giovedì 2 luglio 2020

 I neofascisti  giustificano tuttora la scelta di Mussolini
10 giugno 1940,  trionfo del bellicismo fascista  

Nel mese di giugno  la stampa neofascista (pardon, sovranista),  digitale e non, ha ricordato, arrampicandosi sulle  giustificazioni, gli ottant’anni dell’entrata in guerra  di Mussolini (10 giugno 1940).   Guerra fascista, attenzione,  non guerra italiana, come invece  tentano di  presentarla i nostalgici del Duce che oggi  portano all'occhiello la coccardina  sovranista.    
Certo, dal punto di vista della storia degli eventi, in particolare politici, poiché nessun  dittatore governa mai  da solo (esistono  burocrazie e apparati),    resta sempre  possibile ridefinire, a livello di microstorie,   le cause efficienti politiche di una decisione, come quella di entrare in guerra.  Magari individuando le continuità e discontinuità nella catena di comando, eccetera, eccetera.  Braudel, grande storico francese, distingueva però tra storia  degli eventi (di regola politici) e storia delle strutture (economiche e ambientali), mai  dimenticando, sul piano delle mentalità, l’importante  ruolo storico  delle ideologie.
Ora, sotto questo profilo l’ideologia fascista, a differenza di quella liberale e  socialista,  fu di nome e di fatto bellicista.   Certo, sono esistiti anche  un imperialismo liberale e socialista, ma come appendici sociologiche ( o meglio metapolitiche) di una volontà, discutibile o meno,  di miglioramento delle sorti dell’umanità nel suo complesso. Che poi, nella realtà, gli ideali liberali e socialisti si siano scontrati con le regolarità della politica, ad esempio il concetto di egemonia,  è un fatto che non inficia, per così dire, le buone intenzioni liberali e socialiste.
Il fascismo -  come pure il nazismo -  fu  invece bellicista allo stato puro:  in ciò esso  fu erede dell’ubriacatura nazionalista, votatasi a  saldare nazione e reazione,  ubriacatura  che si prolungò ben oltre la Prima guerra mondiale, traducendosi nella  guerra fascista del "sangue contro l'oro, che nulla aveva in comune con l'umanitarismo del socialismo risorgimentale.  Un'ideologia, apertamente bellicista   che oggi fa di nuovo capolino sotto il nome, più light,  di sovranismo,  che per ora combatte Unione  Europea e  immigrazione, usando però lo stesso vocabolario, antiliberale e antisocialista, dei movimenti nazionalisti e fascisti.
Nonostante ciò, alcuni storici revisionisti ritengono che  all'ideologia  fascista e  nazista, per colpevole spirito di fazione,  non  venga riconosciuta alcuna  “buona intenzione”, cosa che invece accadrebbe  nei riguardi  delle correnti liberali e socialiste.
Si rifletta però. Al netto di certo spirito propagandistico, all’insegna come si dice oggi, criticandolo  (soprattutto a destra) del “politicamente corretto”,  dove sono, anzi dove  erano  le buone intenzioni? Se, ad esempio,  nel  suo  Preludio  a Machiavelli (1924 *),  Mussolini, teorizzò la forza,  in chiave nazionalista e statolatrica,  come mezzo esclusivo e  risolutivo  del conflitto politico interno ed esterno?  Altro che discorso pubblico liberale…
Certo, le tesi  “umanitaristiche” di liberalismo e socialismo possono essere criticate,  però, cosa che non si può negare, e che comunque rappresenta un notevole presupposto etico-politico ( assente nel fascismo e nel nazismo e che in politica gioca comunque  un ruolo  frenante), liberali e  socialisti non teorizzano il bellicismo puro e l’uso della forza come normale strumento  di governo esterno e interno. Il che, invece,   per il realismo politico criminogeno neofascista  resta  segno di grave  debolezza… (**).
Perciò fu guerra fascista, assolutamente fascista,  che può essere giustificata solo da coloro che  condividono tuttora, magari nascondendosi dietro la foglia di fico del sovranismo, i presupposti bellicisti del fascismo.
Un Paese liberale, sarebbe entrato in guerra contro Hitler, ma tirato per i capelli, come fu per la Gran Bretagna. E mai avrebbe invaso a freddo la Francia, che tanta parte ebbe nel nostro Risorgimento.  
Quindi, ripetiamo, fu guerra fascista, assolutamente fascista.  Che c’è da giustificare?

Carlo Gambescia   



(*) Benito  Mussolini,   Opera Omnia, edizione a cura di Edoardo. e Duilio  Susmel, La Fenice, Firenze, vol. XX, pp. 251-254. Abbiamo approfondito il punto  nella nostra introduzione a Gaetano Mosca,  Il Principe di Machiavelli quattro secoli dopo la morte del suo autore, Edizioni il Foglio, Piombino (LI) 2017, pp. 19-21,  25-26.
(**) Sul realismo politico criminogeno  si veda Carlo Gambescia,  Il grattacielo e il formichiere. Sociologia del realismo politico, Edizioni Il Foglio 2019, Pimbino (LI),  pp. 41-64.