giovedì 11 settembre 2014

A proposito del discorso di Obama
Gli Stati Uniti sono un impero?


Non siamo esperti di politica estera ma "l'Obama's Speech on Isis" è  veramente  deludente.  Possono bastare  retorica a buon mercato, bombe dall’alto, aiuti umanitari  per contrastare il fenomeno  jihadista? (*)  No.  Purtroppo,  il principale problema della politica estera americana resta quello del rifiuto di  ragionare a lunga scadenza.  O se si vuole, come un impero. Ci spieghiamo meglio. Probabilmente, negli ultimi  cinquant’anni gli unici presidenti capaci di orientare la politica estera,  senza pensare ( o almeno solo) alla  rielezione,  sono stati  Nixon e Reagan.  Certo, il nemico, rappresentato dalla sfida sovietica, era ben visibile e compatto. Senza dimenticare - cosa molto importante -  che Nixon, ebbe come consigliere politico un personaggio  del calibro di Kissinger.  
Oggi invece gli Stati Uniti,  al di là delle difficoltà oggettive insite nella lotta al terrorismo (per la sua diffusività) e della mediocrità degli uomini al comando (a partire da Obama), sembrano non  capire la  necessità dei  tempi lunghi e quindi di politiche di largo respiro sotto il profilo militare.  Politiche,  da non confondere, con il bellicismo usa e getta dei due  Bush  e di Clinton.
Perciò si può sostenere che il “problema Isis”, contrariamente a quanto di solito si osserva, discende da un interventismo americano a termine, ideologicamente slegato, militarmente contraddittorio, punteggiato di frasi a effetto e, ripetiamo,  privo di vero  respiro imperiale.
Un impero, se tale, non minaccia,  invia subito le sue legioni. E le tiene sul campo fino alla vittoria totale, costi quel costi.  Ma gli Stati Uniti sono un impero?

Carlo Gambescia               



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