giovedì 12 marzo 2009

Il libro della settimana: Marco Belpoliti, Il corpo del capo, Ugo Guanda Editore, Parma 2009, pp. 158, euro 12,00.

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=guanda&idlibro=6529&titolo=IL+CORPO+DEL+CAPO

Sembra che il libro di Belpoliti ( Il corpo del capo, Ugo Guanda Editore, Parma 2009, pp. 158, euro 12,00), in prima battuta, sia stato rifiutato da Einaudi, oggi propaggine editoriale della Mondadori berlusconiana. Di cui Belpoliti è, anzi era autore. Dunque un libro pericoloso per il “capo”?
Al tempo. Se qualcuno un giorno tenterà la ricostruzione genealogica dell’antiberlusconismo, potrà incasellare il testo di Belpoliti nell’antiberlusconismo colto: per pochi, magari tutti professori. A differenza, ad esempio, dei libri di Travaglio, non per incolti, ma comunque, come si dice, per il largo pubblico: quello di bocca buona, insomma.
E qui, purtroppo, va ricordato che il “capo” e tutti gli italiani che lo hanno votato sembrano non temere assolutamente l’uno e l' altro. Gli unici che Berlusconi pare - o pareva - temere sono i giudici. Pertanto Belpoliti non procurerà sconquassi di nessun genere. Purtroppo. Certo, gli resterà sempre la magra consolazione di aver messo alla prova, come cavia, lo zelo di qualche funzionario editoriale dell'Einaudi, più berlusconiano di Berlusconi. Chi si contenta gode.
Ma veniamo a Il corpo del capo. 
L’ approccio è post-moderno, anche se Belpoliti ci correggerebbe subito parlando di post-post moderno... Post-moderno, dicevamo, nei termini di una sociologia visuale, che attraverso la rappresentazione (fotografica) spiega il rappresentato (Berlusconi). Infatti, il corpo (di Berlusconi) indagato è quello fotografato, e per suo esplicito volere.
Semplificando al massimo: secondo l'autore il Berlusconi immortalato sarebbe una specie di vorace Zelig (quello di Woody Allen), capace di incarnare e catturare l’immaginario di un italiano, per intendersi, tutto Famiglia, Amante, Evasione fiscale e Grande Fratello. Quell’ italiano degli anni Ottanta-Novanta, che il Cavaliere avrebbe, per alcuni, pericolosamente rivitalizzato, per altri costruito ex novo, attraverso i suoi invasivi programmi-spazzatura.
Ovviamente la tesi di fondo è infiorata di dotte citazioni e rinvii incrociati come rampicanti a Baudrillard, Barthes, Foucault, Morin, Blanchot, solo per fare qualche nome. E con un merito particolare: pur citando Bauman (d'annata però), Belpoliti non s'inventa, e ci risparmia, un Berlusconi "liquido"... Evidentemente, l'autore è uno che pensa e scrive (o scrive e pensa?) alla francese: ama le analogie au grand galop… Di qui però certi piroette e scambi logici - che lasciano perplessi chiunque non ami la quadriglia e tanto meno il can can che ne è una variante tardiva - come far apparire sul piano politico Berlusconi prima erede del maschilismo mussoliniano (per il suo decisionismo) e poi icona del transessualismo politico (per il suo divismo parossistico, quasi da vizietto). Fermo restando, che Belpoliti, se interpellato sull'importante quesito, risponderebbe che il macho e il trans possono convivere insieme. Certo, au grand galop
Quando in realtà sarebbe semplicemente bastato enucleare il bonapartismo di fondo del Cavaliere (http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.it/2009/02/la-sconfitta-del-centrosinistra.html
): la sua visione politica della democrazia come tirannia della maggioranza, ma in nome del popolo. E dunque, senza tanti giri di parole, sottolineare come Berlusconi continui a far leva sul concetto di audience vincente. Da lui trasposto dal mondo dei mass media a quello della politica, in termini sicuramente non liberali. E poi esteso, di ritorno, alle sue guerre giudiziarie: “io” il popolo contro “voi” i giudici. Un aspetto ben colto - anche se in misura viscerale - da Nanni Moretti ne Il Caimano. Soprattutto nelle scene finali. Molto forti ma, quelle sì, di grande valore visuale ed esplicativo.
Il che significa, che se si vuole capire qualcosa di e su Berlusconi, alla sociologia visuale au grand galop di Belpoliti, condensata ne Il corpo del capo , è forse preferibile il cinema vero e proprio: la visualità vera di Nanni Moretti, senza tante circonlocuzioni.
Purtroppo è così. Se di grana grossa, come quello di Travaglio, l’antiberlusconismo rischia di dire poco, o comunque sempre le stesse cose. Se di grana fine, come quello di Belpoliti, quasi nulla. O ancora peggio di confondere le acque, come un dupe qualsiasi. Magari con un certo stile di scrittura. Ma come si sa, lo stile, di per sé, non può trasformare un libro inutile in un libro utile. 

Carlo Gambescia

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