lunedì 25 marzo 2024

Fosse Ardeatine. Sei righe sei

 


La cosa grave non è rappresentata solo dalle sei righe sei, ma dall’  indifferenza della “gente”. La stessa gente da trent’anni deificata nelle piazze televisive e digitali. Lo scandalo è nell’assenza di reazioni pubbliche verso un governo di estrema destra che giorno dopo giorno sta tramutando il Ventennio fascista in oggetto misterioso.

Croce, non molto felicemente a dire il vero, una volta parlò del fascismo come dell’ invasione degli Hyksos. Giorgia Meloni, da par suo, sta trasformando il fascismo in mistero etrusco. Il lettore ricorderà senz’altro l’alone di mistero che avvolge la storia etrusca. Da dove venivano gli Etruschi ? Pirati? Mercanti? Navigatori? Ierocrati? Un popolo autoctono o invasore? Ma sono veramente esistiti o li hanno inventati i Romani? E così via.

Intanto si legga il messaggio meloniano.

“Oggi l’Italia onora e rende omaggio alla memoria delle 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, terribile massacro perpetrato dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell’attacco partigiano di via Rasella. L’eccidio ardeatino è una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale e ricordare cosa accadde in quel funesto 24 marzo di ottant’anni fa è un dovere di tutti” (*).

Si noti subito una cosa fondamentale. Il “terribile massacro” è imputato alle “truppe di occupazione naziste”. Che – vero – hanno premuto il grilletto. Ma spalleggiati dai fascisti. Questa è storia. Pertanto è di gravità assoluta omettere nel messaggio commemorativo il feroce ruolo del collaborazionismo fascista.

Questa reticenza fa parte, come più volte notato, della strategia dell’omissione di Giorgia Meloni, che conta soprattutto sull’indifferenza della gente. Chi ha reagito infatti? Solo l’Anpi, in qualche misura, sia detto con grande rispetto, associazione di “addetti ai lavori”.

Purtroppo gli italiani – qui il vero problema – non sono iscritti in massa all’Anpi. E la stessa esistenza dell’Anpi indica la necessità della conferma istituzionale. In realtà, sociologicamente parlando, forse in modo impressionistico, ciò che è spontaneo, si pensi a una “Resistenza vivente” nei cuori di tutti o quasi tutti, non ha necessità di conferme istituzionali. Fatto salvo ovviamente il valore associativo, in una società aperta, di una memoria organizzata degli eventi. Anche perché senza l’Anpi che ci ricordi  cosa  è stata  la Resistenza  saremmo tutti meno liberi.

Perché allora questa indifferenza, questo distacco, questa freddezza, verso la Resistenza? Atteggiamenti, purtroppo, diffusi. Che però non vengono dal nulla.

Spieghiamo meglio.

Da un lato, per chiamarli con il loro nome, i vigliacchi e i loro eredi. Pensiamo al 90 per cento degli italiani che rimase dietro le finestre in attesa che la bufera passasse. Una massa passiva, inerziale,  contraria alle azioni partigiane, perché, come poi regolarmente accadeva, provocavano la reazione dei nazisti.  Si dirà che non erano vigliacchi ma solo persone prudenti. Gli eroi sono  sempre pochi, eccetera, eccetera. E sia. 

Però che tipo di memoria storica della Resistenza, quella vera, i “prudenti” potevano trasmettere a figli e nipoti? Zero.  Il che spiega, almeno in larga parte, l’indifferenza di oggi. Assenza di una cultura resistenziale diffusa. 

Dall’altro lato, va ricordata la monopolizzazione politica successiva della Resistenza, non a torto, da parte dei comunisti che ebbero, come pare, il più alto numero di caduti. 

Ora, lasciando da parte le questioni del leninismo partigiano e della pavidità politica delle forze democratiche e liberali che pure combatterono nazisti e fascisti, il “connubio” Resistenza-Comunismo, ad elevato tasso di “ideologizzazione” dell’antifascismo, non ha aiutato la successiva diffusione di una genuina e spontanea cultura della Resistenza tra la gente. 

Che era quella rimasta alla finestra: i “prudenti” o “vigliacchi” (decida il lettore). Gente, che (sintetizzando) per quietismo politico (si legga apatia), non voleva e non vuol sentire parlare di conflitti, come accade oggi, se non per il welfare: per l’asilo nido, le pensioni, i bonus, eccetera. Certo,  si sono portate avanti, in primis da parte delle organizzazioni partigiane,  campagne  di  sensibilizzazione civica e politica. Ma  come ben si sa la poesia di Dante la si scopre non a scuola ma dopo.  Ammesso e non concesso che un giorno la  si  scopra.  

In questo contesto apatico, una volta agguantato il governo, per l’estrema destra di Giorgia Meloni è stato un gioco da ragazzi ricondurre la dittatura di Mussolini, alleato dei nazisti,  nel mistorioso alveo dell’ etruscologia fascista.

Chi erano i fascisti? Boh! Da dove sono venuti? Boh! Ma sono esistiti veramente? Boh!

Carlo Gambescia

(*) Qui per il messaggio: https://www.governo.it/it/articolo/dichiarazione-del-presidente-meloni-occasione-dell80-anniversario-delleccidio-delle-fosse . Per la foto di copertina, qui: https://www.romasparita.eu/foto-roma-sparita/106689/fosse-ardeatine-3 .

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