lunedì 27 novembre 2006


Il malore del Cavaliere
Berlusconi non è immortale...


Il malore che ieri ha colto Silvio Berlusconi ha catturato l’attenzione dei media. Il viaggio del Papa in Turchia e il groviglio mediorientale sono passati subito in secondo piano. Quali riflessioni può suggerire un Berlusconi esanime? Che a braccia viene accompagnato fuori sala, tra lo stupore e la paura del peggio di tutti i presenti?
Due riflessioni.
La prima riguarda il simbolismo della politica. In pratica, l’uomo che ha creato dal nulla la televisione commerciale in Italia, per un attimo, ha dato l’impressione di poter morire, addirittura, in diretta televisiva…. Certo, stando a media, sembra che si sia trattato di un semplice malore. Ma per il telespettatore, la prima impressione è stata quella del distacco dalla vita, con quel senso di vuoto quasi fisico, che travolge tutti, quando la morte sfiora qualcuno a noi vicino ( anche solo “televisivamente”): potrebbe toccare a me… Ecco il primo pensiero. Poi, visto che si tratta di un personaggio pubblico, viene la teatralità: le braccia che lo sostengono in una specie di tragico e finale body surfing, la piccola folla che lo circonda, il medico personale che cerca di blandirlo, quasi con affetto. Sono immagini che non si dimenticano e che entreranno nell’immaginario politico(-televisivo) italiano… Di più: le immagini dell’intervista a Berlusconi, prima di entrare al San Raffaele, fanno pensare a quelle di Mussolini che scende dall’aereo tedesco, dopo la liberazione dalla prigione del Gran Sasso. Anche Berlusconi è pallido, viso smagrito, tirato, e nonostante ciò si sforza di sorridere e salutare. Forse, come Mussolini, Berlusconi sente dentro di sé, che la sua avventura politica rischia di volgere al termine.
La seconda riflessione è politica. L’uscita di scena di Berlusconi, anche solo per ragioni di salute, può provocare due conseguenze.
La prima: la disgregazione del centrodestra, e in particolare di Forza Italia. Dalla conseguente diaspora potrebbe rinascere la Democrazia Cristiana, ma anche lo stesso Partito Socialista, di craxiana memoria. E l’ interessante trasformazione di Alleanza Nazionale in moderna destra democratica, potrebbe subire un rallentamento. Anche la Lega potrebbe subire la stessa sorte. La seconda: nel centrosinistra, potrebbe aumentare il potere di ricatto delle componenti cattoliche e socialiste, attirate dalla possibile rinascita di un grande centro moderato. Sarebbe, insomma, la fine di quel frammento di bipartitismo sviluppatosi, così faticosamente, negli ultimi dieci anni. Si rischia di tornare, all' andreottiana politica dei “due forni”: un grande centro paludoso che di volta in volta, secondo le proprie convenienze, politiche, scelga di allearsi con la destra o con la sinistra.
Pertanto, piaccia o meno: lunga vita a Silvio Berlusconi.
Carlo Gambescia

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