sabato 11 giugno 2022

Lo stop della Bce, un prestigiatore e tre cialtroni

 


Il centrodestra ancora una volta ha mostrato la sua immaturità come futura forza di governo. Si legga qui:

Lo stop della Bce all’acquisto di titoli di Stato ha caricato il centrodestra contro la banca centrale proprio nell’ultimo giorno di campagna per le amministrative .
“Bce, Commissione e Parlamento europeo è partito un attacco contro l’Italia, c’è chi specula e vuole svenderci come la Grecia”, l’allarme di Matteo Salvini, che ha convocato una riunione urgente della Lega lunedì, per “reagire subito per difendere il lavoro e i risparmi degli italiani”.
Per Antonio Tajani “la signora Lagarde poteva aspettare qualche mese”, e contesta alla presidente della Bce che sarebbe stato “più giusto attendere di far calare il prezzo dell’energia e poi decidere”. Giorgia Meloni definisce la mossa di Francoforte “intempestiva e inopportuna”, perché “non siamo ora in una posizione tale da rivedere il quantative easing”. (*)

Diciamo però che la responsabilità di questo passo indietro, tra l’altro tardivo, della Bce, è anche del governo Draghi e prima ancora del governo Conte, nelle due versioni. Perché hanno tutti appoggiato l’allegra politica di creazione della moneta della Bce, mediante l’acquisto di titoli contro denaro fresco, e quindi l’inevitabile sviluppo dell’inflazione, forse previsto ma giudicato due anni fa un rischio calcolato per far digerire agli italiani, con i famigerati bonus, la segregazione antiepidemica, pardon antipandemica.

Debito pubblico in cambio di consenso politico. Tutto qui. Inciso, lo chiamano anche keynesismo…

Ora però, i furbetti del quartierino del centrodestra, Tajani, Salvini e Meloni, non vogliono onorare la cambiale che hanno contratto con la Bce. E così rincominciano con gli insulti, tentando di aizzare le folle contro l’ ”Europa dei banchieri”. E per giunta durante una gravissima crisi militare in Ucraina che reclama il massimo dell’unità europea. Sono veramente dei cialtroni.

Quanto al centrosinistra, e in particolare a Draghi, se ci si  passa l’espressione, si è incartato da solo. Perché se è vero che l’invasione russa dell’Ucraina ha scatenato una crisi energetica, che sta gonfiando il tasso inflattivo (siamo a un passo dalle due cifre), è altrettanto vero, che iniettare denaro nel sistema economico, per almeno due anni – cosa che Draghi addottoratosi al Mit doveva sapere – non poteva non spingere verso l’alto l’ inflazione. Sono cosette, per così dire, che si studiano al primo anno di economia: si chiama teoria quantitativa della moneta (PQ=MV), ha padri come Hume e Fisher.

Cosa ci dice questa teoria? Che c’è un relazione diretta tra i prezzi generali dei beni (P) e la quantità di moneta (Q) in circolazione (MV): se cresce la quantità crescono anche i prezzi. Punto. Tutto il resto è fuffa keynesiana per garantirsi il consenso politico.

Quindi Draghi non poteva non sapere. E ora che propone? Parla di scorporare dall’inflazione i prezzi energetici, e quindi ricalcolarla sulla base dei costi (interessi)  di un debito pubblico, tradotti però  in termini di prezzi (finali) per la  transizione energetica, quindi produttivi. Certamente,  ma in un’altra vita. Sui bonus invece  Draghi tace. Giochi di prestigio, neppure di alto livello.

Ricapitolando. Un prestigiatore e tre mascalzoni. Poveri noi.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/06/10/bce-centrodestra-attacco-contro-italia.-lunedi-riunione-urgente-della-lega_fa3fcd8d-44b8-43ec-ab91-4ee253145430.html .

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