lunedì 6 giugno 2022

Il fascino sottile della monarchia…

 


Non è facile a prima vista capire l’entusiasmo degli italiani per la monarchia britannica. In particolare per il Giubileo della regina Elisabetta che si è celebrato in questi giorni.

Una voglia di partecipare concretizzatasi in ricchi collegamenti televisivi (Rai e privati) per trasmettere in diretta “ il concerto” e la “parata finale” in onore della regina.

La monarchia resta la più antica forma di governo. Ha migliaia e migliaia di anni. Esercita un fascino sottile.

Invece la repubblica, come oggi la concepiamo, fondata sulla sovranità popolare, rimanda alla Rivoluzione francese. A qualcosa che è appena dietro l’angolo della storia. Nulla di consolidato. Di archetipico. Ci spieghiamo meglio.

Da un lato c’è una specie di archetipo millenario, un fatto di mentalità collettiva, che privilegia il governo di un solo individuo, dipinto come una specie di padre (o madre). Dall’altro un esperimento politico, tuttora in evoluzione, contestato da conservatori e rivoluzionari, addirittura in Occidente, insomma in patria.

La facciamo difficile? Certo, la gente comune non sottilizza, non indaga, non si occupa di storia delle idee. Si “sente” semplicemente attratta dal cerimoniale, dal fasto, che in realtà la spartana monarchia britannica, sotto l’effetto del partito laburista e di una pubblica opinione progressista ha da  tempo ridotto al minimo indispensabile, soprattutto da Edoardo VII in poi. Senza però dimenticare il cattivo gusto che innerva il nostro tempo, che poi si vendica, come si è potuto vedere, con installazioni a dir poco improbabili…

Ovviamente, va pure considerato il cosiddetto fattore di rinforzo morale rappresentato dall’industria mondiale del gossip. Una gigantesca multinazionale dell’informazione che produce in enormi quantità il sale che insaporisce la pietanza più amata: quella del pettegolezzo, soprattutto sui ricchi e potenti. Si vuole sapere tutto delle aristocrazie, ieri di spada, oggi di roba. Perché come recita il titolo di una famosa telenovela: “Anche i ricchi piangono”.

Di fatto in Italia la Monarchia Savoia fu liquidata in fretta e  furia all’indomani della guerra mondiale, perché ritenuta colpevole, crediamo giustamente, di gravissime connivenze politiche con il fascismo. L’Italia da un giorno all’altra, seppure per poco più della metà, si ritrovò repubblicana: schierata dalla parte del popolo sovrano. Eppure il popolo erede del famoso referendum istituzionale del 1946 continua ad apprezzare, in modo inconsapevole, se non l’istituzione almeno la prassi monarchica.

Qualche esempio?

Uno: il doppio mandato degli ultimi due presidenti della repubblica, indica una ricerca di stabilità o conservatorismo istituzionale (dipende dal punto di vista), che rappresenta l’esatto contrario delle rotazione veloce delle cariche, anche ai massimi livelli, teorizzata dalla democrazia repubblicana. Eppure nessuna reazione popolare.

Due: i continui appelli, non solo dei partiti, al Presidente della Repubblica, perché intervenga, con “parola dirimente”, come si legge, nelle più diverse sfere sociali, rivelano le crepe dell’edificio ideologico repubblicano. Si evoca, seppure indirettamente, il presidente-re taumaturgo, che con la sua parola guarisce. Anche qui nessuna reazione popolare. Anzi. 

Perché parliamo di “prassi monarchica”? Diciamo di monarchia senza re? Perché non si tratta di una scelta ragionata, di una vera e propria motivazione monarchica. Si tratta, più semplicemente, dell’ oscuro desiderio collettivo del governo di uno solo.  Senza curarsi più di tanto che quell’ “uno”, evocato come il miracoloso salvatore della patria, il padre buono ( o madre) che dall’alto vede e provvede alle necessità della numerosa figliolanza, possa assumere la forma del tiranno antico o comunque del moderno dittatore.

Personaggi – il tiranno e il dittatore – che, attenzione, si dichiarano sempre dalla parte del popolo.

Diciamo che si potrebbe persino parlare di un fattore cesaristico della politica. Qualcosa che si è profilato, come una specie di ombra sempre più lunga e avvolgente, soprattutto dopo la fine giudiziaria della Prima Repubblica.

Va detto che nel cesarismo sussiste anche un’idea di revoca: “io l’ho eletto, io lo depongo”.

Il che rinvia alla nera onda populista che rischia di sommergere gli ideali repubblicani. Infatti, quando si parla di repubblica presidenziale, si pensa sempre, seppure a termine, a una specie di monarchia repubblicana. Si vuole un esecutivo forte nelle mani di un uomo forte. Il che però imporrebbe il bipartitismo e una serie di nuove regole costituzionali per avvicinarsi al modello americano, che è l’unico, almeno fino a Trump, capace di funzionare.

In Italia, la repubblica presidenziale, non casualmente desiderata da una destra di origine neofascista o comunque da politici con radicamento autoritario, potrebbe invece sfociare in esperienze di tipo sudamericano, favorendo addirittura il ritorno dei militari in politica.

Inoltre, piaccia o meno, il repubblicanesimo in Italia ha antipatiche tradizioni di guerre civili, interne ed esterne, come pure di inviti allo straniero, nel senso del “fuori le mura” (il capitano, il podestà, poi signore, principe, re), perché, come “terzo”, pacifichi le fazioni. Come però? Facendosi una fazione propria.

Si dirà che il nostro è un processo alle intenzioni (monarchiche o repubblicane che siano). Che rapporto può esistere tra il telespettatore della diretta da Buckingham Palace e un colpo di stato “monarchico-repubblicano” in Italia?

Probabilmente esageriamo. Però, non si dimentichi mai, che in ultima istanza, come provano storia e sociologia, gli uomini al governo delle leggi sembrano preferire il governo di altri uomini. E in particolare, il governo di uno solo: un cesare carismatico, una specie di padre, o se donna, madre. Un Cesare al quale, ci si può anche ribellare, magari periodicamente, come capita al classico, sociologicamente classico, “figlio prodigo”.

Ma si tratta pur sempre di un’entità fisica – il Cesare – dipinta sul piano dell’immaginario (dell’archetipo collettivo, insomma), come protettrice e salvatrice. Alla quale appellarsi: da Cesare a Mattarella.

O meglio a chi verrà dopo di lui. Però, tra sette anni…

Carlo Gambescia

 
(*) Qui i dati  sugli ascolti televisivi per il 2 giugno : https://newsexplorer.net/ascolti-tv-2-giugno-2022-boom-di-spettatori-per-la-festa-della-repubblica-s1715614.html. Per domenica 5 giugno si veda qui: https://www.superguidatv.it/auditel-gli-ascolti-tv-del-giubileo-regina-e-di-domenica-in-5-giugno-2022/ .

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