mercoledì 19 novembre 2014

Luoghi comuni politici
Che c’entra il 
fascismo con la destra?


I luoghi comuni non ci piacciono, soprattutto quelli politologici.  Tra questi  c' è l’insistenza  nel ritenere di destra l’arcipelago "neopostfascista"  (per intendersi  quel che resta degli ex missini) e di riflesso, cosa più grave,  il fascismo stesso,  al quale del resto  il Movimento sociale italiano si richiamava esplicitamente.
Crediamo - come rilevò Norberto Bobbio - che il punto discriminante  tra destra e sinistra sia il concetto di eguaglianza.  La sinistra è per l’eguaglianza, la destra no.  Messa così, però, destra e fascismo, ambedue antiegualitari,  sarebbero fenomeni politici da catalogare a destra. Discorso chiuso.
Invece, non è così.  Diciamo che la destra rifiuta l’ eguaglianza sostanziale mentre il fascismo rifiuta anche l’eguaglianza formale.  Il che implica una notevole divergenza.  Perché il fascismo all’egualitarismo formale-sostanziale sostituisce il livellamento “scalare” dall’alto, nel quadro di una gerarchizzazione politica e sociale. Sicché, il supremo decisore del merito individuale resta  lo Stato (quello con la esse maiuscola). Per contro, la destra conservatrice,  liberale, democratica al rispetto dell’eguaglianza dinanzi alla legge,  affianca la fiducia nei  naturali  meccanismi selettivi sociali ed economici. Il supremo decisore del merito individuale, non è la mano visibile dello stato,  ma quella invisibile del Mercato (quello con la emme maiuscola).
Ora,  si può anche non  essere d’accordo con la visione  liberale, però se, come abbiamo precisato, il credo nell’eguaglianza formale è il  valore discriminante tra destra e sinistra, il fascismo  non è sicuramente di destra. Allora è di sinistra?  Neppure, perché, i regimi comunisti e le più morbide socialdemocrazie, che pur con intensità diversa hanno criticato la democrazia formale,  si sono sempre  battuti, ovviamente con esiti storicamente differenti (e per fortuna...), in nome della democrazia sostanziale.  Il fascismo, invece ha sempre respinto, in linea teorica e di fatto,  sia la democrazia formale che quella sostanziale. Quindi, hanno ragione alcuni storici, quando accettano l’autodefinizione dei teorici fascisti,  di porsi al di là della destra e della sinistra in nome della nazione.
Il nazionalismo, infatti,  spiega l’avversione  per la democrazia rappresentativa (“ Il Parlamento? Sono in troppi a parlare!”) per l’economia di mercato (“Decide lo Stato, non un pugno di mercanti!”) per il Liberalismo (“ Liberali? Pappemolli!”).  Il che spiega anche l'attuale reviviscenza  tra i "neopostfascisti" di idee,  in chiave anti-Ue e anti-immigrati,  dall'inconfondibile  sapore fascista (" Gli usurai di Bruxelles!",  "Prima il lavoro italiano!").  Ma questa è un' altra storia... Però, ripetiamo, che c’entra il fascismo con la destra? E a maggior ragione con la democrazia liberale e democratica?

Carlo Gambescia 
                    

4 commenti:

