mercoledì 3 maggio 2017

Piazza San Pietro  e il popolo dei barboni
Sociologia della puzza di merda (pardon...)




Chi scrive non si era accorto di nulla.  Almeno fino a ieri.  Ovviamente, per accorgersi di quanto riferiremo si deve  vivere a Roma, come noi.  Ma di cosa stiamo parlando? Semplice. Piazza San Pietro non  è soltanto presidiata da poliziotti e turisti,  ma di sera, soprattutto di sera, da un esercito di barboni, che trova rifugio e cibo, per metterla sul diritto internazionale,   non  in territorio vaticano ma italiano, davanti al colonnato.
Rifugio, si fa per dire: si dorme all’aria aperta, sotto i portici non di San Pietro, ma dove capita.  Il cibo è gentilmente offerto da un gruppo volontari.  Evidentemente è copioso, perché i rifiuti alimentari attirano dalle rive del Tevere, a un passo,   gabbiani golosi e antipatici.  Nell’aria - parliamo della piazza antistante al colonnato  - un olezzo di defecazioni umane e  sporcizia. 
Qual è il senso di tutto questo? Un tradizionalista potrebbe prendersela con Papa Francesco, perché prima del suo pauperismo conclamato, la piazza non era  caduta così in basso. Un ateo e mangiapreti, potrebbe accanirsi su questa nuova forma di potere temporale della Chiesa, che invita, per furbe ragioni mediatiche, “gli ultimi” a  venire a cena a davanti alla Basilica.  Un romano incazzato (pardon) potrebbe scagliarsi contro la “sindaca”  Raggi e  il prefetto: la prima perché non pulisce, il secondo perché consiglia (siamo in Italia) ai poliziotti di guardare altrove.
E il sociologo, che si è trovato a passare di sera dalla piazza, con un  gruppo di amici,  non romani, per ammirarla? Il sociologo, come potrebbe commentare? La sciatteria populista  del papa,  l’immobilismo politico   della “sindaca” e, amministrativo,  del prefetto  non sono forse un segno di decadenza sociale?  Bisognerebbe chiedere al Maresciallo Spengler.  Il  sociologo scorge solo  indifferenza sociale. Del papa, che parla parla, parla di poveri, ma poi vive in quel grande albergo a cinque stelle che si chiama Santa Marta e fa  montare tre docce sotto il colonnato...   Della “sindaca” che  parla, parla parla di assistenza sociale, sempre a cinque stelle, però poi lascia che delle attività di soccorso se ne occupino volontari improvvisati. Il prefetto che non parla e non agisce.  E che sicuramente -  parliamo del  prefetto -  se fosse un albergo,  al massimo avrebbe diritto a una stella.  
Morale della favola:  a piazza San Pietro, ore 22 del 2 maggio 2017, si sente puzza di merda (pardon...).  Come quando nell’Ottocento, così dicono le cronache, a Roma, comandavano i papi, e le strade erano piene zeppe di mendicanti, cavalli e altri animali da soma…  

Carlo Gambescia