo.    
                  
Purtroppo il liberalsocialismo si incastra perfettamente nelle  paure e timori  dell’individuo. La stessa destra professa più o meno le stesse idee della sinistra: vuole il welfare, ma  non vuole  estenderlo agli  immigrati. Tutto qui. 
Il punto è che sinistra e destra, oggi addirittura vittime della sbornia populista, temono, adottando politiche realmente liberali di perdere voti, quindi potere.  Di qui le promesse, gradite ai potenziali elettori,  di fornire un gigantesco e costoso paracadute sociale. Ne è seguito quel fenomeno collaterale, ma non meno decisivo, legato al moltiplicatore massmediatico di timori e paure. Un vero affare per tutti; media, social, potere politico.
In realtà,  dietro la maschera liberalsocialista o della destra sociale si nasconde il Leviatano,  teorizzato da Hobbes, fondato, sullo scambio protezione-obbedienza tra stato e cittadino.  Di qui, un curioso e pericoloso fenomeno politico. Quale? Da un lato  una forte richiesta di protezione da parte del cittadino, dall’altro lato, l’impossibilità economica, da parte delle istituzioni, di rispondere, soprattutto economicamente,  alle aspettative  crescenti, se non tassando (sinistra) o riducendo autarchicamente i bisogni (destra).  Di conseguenza,  la crisi fiscale e sociale dello stato non  ha potuto non provocare  la  rivolta populista, aizzata e  sfruttata  da politici privi di scrupoli a destra come a sinistra capaci di promettere qualsiasi cosa pur di agguantare il potere.  Inutile fare nomi.

Ciò significa che  il  pericolo maggiore è quello della deriva demagogica (del resto già in atto...). Il che però implica, che in fin dei conti, l’approccio costruttivista-securitario (di tipo liberalsocialista o “destro-sociale”) è destinato a crollare da solo per eccesso di domanda sociale e politica.  
Però il rischio è che  una volta caduto questo welfare state semitotalitario,  esso sia   sostituito o da un sistema totalitario vero e proprio  capace di  imporre  l’obbedienza senza offrire nulla in cambio, oppure  dalla dissoluzione sociale:  da una specie di stato di anarchia  in cui  la protezione, quale  fatto puramente privato,  sia  inevitabilmente dettata  dalla  legge del più forte, militarmente parlando, come nell’Alto Medio Evo.
Come si può intuire non c’è di che stare allegri, anche perché, purtroppo, in un contesto del genere, così grave, anche un’ altra Thatcher, come la famosa rondinella solitaria  non farebbe  primavera.
 Carlo Gambescia