giovedì 18 maggio 2006

Profili/26
Charles Wright Mills





Charles Wright Mills (1916-1962)  incarna tuttora la figura del sociologo nemico di qualsiasi regola, chiesa, accademia. Il padre dell' "immaginazione sociologica". Alla quale oggi in effetti si ricorre sempre meno. Mentre per gli aspetti politici, probabilmente, la sua opera è datata . Tuttavia, vista la ricchezza del suo pensiero, è interessante ripercorrerne vita e opere.
Charles Wright Mills nasce a Waco nel Texas nel 1916, da una famiglia della middle class di origine irlandese e di religione cattolica. Studia filosofia e sociologia all'Università del Texas (1935-1939). Dopo la laurea (M.A.) consegue il dottorato in sociologia e antropologia all'Università del Wisconsin (1941). Dopo di che passa all'Università del Maryland (1941-1945), e infine all Columbia University (1945), dove insegnerà fino alla morte (1962) Negli anni Cinquanta, Mills affina il suo radicalismo politico (più vicino alle tradizioni populiste e democratiche americane, che a quelle marxiste europee), collabora a importanti riviste "liberal", come "Dissent", mette a frutto la sua salda preparazione scientifica, scrivendo libri importanti. E soprattutto viaggia molto, in particolare negli ultimi anni della sua vita. Si reca in Inghilterra, Polonia, Messico, Brasile, Unione Sovietica e Cuba. Condivide e difende gli obiettivi della rivoluzione cubana, come la causa delle popolazioni sudamericane. Attirando su di sé l'attenzione della Polizia Federale (FBI). Tuttavia la morte prematura, causata da un attacco di cuore (Mills soffriva di una grave cardiopatia), lo mette, purtroppo, a riparo e per sempre, da eventuali rappresaglie dei "federali" (Su questi aspetti si veda M. Forrest Keen, Stalking Sociologist. J. Edgard Hoover's FBI Surveillance of American Sociolog, Transaction Publishers, New Brunswick and London 2004 (2° ed.), - www.transactionbooks - in particolare pp. 171-186, (Hour Man in Havana: C.W.Mills Talks, Yank Listens ).
L'opera di Mills segue tre direttrici.
La prima è quella della critica della società americana, da lui affrontata in White Collar. The American Middle Classes (1951, trad. it. Einaudi, Torino 1966) e The Power Elite (1956, trad. it. Feltrinelli, Milano 1959). Mills mette a frutto la lezione weberiana- marxiana, per criticare dal punto di vista sociologico (e implicitamente politico) la rigidità (e grettezza) pseudo-aristocratica della società americana. L'homo americanus, secondo Mills, "vegeta", prigioniero di una serie di schemi socioculturali, utilitaristici, ottimamente manovrati dall'élite politica, economica e militare; schemi di comportamento, vere e proprie "maschere" marxiane, che impediscono la realizzazione della democrazia sociale ed economica. La sua ricostruzione dei meccanismi di inclusione-esclusione è magistrale.
La seconda direttrice è quella più propriamente teorica, e rinvia a The Sociological Imagination (1959, trad. it. Il Saggiatore, Milano 1962). Punto d'arrivo speculativo, che può essere compreso nel suo sviluppo, solo attraverso la lettura di una serie di opere, alcune delle quali pubblicate postume: Sociology and Pragmatism. The Higher Learning in America (1964, trad. it. Jaca Book, Milano 1968), la sua tesi di dottorato; From Max Weber. Essays in Sociology (1946, con H.H. Gerth, trad. it. Franco Angeli, Milano 1991); Images of Man (1960, Edizioni di Comunità, MIlano 1963), una ricca antologia sociologica, utile per capire le preferenze di Mills; Power, Politics and People (1963, trad. it, in due volumi, Bompiani, Milano 1971). Mills cerca una sua strada capace di conciliare pragmatismo (come uso pratico delle idee, in termini di riforme sociali), tecniche sociologiche (le più diverse, da quelle empiriche a quelle storiche), e immaginazione sociologica. Da lui intesa come ciò che "permette di afferrare biografia storia e il loro mutuo rapporto nell'ambito della società (...). [E'] la facoltà [di] saper passare da una prospettiva ad un'altra (...) di abbracciare con la mente le trasformazioni più impersonali e remote e le relazioni più intime della persona umana e di fissarne il rapporto reciproco" (trad. it. Il Saggiatore, Milano 1962, pp. 16-17).
La terza direttrice è più propriamente politica. Probabilmente la più caduca. Anche se stimolante sotto il profilo della battaglia delle idee e dell'autobiografia politica di Mills. Si vedano perciò: The Causes of World War Three (1959, trad. it. Feltrinelli, Milano 1959); Listen Yankee: The Revolution in Cuba (Feltrinelli, Milano 1962); The Marxists (1962, trad. it. Feltrinelli, Milano 1969). In Mills c'è come elemento di fondo, certa ingenuità politica, probabilmente molto americana, ben colta da Zygmunt Bauman, nel ricordare il viaggio di Mills in Polonia verso la fine degli anni Cinquanta: "Durante il soggiorno di Mills a Varsavia, Gomulka, parlò alla radio criticando un saggio del mio amico Lezek Kolakowski. Cominciammo a tremare tutti quanti: essendoci scottati le dita così tante volte in precedenza, ci aspettavamo di peggio. Ma Mills era euforico: "Come siete fortunati e come dovete essere felici... Il leader del paese che reagisce ai trattati filosofici! Nel mio paese, nessuno uomo di potere presta attenzione a quello che faccio" ( Keith Tester, Società, etica, politica. Conversazioni con Zygmunt Bauman, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002, p. 29).
Scherzi dell'immaginazione sociologica... o politica?  Politica.
Per una buona biografia di Mills si rinvia a quella scritta - da alcuni però definita discuitibile - dal suo collaboratore e amico Irving Louis Horowitz, C. Wright Mills. An American Utopian, The Free Press, New York 1983 (www.freepress.). Tra i contributi italiani, si ricorda il saggio esauritissimo, ma ancora oggi suggestivo e accurato, di Giorgio Marsiglia, L'immaginazione sociologia di C. W. Mills, il Mulino, Bologna 1970. 
Carlo Gambescia

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