martedì 15 maggio 2018

Corsi e ricorsi,
da Vittorio Emanuele III a  Sergio Mattarella
"Dura minga, dura no"



Vorremmo richiamare l’attenzione dei lettori  sul rapporto Demos 2017 sugli italiani e lo stato, l’ultimo, dove si legge che,

"oggi, quasi metà dei cittadini pensa che i partiti non servano. Che la democrazia possa farne a meno. Perché i partiti e i politici sono corrotti. Quanto e anche più che ai tempi di 'Tangentopoli'. E se una larga maggioranza di italiani (62%) crede ancora che la democrazia sia preferibile a ogni altra forma di governo, si tratta comunque di una componente in calo costante. Rispetto a dieci anni fa: 10 punti in meno. Così non sorprende, ma preoccupa anche di più, che quasi 2 italiani su 3 ritengano che oggi il Paese dovrebbe essere guidato da un 'uomo forte'. Un sentimento comprensibile, vista la sfiducia verso le istituzioni pubbliche e verso i soggetti politici. Eppure, a maggior ragione, inquietante. Tanto più se ci voltiamo indietro. A ripercorrere la nostra storia. A riflettere sul nostro passato." (*)


Se le cose  stanno così, perché meravigliarsi della vittoria -  il 4 di marzo -   dei due partiti più antipolitici in assoluto?  E che per giunta ora potrebbero governare insieme? Non per niente la stessa indagine ci dice che in testa alle preferenze  degli italiani  ci sono Papa Francesco, un autocrate, o comunque un “politico” eletto non democraticamente, e l’Arma dei Carabinieri, una polizia militare, distinta da una ferrea disciplina di natura gerarchica, l’esatto contrario di una   democrazia che mette tutti i cittadini, quanto meno formalmente, sullo stesso piano.     
Ora  non riteniamo sia il caso di approfondire il fatto se questo atteggiamento antipolitico sia giustificato o meno, soprattutto  nel senso della  fondatezza a livello percettivo della corruzione in un paese dove la metà dei cittadini difende l' evasione fiscale. Quel che  invece riteniamo interessante  sottolineare  è  come  l’Italia  sia oggi   attraversata da forti pulsioni autoritarie.   Quanto meno, tra quei cittadini   che  nella cabina elettorale  scelgono l’autoritarismo populista. Che, come noto,  inneggia alla democrazia diretta, quindi a un sistema politico plebiscitario senza  partiti. Parliamo di più del cinquanta per cento tra coloro che votano.
Sicché, ecco il punto, dinanzi al rischio autoritario  quale potrebbe essere l’atteggiamento delle forze politiche responsabili? Dal momento che  “l’equazione corruzione = partiti politici” è praticamente inverificabile?  E che quindi non siamo davanti a una questione giudiziaria, ma sociologica? Che concerne la rappresentazione mediatica  manichea e fuorviante dei partiti politici agli occhi dell’opinione pubblica? Quale antidoto al veleno populista?   Che cosa potrebbero fare le forze liberaldemocratiche?
In primo luogo, isolare nel dibattito pubblico le forze populiste, senza scendere  sul loro  terreno,  cioè  va respinta  la retorica populista dell’intransigenza.  Va loro negata  qualsiasi  patente di legittimità.  La parola è brutta, ma rende bene l'idea: ghettizzarle. Staccare la spina, non rispondere mai o peggio rilanciarne le provocazioni. La politica seria deve ritirarsi dai Social: non inseguire mai l'ultimo twitter dell'ultimo stupido populista. Fare un passo indietro.      
In secondo luogo,  i mass media, dovrebbero concorrere tutti insieme, sentendolo come dovere civico, in quest’opera di razionalizzazione del linguaggio e, punto fondamentale,  di ricomposizione del dibattito politico intorno a una retorica della transigenza e della moderazione,  l'esatto opposto dello stile paranoico in politica, tipico  dei missionari e profeti del mondo eticamente puro e  perfetto.
In terzo luogo, la magistratura, nella sua autonomia, dovrebbe respingere qualsiasi tentativo di politicizzazione al suo interno,  soprattutto in chiave populista, e in particolare  delle attività giudicanti. Quindi riserbo, cautela e severità, fino all'espulsione,  con i magistrati politicizzati.      
In quarto luogo,  le forze antipopuliste dovrebbero coalizzarsi, anche in Parlamento, per varare una legge elettorale in grado di  ridurre ai minimi termini l’offensiva populista. La democrazia rappresentativa va protetta dai suoi nemici populisti.  A ogni costo.
Certo, se come sta accadendo in questi giorni, invece di opporsi, soprattutto tra le più alte cariche istituzionali, a cominciare dal Presidente Mattarella,   si favorisce  la nascita di un governo populista, il rischio è quello di assecondare le pulsioni autoritarie che pericolosamente  attraversano l’Italia in lungo e in largo.
Secondo alcuni osservatori, si tratta di un rischio calcolato, perché  non  nascerà alcun governo populista, e se nascerà, durerà pochi mesi. Può darsi.
Però -   fatte le debite proporzioni -  si disse   la stessa cosa di Mussolini. Corsi e ricorsi? Per dirla banalmente con Vico?   Mah...   Allora al Quirinale, c’era il Re:  “Dura minga, dura no”. E invece…

Carlo Gambescia          

(*) http://www.demos.it/a01472.php . Curato da Ilvo Diamanti.