Incidenti di Torino. Non sono gli “Anni di Piombo”, quando imperversava il feroce terrorismo di destra e di sinistra, ma il governo e la quasi totalità dei giornali e telegiornali (ma anche sui social l’egemonia della destra è forte), cercano di farli passare come tali.
E con una differenza fondamentale, che quattro ragazzi ai quali è stato negato una spazio pubblico, e che protestano (magari con qualche ingiustificato eccesso), cosa che invece si permette ai centri sociali abusivi di destra, sono dipinti, da un governo di radicali di destra, come terroristi.
Per chi non avesse capito, la differenza è che allora al governo c’erano democristiani, socialisti, laici di vario colore politico e persino comunisti (appoggio esterno), oggi c’è la destra radicale di allora che fomentava i giovani di destra, come in un famoso discorso di Almirante a Firenze.
Da una parte – ieri – i partiti che affondavano le origini nella Resistenza e nel Cln, dall’altra – oggi – i fascisti di allora. E infatti come si è espressa Giorgia Meloni? “Nemici dello Stato”. Con la maiuscola ideologica (tutto dentro lo Stato, nulla fuori dello Stato, vecchia musichetta). Il vocabolario è lo stesso che i fascisti, prima e dopo Mussolini, usavano per distruggere la credibilità di qualsiasi forma di opposizione, da quella con le armi a quella con la parola.
Ci si potrà accusare di difendere l’indifendibile. Molti non si sono resi conto – la stessa sinistra tace, teme di essere accostata ai “Nemici dello Stato” di Torino – che l’Italia, per la prima volta dal 1945 – rischia la libertà.
Esageriamo? Un solo piccolo esempio, da ceto urbano colto, riflessivo (già sappiamo come ci liquideranno), quando un giornale come “Il Foglio”, ultima ridotta liberale, tira la volata a Giorgia Meloni, intervistandola, e mette in prima pagina la lettera di auguri per i trent’anni del giornale di un Papa trumpiano, è veramente la fine. Dammi il vino con un po’ di idrolitina clericale e fascista, per citare il Battiato di “Zone depresse”.
Il mondo ormai ha decisamente virato a destra, e non una destra democratica, ma fascista. Che nulla ha dimenticato.
E l’Italia, periferia di un Impero, che una volta era del Bene, ha prima anticipato e poi seguito la marcia trionfale di un più che aspirante criminale fascista come Trump. Non ci si illuda sulla possibilità da farlo cadere con i famigerati “file Epstein”. Trump, come ogni vero dittatore non teme i giudici. Sa di poter contare sulle forze armate, paramilitari, sui servizi segreti su fortissime minoranze armate nel paese.
In una agghiacciante intervista, il governatore democratico del Minnesota Tim Walz dice di temere per l' America, un “Fort Sumter Moment in Minneapolis”. Per chi ignorasse la storia americana, la Guerra di Secessione esplose il 12 aprile 1861, con l’attacco confederato a Fort Sumter, nella baia di Charleston. Da lì in poi non fu più una crisi politica: fu guerra vera, lunga e sanguinosa. Il resto — compromessi, retorica, buone intenzioni — saltò in aria con i primi colpi di cannone.
L’impero del Bene per ora non tornerà. L’America ribelle e patriottica, antischiavista, dalla parte della Costituzione e dei diritti, per ora non tornerà. Soprattutto se dovesse all’improvviso,risvegliarsi in quell’aprile del 1861.
Siamo retorici. Vediamo fascisti ovunque? Decida il lettore.
Come concludere? In modo poco elegante ma onesto.
Qui non si tratta di “difendere l’indifendibile”, bensì di rifiutare una trappola semantica ben nota: trasformare il conflitto politico in questione penale e l’opposizione in minaccia ontologica. Di tramutare, insomma, le “martellate”, ovviamente mai giustificate (ci mancherebbe) al poliziotto in “martellate” alla libertà.
È così che si preparano i salti di regime: non con i carri armati, ma con le parole “giuste” ripetute ossessivamente. E soprattutto con una paura diffusa ad arte verso ogni forma di diversità: dalla coppia gay al militante anarchico, dal migrante in cerca di fortuna all’intellettuale non schierato con il potere.
Quando un governo vuole dire chi è dentro e chi è fuori dallo Stato (sempre con la maiuscola: lo dice pure la grammatica, eh…), chi può parlare e chi no. Quando la categoria di “nemico” torna a circolare con disinvoltura, non siamo davanti a un incidente: siamo davanti a un sintomo. E i sintomi, in politica, vanno presi sul serio prima che diventino diagnosi.
Chi tace oggi, per paura di essere confuso con i “Nemici dello Stato”, domani scoprirà che il silenzio non protegge nessuno. Protegge solo il potere che lo impone. E a quel punto difendere l’indifendibile non sarà più una scelta polemica, ma l’unico modo rimasto per difendere la libertà.
Carlo Gambescia




