lunedì 2 gennaio 2017

Il discorso di  fine anno  del Presidente Mattarella
“Chiagni e fotti”


Nella vita, e ancora di più in quella politica, spesso ci si ritrova a fare compromessi,  ad essere reticenti,  talvolta addirittura a mentire, per evitare un male minore o conquistare un bene maggiore. Inoltre, la vita sociale, per essere tale, impone una buona dose di ipocrisia: ci si appropria, simulandole,  delle virtù sociali che vanno per la maggiore.  L’uomo, piaccia o meno,  proprio perché è un  animale politico,  sembra  naturalmente portato, per guadagnarsi i favori  dell’altro, all’ipocrisia. Come del resto  recita l’etimo della parola stessa,  che indica il  sostenere una parte  (nella commedia umana).
A tutto questo pensavamo, mentre il Presidente della Repubblica,  nel suo discorso dell’ultimo dell’anno, celebrava il  referendum di dicembre  come  un  trionfo della "partecipazione democratica"… Sì, come quella che portò Hitler al potere…
Quale parte recita “in commedia” Mattarella?  Lusinga, veramente,  le plebi giacobine del posto fisso e dell’antipolitica?  Oppure fa solo  finta? Trattandosi di una specie, ormai molto rara, quella del politico democristiano (un panda politico ormai in sparizione), propenderemmo per la seconda ipotesi. La tecnica, come si dice  in vernacolo napoletano, del "chiagni e fotti". 
E in effetti   lungo questa linea, come dire,  antropologico-politica,   va a porsi  la nascita del Governo Gentiloni:  il cui vero (e meritorio) scopo  sembra essere  quello di far approvare una legge elettorale che renda inoffensivo il movimento pentastellato.  Il che spiega la giusta  insistenza di Mattarella, su una legge elettorale “omogenea”. 
Pertanto  il suo  chiagne la "democrazia" grillina  per fotterla meglio,   potrebbe far ben sperare, se non fosse che il contesto, soprattutto politico, non è più quello dorato  della Prima Repubblica.  Cosa vogliamo dire? Che, una strategia (elettorale) del genere per riuscire, dovrebbe poter contare sulla complicità delle opposizioni. Probabilmente Mattarella, da democristiano di sinistra, ricorda, e con gusto, le ghiotte avances (spesso però reciproche) dei democratici cristiani verso socialisti e comunisti: dagli anni del Centrosinistra a quelli del Compromesso storico.  
Ora però,  Grillo, se ci si passa l’ardito paragone storico,  politicamente ancora meno duttile di Hitler, difficilmente accetterà in futuro mediazioni su una legge elettorale, disegnata per metterlo fuori gioco (anche perché  si tratta di sopravvivenza politica).  Quanto a Berlusconi, Salvini, Meloni,  si può solo sperare che  finalmente  capiscano  che Grillo non va inseguito sul piano della retorica antipolitica, con regolamentare bava alla bocca,  ma spento  con una legge elettorale ad hoc. Comprenderanno? Difficile prevedere.  
Come si  può capire,  il "chiagni e fotti" di Mattarella, potrebbe non funzionare. Sicché  nel 2017, qualora si votasse, senza paracadute elettorale (anti-Grillo), la situazione politica potrebbe diventare ancora più instabile e perciò favorevole all' avventurismo  pentastellato.   
Certo,  per dirla con il Mattarella, del solo “chiagne”, sarebbe un altro segno della  "grande vitalità" democratica del Paese… 

Carlo Gambescia                      

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