giovedì 28 marzo 2024

Giorgia Meloni è neonazista?

 


I vocabolari spiegano che il prefisso “neo” designa la ripresa a scopo innovativo di un’idea, di un movimento, di un partito. Un qualcosa, diciamo così, che riscuote il consenso degli innovatori, sebbene richieda un adeguamento ai tempi. Si parla infatti di neoclassicismo, neoscolastica, neocapitalismo, neoliberalismo, neofascismo, neonazismo.

Se poi al prefisso e al  termine  si aggiunge un’ulteriore specificazione, nel senso di declinare la ricaduta  dell’idea, del movimento, del partito a livello personale,  come ad esempio  “nell’animo”,  si vuol dire che il neoclassicista, il neoscolastico, il neonazista  è tale fin nei sentimenti e aspirazioni  intime.

E qui veniamo ai fatti. Nella primavera del 2022, durante  una conferenza in un liceo  barese, il professor Luciano  Canfora, filologo e storico, dalle idee di sinistra, piuttosto noto, definì Giorgia Meloni: “neonazista nell’animo” (*).

La Meloni lo querelò per diffamazione seduta stante. Però senza entrare nel merito. Parlò semplicemente di “ parole inaccettabili ancora una volta pronunciate da una persona che si dovrebbe occupare di cultura e formazione e che invece finisce a fare becera propaganda a giovani studenti”.

Dopo due anni, il prossimo 16 aprile si terrà la prima udienza (**).

Il ragionamento di Canfora, a dire il vero piuttosto rozzo per uno storico, attribuiva al “neonazismo nell’animo” di Giorgia Meloni il fatto di essersi “ subito schierata con i neonazisti ucraini”…

Luciano Canfora reiterava la vulgata di Mosca (gli ucraini nazisti, eccetera, eccetera). Di sicuro la tesi non rappresentava e rappresenta il massimo dello spirito critico. Perciò non a torto, Giorgia Meloni accusò il professore di fare propaganda. Però, al tempo stesso, curiosamente, non entrò nel merito dell’accusa di “neonazismo nell’animo”.

Va detto che all’epoca la Meloni, non era ancora a Palazzo Chigi. Quindi le critiche di Canfora erano rivolte al leader di partito. La Meloni non rappresentava l’Italia. Nessuna carica istituzionale da tutelare d’ufficio, come del resto prova la querela di parte.

Sarà perciò interessante scoprire le carte di Giorgia Meloni: se e come contrattaccherà sul doppio concetto di “neonazista” e “nell’animo”.

Neonazista è chi si rifà ai principi del nazismo, tra i quali troneggiavano razzismo e antisemitismo, con l’intenzione di aggiornarli ai tempi. Come però? Un neonazista, come provano quei movimenti politici che oggi si dichiarano tali, ribadisce con forza il “valore” dell’antisemitismo e del razzismo. E Giorgia Meloni, almeno pubblicamente, pur essendo piuttosto dura verso i migranti, non ha mai fatto alcuna apologia di tali principi.

Quanto all’espressione “nell’animo”, potrebbe essere provata solo sottoponendo Giorgia Meloni al test sulla personalità autoritaria risalente agli studi in argomento di Adorno. Cosa piuttosto complicata da attuare in una causa di diritto civile, ammesso e non concesso che un giudice conosca l’esistenza della “scala di Adorno”.

In realtà, a tale proposito, l’unico dato certo è che Gorgia Meloni, giovanissima, a quindici anni, nel 1992, aderì al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile missina: due anni prima dello sdoganamento berlusconiano.

Pertanto fece in tempo a respirare quell’ ambigua atmosfera di complicità culturale con il fascismo che distingueva l’ambiente missino. Va detto che politicamente parlando dalla lettura dei suoi libri emerge un' impronta intellettuale di tipo tradizionalista, di cui la Meloni non ha mai fatto mistero.

Ora, se è vero come è vero che il neofascismo, come riproposizione di un fascismo rivisto e corretto, include un’ istanza tradizionalista, Giorgia Meloni può essere definita culturalmente neofascista. Però non nei termini del reato di ricostituzione del partito fascista. Quanto all’espressione “nell’animo”, anche nel caso del neofascismo, resta difficile da provare sul piano della personalità, perché si tratta di qualcosa di nascosto, addirittura di intimo.

Diciamo che Giorgia Meloni, in quanto culturalmente tradizionalista, presta oggettivamente il fianco alla tentazione fascista. Un brodo culturale   tra  i cui ingredienti  spiccano  la critica del progresso e il rifiuto  del liberalismo. Una brodaglia, per alcuni ( e non a torto),   che tra Otto e Novecento preparò il terreno adatto per  la nascita dei fascismi.  E che, se trangugiata,  può tuttora  provocare gravi danni politici e sociali.

Giorgia Meloni condivide la critica tradizionalista al mondo moderno (che ovviamente ha varie sfumature: qui semplifichiamo).

Perciò Giorgia Meloni non è conservatrice ma reazionaria. I suoi libri sono un inno alla triade Dio, patria e famiglia. Valori agli antipodi di una modernità caratterizzata invece dalla triarticolazione concettuale tra individuo, umanità e diritti di libertà, anche da ogni legame familiare.

Pertanto a differenza del professor Canfora definiremmo Giorgia Meloni una neofascista di stampo tradizionalista. Con spiccate capacità di imbrogliare le carte. Pensiamo al suo non comune pragmatismo, infatti contestato dai neofascisti duri puri (ferocemente antiliberali, anticapitalisti e antiamericani) che non vogliono sentir parlare di difesa dell’Occidente.

In realtà la svolta occidentalista degli ultimi tempi non è inconciliabile con il tradizionalismo meloniano. Dio, patria e famiglia rinviano alle radici cristiane della cultura occidentale. La Riforma spezzò l’unità del cristianesimo. Il protestantesimo sposò la causa della modernità, il cattolicesimo le si rivolse contro. Una contraddizione che vide in pieno XX secolo una parte dei cattolici, perfino tedeschi, schierarsi con Hitler e Mussolini.

Gorgia Meloni vive la modernità come un peso. La guarda di traverso, o meglio "guata". Di qui come dicevamo il pericolo della tentazione fascista, pericolo comunque sempre in agguato nel neofascismo, anche quando di matrice tradizionalista.

In sintesi: Giorgia Meloni non è neonazista, ma di sicuro  tradizionalista. E sotto tale aspetto rientra a pieno titolo nella genealogia del neofascismo che “per li rami” risale fino al fascismo.

Carlo Gambescia

(*) Qui una sintesi dei fatti: https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/12/bari-luciano-canfora-durante-lincontro-in-un-liceo-giorgia-meloni-neonazista-nellanimo-la-leader-fdi-annuncia-querelo/6556981/.

(**) Qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/03/27/meloni-querela-luciano-canfora-definita-neonazista-animo-aprile-udienza-solidarieta-cittadini-associazioni/7493790/ .

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