martedì 5 giugno 2018

José Ortega y Gasset e  Julien Freund
(Buenas) noticias de España


Da sinistra a destra: José Ortega y Gasset e Julien Freund 


Buone notizie dalla Spagna?  Di sicuro, non quella  di un socialista a scartamento ridotto, Sanchez, che grazie alla lotteria democratica è riuscito a diventare Premier…  Sfascerà tutto,  alleandosi con Podemos e  Indipendentisti, delle varie tribù, mare e montagna,  che già  ballano sotto la  Luna, evocando i  cattivi spiriti del  tutto e del contrario di tutto. 
No,  la  buona notizia non è questa. Allora quali sono? 
La prima è personale,  in una mia  (rara, credetemi) scorreria libraria nel centro storico di Roma, ho trovato, e subito acquistato, a un prezzo più che onesto, direi, veramente,  d’occasione, le Obras Completas di José Ortega y Gasset,  nove  volumi, editi dalla Revista  de Occidente, Madrid. Si tratta di una seconda edizione, 1963-1965. Stato di conservazione, ottimo.  Ma il punto non è solo bibliografico o da monomaniaco del libro di antiquariato (forse, nel caso, modernariato).  Per me i libri sono strumenti di lavoro,  non reliquie da conservare ad uso e consumo  di onanismi estetizzanti.


Leggo Ortega, da più di quarant’anni, prima in italiano, poi in castigliano. Potrei dire, parafrasandolo, che Ortega è la mia “circunstancia" esistenziale. Il che può apparire banale… Però è così.  Mi ha accompagnato  tutta la vita. Non gli ho dedicato monografie, però è presente nei  miei libri. In uno di questi l’ho definito un “liberale triste”. Ortega: filosoficamente  liberale (per un periodo, anche un tantino socialista), politicamente realista. Il liberalismo è la dottrina dell’ottimismo, il realismo politico rinvia invece al  sano vigilare sui fatti. Di qui,  certa maliconia sulla natura degli uomini e della cose sociali. Una malinconica consapevolezza  che affiora in tutta  l’opera orteghiana.  Intellettuale, però effervescente, dalle molte idee. In questo senso,  saggista per eccellenza.  Ortega  non è pensatore da un solo libro.  Il lettore prenda  nota del punto.
La seconda buona notizia è la pubblicazione del magnus opus di Julien Freund,  L’essence du politique in lingua castigliana. In realtà, si tratta di una seconda edizione (la prima risale al 1968) de  La esencia de lo político (Centro de Estudios Políticos y Constituticionales, Madrid 2018), magnficamente curata, anche per la traduzione (rivista) da Jerónimo Molina Cano - massimo studioso europeo del grande sociologo francese -  autore di un portentoso studioso introduttivo, che opportunamente modificato, vedrà luce in edizione italiana.
Dicevamo di Ortega, uomo dalle molte idee.  Julien Freund, (scomparso nel 1993, Ortega nel 1955), pur essendo, non solo come uomo ma come intellettuale ricco di interessi, i più vari,  autore di numerosi e importanti studi, di regola è ricordato per un solo e grandissimo  libro. L’essenza del politico (anche materialmente: siamo davanti a un volume  di quasi novecento pagine). E, di riflesso, per una sola, altrettanto maestosa idea:  semplificando (forse troppo),  quella che il politico resta, la politica passa. La forma  della politica,  pur incarnando, di volta in volta,  contenuti storici differenti, resta  sempre uguale  a se stessa, prescindendo quindi dalle tipologie  di  regime politico (democratiche o meno).
Per quale ragione il politico resta fedele a se stesso? Come roccia solitaria sulla quale si abbattono le onde della storia?   Perché si nutre di costanti, o “presupposti” come quelli tra comando e obbedienza, pubblico e privato,  amico e nemico. Le eterne regolarità del politico.
Forzando il pensiero di  Ortega  e unendolo  alle intuizioni di  Freund,  si potrebbe dire, con uno spostamento di piano (dalla vita individuale, storica  a quella collettiva),  che  il politico è la "circostanza"  che avvolge l’uomo trans-storico.  Ciò  significa, che anche Freund è un liberale triste.  Perché egli  ritiene, come Ortega,  che  esistono vincoli e limiti all’agire umano. Limitazioni che si manifestano come veri e propri fatti.  A guardia dei quali è compito degli studiosi   restare,  sotto  ogni clima politico: sole o  pioggia, vento,   neve e ghiaccio.  Senza mai deflettere.  
Certo, come è noto,  al soldato, per così dire,  della scienza e della filosofia  sociali    piace combattere  più che fare la guardia.   Ma qualcuno deve pur farla. 
Ecco l'importanza   della lezione di  Ortega e Freund,  attentissime  sentinelle.  Della verità dei fatti.  

Carlo Gambescia