venerdì 8 marzo 2024

Jorit. Un babbeo a Mosca

 


Perché meravigliarsi del selfie di Jorit con Putin? E di certe sue espressioni lusinghiere verso l’autocrate? Perché screditarlo come un artista prezzolato al servizio di Mosca?

Esiste una categoria che la destra di estrazione missina, ora che è al governo e si agita contro l’artista, sembra aver dimenticato: quella del “pellegrino politico”. Anche a destra.

Gli analfabeti politici, dalla memoria corta, di Fratelli d’Italia, chiedano “informazioni” in argomento a Franco Cardini, storico con cattedra (ma non era un perseguitato politico nell’Italia di Craxi?), che nel 1991scrisse un’introduzione a Il Fascio di forze di Alphonse  de Châteaubriant  (nella foto di copertina, a sinistra di Jorit).

Scrittore francese, politicamente conservatore, che di ritorno, da un viaggio nella Germania hitleriana, anno di grazia 1936, animato da sincero entusiasmo – Cardini lo assolve e idealizza dipingendolo come un “sognatore solitario” – pubblicò una specie di celebrazione politica del Führer. Per intuire il tono generale del volume si legga qui:

“Sì, Hitler è buono. Guardatelo in mezzo ai bambini, guardatelo chinarsi sulla tomba di coloro che amava; egli è immensamente buono, e lo ripeto: buono(*)

Châteaubriant non era pagato da Hitler. Credeva veramente nei valori comunitari e gerarchici proclamati dal Führer. Vedeva in Hitler una specie di mistico santo secolare, altruista e “buono”. Non scorgeva invece né la “Notte dei lunghi coltelli”, né il primo tentativo di Anschluss dell’Austria, né le Leggi di Norimberga, né la rioccupazione della zona demilitarizzata dalle Renania. Credeva a ogni parola di Hitler, quando proclamava, il suo desiderio di pace.

Il vero problema allora è un altro. Fino a che punto uno scrittore può autoingannarsi? Cioè fino a che punto si può travisare la realtà? O meglio proiettarvi solo ciò che si vuole vedere.  Purtroppo la caduta libera nella credulità sembra non avere limiti.

Il “pellegrino politico”, e il Novecento dei totalitarismi ne ha conosciuti a destra come a sinistra, andava a Mosca e Berlino, con lo stesso bagaglio psicologico dei fedeli che si recavano a Lourdes. Volevano bagnarsi, per guarire dal "cancro liberale" dell’Occidente, nelle acque, giudicate salvifiche, del nazismo e del comunismo. Cose, per l’appunto, da creduloni. Ovviamente nell’Aldiquà.

Una penna all’arsenico come quella di Robert Brasillach, altrettanto fascista ma disincantato, liquidò libro e autore, parlando del viaggio di un “babbeo nel Walhalla”.

Ecco,  anche nel caso di Jorit,  si può parlare di un babbeo a Mosca.

Carlo Gambescia

(*) Alphonse de Châteaubriant, Il fascio di forze (La Nuova Germania), Akropolis/La Roccia di Erec, Firenze 1991, p. 55. Tondo  nel testo.

Nessun commento:

Posta un commento