lunedì 17 maggio 2010

Riflessioni
Corruzione e idea di giustizia


.
In tempi in cui la corruzione politica sembra dilagare può essere interessante interrogarsi sull’idea di giustizia. Che cos’ è la giustizia?
Dobbiamo distinguere fra due tipi di giustizia: giustizia metaumana e giustizia umana.
La giustizia metaumana rinvia a un piano superiore. E si fonda sulla distinzione tra un ordine assoluto (superiore) e un ordine umano (inferiore). Un' opposizione fondata sul principio che la giustizia, la “vera giustizia”, non è di questo mondo. Si pensi al passo del Vangelo di Matteo: “Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di questi è il regno dei cieli”.
La giustizia umana, invece, per dirla con Proudhon è “tutta umana, nient’altro che umana; è farle torto riportarla da vicino o lontano, direttamente o indirettamente, a un principio superiore o anteriore all’umanità”. Di conseguenza non potendo fondarsi su un principio superiore, la giustizia umana deve basarsi sul principio dell’unicuique suum ("a ciascuno il suo").
Tuttavia come determinare ciò che spetta esattamente a ciascuno? Dal momento che il principio di giustizia interna (quel che io credo mi spetti, in termini di redistribuzione di diritti e beni soggettivi), di regola, non collima mai perfettamente con il principio di giustizia esterna (quel che la società ritiene che mi spetti, in termini di redistribuzione di diritti e beni oggettivi)?
Da questo "scollamento", infatti, sorgono i conflitti e l’appello dei differenti attori (dall’individuo al gruppo sociale) alla formulazione e applicazione di un criterio di giustizia “giusto”. Di regola, finiscono per esistere tanti modi di intendere l’unicuique suum , quanti sono i soggetti in conflitto… Non esiste perciò soluzione definitiva, almeno in questo mondo. Ecco perché, come scriveva Thomas Mann, "la giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia”…
Spesso la corruzione nasce nelle pieghe dello "scollamento" tra giustizia interna e giustizia esterna. E soprattutto in contesti dove la giustizia metaumana non gioca più alcuno ruolo, né sul piano interiore né su quello esteriore. 
Il corrotto - e ovviamente il corruttore - considera inadeguato quel che la società ritiene che sia giusto per lui (in base allo status). Di qui il tentativo di procurarsi “beni personali aggiuntivi” in qualsiasi modo. Oppure è la stessa società, se priva di principi di giustizia esterna, a favorire, grazie al vuoto anomico, la generale “ricorsa”, spesso feroce, ai “beni personali aggiuntivi”.
E qui ci fermiamo. Perché ora dovrebbe essere chiaro quanto sia difficile contrastare la corruzione in una società segnata dal prevedibile scollamento tra le due forme di giustizia (interna ed esterna) e per giunta priva di qualsiasi forma di credenza, almeno parziamente condivisa, nei valori di giustizia esterna o metaumana. O no?


Carlo Gambescia
.

Nessun commento:

Posta un commento