martedì 12 maggio 2009

Chiesa Cattolica 
Come “Medici Senza Frontiere”?



Ogni anno, quando si scatena la campagna per l'8 per mille, ci secca molto vedere la Chiesa, come si dice, con il cappello in mano. E soprattutto quell'insistenza a presentare se stessa come una qualsiasi organizzazione benefica. Ad esempio Medici Senza Frontiere.

Il che ci ha spinto a riflettere su quel che è emerso da un Seminario di studi sul tema “Religioni e Società (tendenze evolutive in Italia e nella scena Europea)”, promosso dall’Eurispes e dal Ripe, e tenutosi qualche mese fa. (http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=40836&idsezione=4). Un interessante incontro che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Gian Maria Fara, Paolo Masotti, Sergio Arzeni, Evgheny Novosselov, Federico D’Agostino. Ma prima i fatti.
Secondo D’Agostino si dovrebbe conferire maggiore attenzione alla “religiosità popolare, essendo una delle fonti che alimenta maggiormente lo spirito religioso in Europa. Infatti, il senso religioso troppo spesso è confuso con l’assetto istituzionale della Chiesa”.
Il che indubbiamente è vero. Ma in parte fuorviante, perché si rischia di ridurre la religiosità (pratica) al puro senso religioso (individuale). O se si vuole, a fatto emozionale. E, come è noto le emozioni umane sono quanto di più profondo e nascosto possa esistere. Perciò come quantificarle? Ma non solo: un’ emozione, causata per esempio da una perdita, può produrre effetti “spirituali” molto differenti: può spingere a “ritornare” in chiesa, come a puntare su altre pratiche (meno “chiesastiche”), come tentare di mettersi in contatto con il defunto, per poter partecipare vittoriosamente a una puntata di “Affari tuoi”…
Perciò quando si indaga, o addirittura si celebra, la “religiosità popolare” certi aspetti ambigui, se non negativi, vanno tenuti presenti.
Di qui l’importanza di continuare a studiare forme istituzionali, quali la frequenza ai sacramenti. Insomma, il cristianesimo emozionale, può spiegare il perché di certe “riconversioni”, ma non sempre il loro “prolungamento” nel tempo. Frutto di una “sedimentazione” sociale e spirituale, legata alla partecipazione collettiva ai riti costitutivi della fede individuale, e perciò rilevabile empiricamente.
Certo, siamo pur sempre nel campo del probabile, perché la pratica, può restare un fatto circoscritto farisaicamente alla santa messa domenicale. Tuttavia la partecipazione ai sacramenti resta un dato obiettivo e misurabile. Altrimenti si rischia di scambiare per rinascita religiosa anche l’acquisto di un manualetto new age sulla spiritualità post-prandiale…
Ma c’è anche un secondo aspetto, introdotto, in perfetta buona fede, da un altro relatore. Secondo Sergio Arzeni “la presenza delle organizzazioni religiose nelle attività sociali e, in particolare, nello sviluppo del Terzo settore ricopre una rilevanza notevole vista l’urgenza di fenomeni sociali quali, ad esempio, l’immigrazione”.
Il che è vero e lodevole. Ma a una condizione. Che non si pretenda, come auspica certo laicismo, di ridurre la Chiesa Cattolica a pura organizzazione benefica.
E qui andrebbe fatta una notazione finale, suggeritami qualche tempo fa dall’amico drammaturgo Roberto Buffagni: “ Oggi la religione cristiana sembra non essere più necessaria a giustificare il principio ordinatore della società capitalistica. Per molti se c’è bene, se non c’è fa lo stesso. E nella vita sociale e nella storia, essere superflui è molto pericoloso” ( http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.it/2009/03/la-chiesa-cattolica-ai-tempi-di.html).
Perciò il vero rischio - per coloro che ovviamente credono in una Chiesa dottrinariamente più impegnata (o addirittura“militante”) - è rappresentato dal fatto che la Chiesa stessa, pur di non farsi considerare superflua, finisca in futuro per porre in secondo, se non terzo piano, i valori sacramentali del cristianesimo rivolgendosi più alla cura dei corpi che delle anime.
Come Medici Senza Frontiere. Appunto.

Carlo Gambescia

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