martedì 9 giugno 2020

Il piano Colao
Tasse, tasse, tasse...



Sta tornando a galla, per parafrasare Marx, la peggiore merda (pardon), però statalista. Le anticipazioni del piano Colao, pubblicate da Adnkronos (*) sono terrificanti.  I sei punti di rilancio prevedono il “rilancio” in grande stile della legiferazione e regolamentazione nei settori delle Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie. Roba da Grande Fratello (quello di Orwell...): praticamente, si vuole intervenire in  ogni ambito economico e sociale, come se l’emergenza Covid-19 non dovesse finire mai. Dove si prenderanno i soldi? 
Ad esempio, per favorire il reinsediamento economico in Italia di imprese italiane, si parla di incentivi fiscali e finanziamenti, nonché dell' "istituzione di un'Agenzia statale unica competente a gestire tutte le pratiche legate al reinsediamento". Roba da economie autarchiche. Chi pagherà? Il cittadino. Tasse, tasse, tasse. 
Ma c’è di peggio si va dall’ introduzione dell’equo canone d’affitto (“Griglia di quote di riduzione di canone a seconda delle situazioni (es. 50/50 - 60/40”)  al  turismo  italiano assistito (“Valorizzare il potenziale inespresso dell’offerta del Paese, incentivando la bassa stagione, definendo con anticipo i calendari scolastici”). Chi pagherà?  Il cittadino. Tasse, tasse, tasse.  
L’idea centrale ed errata del piano Colao è che il Covid debba durare a lungo, o addirittura per sempre, imponendo così l’intervento ventiquattr'ore su ventiquattro dello stato.  Come?  Legiferando e regolamentando tutti i settori economici e non economici. Per fare un esempio, lo smart working, in sé, può essere discusso: non è un problema se lasciato alla libera decisione delle imprese. Può invece diventarlo, quando,  come si legge nel Piano Colao,  si vuole istituire una

« “disciplina legislativa dello smart working per tutti i settori, le attività e i ruoli (manageriali e apicali inclusi) compatibili, con attenzione alla pari fruibilità per uomini e donne, che lo qualifichi come opzione praticabile per aziende e lavoratori, in particolare nell’ottica della creazione di nuova impresa e/o nuovi posti di lavoro; disciplinare la possibilità, consentita nella fase di emergenza e post emergenza, di accesso preferenziale allo Smart Working per il sostegno dei figli nei primi gradi della scuola (fino ai 14 anni)". Nel breve periodo, si legge nel rapporto, bisogna "promuovere, nella Pa come nelle aziende private, l’adozione di un codice etico dello Smart Working con specifica considerazione dei tempi extra lavorativi (tra i quali impegni domestici e cura della famiglia) e in ottemperanza alla L. 81/2017 (stesse ore lavorative e giornate come da contratto nazionale), con l’obiettivo di massimizzare la flessibilità del lavoro individuale, concordare i momenti di lavoro 'collettivo' (da tenersi in orari standard, rispettando la pausa pranzo, i weekend e le regole previste per il lavoro straordinario), adottare sistemi trasparenti di misurazione degli obiettivi e della produttività al fine di valutare la performance sui risultati e non sul tempo impiegato (meno misurabile e non rilevante nel lavoro agile)”».

Come si può capire  l’ennesimo “casermone” legislativo e statalista  sotto la maschera del "Codice Etico", dello  stato "alleato delle imprese",  del "Volano ambientale"... Tutte misure che, se adottate, inevitabilmente imbriglieranno   l’economia ed eleveranno  il costo del lavoro. Come del resto ammette lo stesso documento, a proposito del  "distanziamento".

«“L'adozione di misure organizzative dirette ad attuare i protocolli di sicurezza, e il principio del distanziamento, si sottolinea ancora nel rapporto, ‘comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni, maggiorazioni per lavoro festivo), così come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute. Si tratta di intervenire (…) per evitare o minimizzare questo aumento del costo del lavoro, senza incidere sulle maggiorazioni spettanti da contratto ai lavoratori” ».

E come?  Tasse, tasse, tasse.  Altro che  stato amico del cittadino...  Per non parlare della legiferazione a gogò, legata all’ossessione ambientalista,  basata, come si legge,  sull’incentivazione del trasporto collettivo gestito però  dal settore pubblico,  notoriamente incapace di risolvere qualsiasi problema in materia.  Insomma, sprechi e  tasse,  tasse e sprechi... 
Ripetiamo,  il piano Colao vuole imbrigliare l’Italia o peggio ingessarla, massacrando i cittadini  di tasse,  perché, nonostante le belle promessi stataliste,  nessun pasto e gratis...   E per giunta, quel che è peggio, si ragiona ( o sragiona)  come se l’emergenza  Covid-19  non dovesse finire mai…   Terrificante.

Carlo Gambescia    

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