giovedì 26 dicembre 2019

Il  Natale secondo
"Un posto al sole”


Ebbene sì, da anni, chi scrive segue regolarmente (o quasi) “ Un posto al sole”, la soap italiana dalla  lunghissima  anzianità di servizio. 
La sua principale  caratteristica, sviluppatasi però nel tempo, è  di "stare sulla notizia”. Insomma, sull'attualità, politica, sociale, economica.  Di qui però, certo impegno, che può  piacere o meno,   verso  quei temi, cari alla sensibilità della sinistra, o meglio del  mondo liberal (come ora vedremo). Sempre però, senza forzare troppo la mano a storie e  personaggi.   
Ultimamente, si è affrontato il tema transgender e della violenza sulle donne.  Gli ascolti non sono calati, anzi. Ipotizziamo perciò che esista  un’Italia che vota per Salvini e Meloni,  capace però di restare  affezionata  alle storie dell’ aristopop condominio di Posillipo.  
Ieri  è andata in onda la puntata natalizia, come sempre  rivolta ai piccoli:  doni, buoni intenzioni eccetera, eccetera.   Puntata scritta  dagli autori sulla traccia  del diabolico cortocircuito temporale di “Groundhog Day”, dove Bill Murray,  giovane e  cinico conduttore televisivo,  è  costretto ogni giorno, a ricominciare da capo, fino alla conversione finale in bravo ragazzo.
Sicché,  i bimbi della  “Terrazza”  rivivono lo stesso giorno di Natale fino a capire che le cose che contano non sono i regali, eccetera, eccetera.  Fin qui tutto bene. Se non che Giulia (l'attrice, Marina Tagliaferri, nella foto), assistente sociale e nonna affettuosissima,  fornisce ai  nipotini una spiegazione-narrazione dello spirito del Natale fondamentalista. Certo,  di altro segno. Diciamo repubblicano-welfarista.  Quindi  apparentemente  al miele ma  non meno laicista.  Si illustra una tesi  che sembra fatta apposta per scatenare le ire del fondamentalisti religiosi, quelli che usano il presepe come  una pistola carica.
Che “favola” racconta,  nonna Giulia? In sintesi  che lo spirito del Natale è riassunto dallo stare insieme e dal volersi bene.  Il che può anche essere condiviso.   
Però per  quale ragione “può essere”?  Perché, per contro,   può  risultare offensivo per il credente  e provocatorio per il fondamentalista cristiano.
In realtà, la narrazione di nonna Giulia  non è laica ma laicista. Perché?  Un autore  laico - e attenzione, liberale -   scriverebbe  una  puntata  sul Natale senza neppure  sfiorare lo  spirito del Natale. Perché, a suo avviso,  sarà il telespettatore ad attribuire al Natale  lo spirito  che ritiene più opportuno. Insomma, ci si guarda bene dal  calare dall’alto  un  laicismo che credendo di mettere d’accordo di tutti,  rischia invece  di  scontentare tutti. A cominciare dai fondamentalisti religiosi, che come noto non aspettano altro, fino ai liberali come chi scrive. 
Ci spieghiamo meglio:  la differenza tra laicità e laicismo, che poi è quella tra pensiero liberale  e pensiero liberal,  è nella stolta pretesa  di costringere le persone ad essere libere secondo una certa idea di libertà, prescrittiva e imposta dall’alto.  Che tale  idea  sia smielata  o meno non importa.  Quel che marca la differenza,  è che  il  liberale sorvola mentre il liberal si incaponisce.  Il liberale non obbliga nessuno, il liberal sì. E in quest'ultimo caso, come prova la narrazione di nonna Giulia, si tratta di un atteggiamento diffuso, soprattutto a livello mediatico-istituzionale.
Dove sembra   predominare  l'alfabetizzazione morale. Il che a nostro avviso è inevitabile, perché vi impera l'ideologia welfarista  del  "servizio pubblico".  Ma questa è un'altra storia.
In realtà, il vero spirito del Natale, dal punto di vista  liberale e laico, è nel suo contenuto libero. Miele, curcuma, curry, eccetera, eccetera.  Tradotto: baci abbracci, oppure starsene da soli, andare sulla Luna aspettando che passi, fare dieci presepi,  eccetera, eccetera. Non servono maestri e maestrine.  Ognuno di noi,   "metta dentro" quello che vuole.
Insomma, laissez faire, laissez passer. Tutto qui. Eppure...


Carlo Gambescia