mercoledì 25 marzo 2015

Le clarisse, il Papa e la Littizzetto
Madri, perché non porgere l’altra guancia?



Tutti, o quasi, abbiamo visto il surreale  intermezzo  delle suore di clausura napoletane,  festanti, forse troppo, intorno al Santo Padre. Scontata perciò la facile battuta della Littizzetto:  "Non si capisce perché erano tutte attorno al papa, se perché non hanno mai visto un Papa o perché non hanno mai visto un uomo".  Purtroppo, sulle suore, nell’immaginario non solo anticlericale, ma della gente  comune, aleggia tuttora una “leggenda nera”  In realtà -  e non è necessario scomodare la sociologia -  chiunque  abbia  frequentato le suore non può non apprezzarne il candore e la spontaneità, talvolta irrefrenabile, infantile (nel senso buono del termine),  surreale, soprattutto in “libera uscita”:  bambine gioiose,  capaci però, come  attesta la "martirologia", anche contemporanea, del supremo sacrificio.   
Meno scontata o forse no (considerato lo stato confusionale in cui versa la Chiesa Cattolica) la  replica della clarisse,  ovviamente attraverso il Social Network: “Ci dispiace che la sig. Littizzetto, che abbiamo apprezzato in altre occasioni, abbia pensato che le ’represse monache di clausura stessero aspettando il Papa per abbracciare un uomo... probabilmente per fare questo avremmo scelto un altro luogo e ben altri uomini... se avessimo voluto...  Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?????".  
Che bisogno c’era? Perché non scegliere  il silenzio?  La Littizzetto, con quelle battute vive, anche bene. E per giunta,  rispetto ai buffoni di corte di un tempo  non rischia niente.  Anzi.  
Un comico  resta un comico, come una suora di clausura rimane ( o dovrebbe rimanere) sempre tale. Tra le due figure, al di là della carità cristiana, non può esserci ponte.   E poi, perché rispondere, come dire, “da sinistra”?  “Probabilmente per fare questo avremmo scelto un altro luogo e ben altri uomini... se avessimo voluto “…  Tentando, come studentelle presuntuose, di superare il  professore. O detto altrimenti:  di essere  più realiste del re, anzi della Regina. Dei buffoni di oggi, i comici televisivi.  
E così, addio silenzio,  candore,  eccetera, eccetera.  Mentre sarebbe bastato, semplicemente,  porgere l’altra guancia…  

Carlo Gambescia       

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