mercoledì 13 novembre 2013

Il cattolicesimo sangue e arena 
del “Foglio”




Due parole sul “Foglio”  che persiste  nel  voler dare lezioni di teologia  al  Santo Padre e Chiesa tutta.  E come? Evocando un cattolicesimo sangue e  arena:    

Solo il cristiano che accetti il conflitto con lo spirito mondano può permettersi di essere misericordioso. Amare davvero il mondo, desiderare la sua salvezza, diceva Gilbert Keith Chesterton, equivale a combatterlo: “Amare qualcosa senza desiderare di combattere per averla non è amore, ma lussuria”. Dove si rinuncia all’alterità urticante della verità e della ragione, non c’è più misericordia: rimane l’esibizione e il compiacimento della propria bontà, roba poveretta buona per il palcoscenico mondano.

I picadores di Ferrara-Manolete,  tutti  seguaci del  cattolicesimo più emozionale su piazza, o meglio su arena, quello tradizionalista (tutto riti, sacrifici e banderillas),  sembrano incapaci di  distinguere fra etica della responsabilità ed etica dei princípi.  Vogliono tutto,  martiri e  gladiatori, meglio se toreri: i soli capaci di tagliare le orecchie allo "spirito mondano"... Ovviamente,  a las cinco de la tarde... Ma, dettaglio non trascurabile,  finora senza alcun olé , neppure piccolo piccolo, da  Santa Marta e dintorni...    
Ci spieghiamo.  La Chiesa pur essendo,  per eccellenza,   il regno dei princípi  ha sempre saputo, come prova la sua storia,  commisurarli ai reali  rapporti di  forza  con il nemico.  Quindi non solo  guerre  ma anche armistizi, più  o meno lunghi, con il mondo ostile.  Altro che gli ultimi cinquant’anni post-conciliari… Si pensi solo  alla raffinata  e antica  arte  dei concordati,  frutto  di una sapienza  politica che attinge all’etica della responsabilità. E per scoprire e apprezzare il realismo della Chiesa-istituzione basterebbe dare un’occhiata al  classico libro di Paolo Brezzi, La diplomazia pontificia, anno di grazia 1942. Magari aggiungendo un pizzico (qb) di Carl Schmitt.   La Chiesa ha  messo da parte l’arte? Non crediamo, perché, come da programma,  continua a  muoversi con grande cautela: blandisce i nemici che teme e non incoraggia gli amici invadenti. Tuttavia, se pure fosse, si dovrebbe discutere dei  sentieri interrotti del realismo politico pontificio  e  non  di  bon usage della teologia secondo i toreadores del "Foglio":  giornale nato  il 30 gennaio 1996  e non -  come  suppone  lo straripante ego di Manolete-Ferrara  -   a  Betlemme   nell’anno 1  dell’Era Cristiana… 

Carlo Gambescia 

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