  1. massimo maraviglia20 novembre 2014 17:23

    Che cosa è lo Stato? E' res populi, cioè è la nazione che si è data la sua struttura; chi è il capo? Colui che incarna il Volksgeist e sa offrire ad esso la carne della decisione politica. L'uguaglianza tra gli individui si dà con la mediazione della medesima appartenenza alla nazione. La differenza tra popolo e capo si annulla quando il capo manifesta la sua appatenenza attiva alla nazione. Il fascismo nasce nelle trincee: è una democrazia delle trincee. Il suo modello è il capitano che guida la sua truppa e si preoccupa per il destino dei suoi sottoposti, ricevendo un'obbedienza e una fiducia assoluta dai suoi uomini, dimodoché al tempo stesso il capo appartiene alla truppa e la truppa al capo, mentre entrambi sono organi della nazione. La dinamica di inversa proporzionalità o di compresenza tra uguaglianza e libertà nel senso che i concetti hanno assunto dopo l'89 non descrive il fascismo...a tutto ciò il fascismo è profondamente estraneo, anche se non è estraneo all'idea "in sé" di uguaglianza, così come non lo è il nazionalismo con la sua rivendicazione di un diritto all'emancipazione delle nazioni proletarie contro le nazioni ricche. Insomma l'uguaglianza non è quella formale del liberalismo, né quella sostanziale della democrazia, perché la "sostanza" della democrazia (più o meno liberale) è il cittadino inerme, inerte, pacifico, che cerca comodità e liberazione dal bisogno. La "sostanza" del fascismo è il soldato, l'ardito, l'aviatore, il futurista, l'avventuriero, il poeta e l'uscocco. Da qui la nozione diversa di "parità dei rapporti" che si determina nelle diverse condizioni.

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  2. Mi hai cancellata dalla tua lista di amici, Carlo Gambescia, e invece il fascista razzista Massimo Maraviglia può essere il tuo amico... Assai eloquente, direi. E tu sì che hai senso dell'umorismo, se ti incazzi perché ho scritto cose troppo "forti" sul capitalismo democratico e sul fascismo...Non reggi i miei commenti critici del capitalismo democratico e dici che sono io che non ho senso dell'umorismo.
    Il germe del fascismo è endemico nel capitalismo; una crisi può elevarlo a proporzioni epidemiche a meno che siano applicate drastiche contromisure. La rovina militare del fascismo tedesco e italiano nella seconda guerra mondiale ha convinto la maggior parte delle persone che il fascismo era stato distrutto per sempre e che fu talmente screditato da non poter mai più attirare eventuali seguaci. Eppure nuovi gruppi e tendenze fasciste emersero da allora in quasi ogni paese capitalista. L'illusione che la seconda guerra mondiale è stata combattuta per rendere il mondo sicuro dal fascismo ha fatto la fine dell'illusione precedente che la prima guerra mondiale fu combattuta per rendere il mondo sicuro per la democrazia.
    Per la borghesia monopolistica, i regimi parlamentari e fascisti rappresentano soltanto veicoli di dominio diversi; la borghesia monopolistica ricorre ad uno o all’altro, a seconda delle condizioni storiche. Ma sia per la socialdemocrazia che per il fascismo, la scelta di uno o dell'altro veicolo ha un significato indipendente; per loro è una questione di vita politica o di morte. Maria-Cristina Serban

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  3. Alcune precisazioni: 1) La prego di non usare, almeno qui, un linguaggio triviale ( “se ti incazzi”), e non mi dia del tu; 2) non si preoccupi dei miei rapporti con il professor Massimo Maraviglia, non la riguardano; 3) quanto al mio senso dell’umorismo, lei non è assolutamente in grado di darmi lezioni; 4) la tesi del nesso tra capitalismo e fascismo è stravecchia: si tratta di una argomentazione politica priva di valore storiografico e buona solo per gli attivisti: sorta di reductio ad unum (del fascismo e del liberalismo al capitalismo come denominatore comune), smontata da De Felice nelle sue “Interpretazioni”, opera alla quale la rimando. Studi! Tra l’altro, lei ripete a pappagallo la tesi di uno dei più mediocri storici del fascismo (da me citato nel primo commento a Fabrizio Marchi: Reinhard Kühnl, “Formen bürgerlicher Herrschaft” (1971), trad. it. “Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo”, Feltrinelli 1973).
    Pertanto, ripeto, una signorina che usa un linguaggio triviale, che vuole decidere di chi io debba essere amico o meno, che non ha alcun senso dell’umorismo e che per giunta non si applica, non può essere mia amica su Fn, né altrove. Passo e chiudo.

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  4. Pardon, chiedo scusa ai lettori, non Fn, ma Fb... :-)

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