mercoledì 4 febbraio 2015

Il discorso di insediamento di Sergio Mattarella
Più a sinistra di  Giovanni Leone



Non  c’è stata una sola parola  sui gay né sull’armamentario laico d’assalto.  Qualcuno da destra, dirà meglio così.  Risponderemo più avanti. Mattarella, tuttavia,  non ha parlato neppure di privatizzazioni, di tasse elevate da tagliare, della necessità di ridurre il ruolo dello stato, scontentando così i (rari) modernizzatori.  Nel suo discorso d’insediamento ha semplicemente  riproposto la minestrina riscaldata della  centralità della Costituzione,  del Parlamento, dell’Europa...  E dell'immancabile Cittadino.  Per il quale  “ il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo. Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi”. Sembra di risentire il  Giovanni Leone dei discorsi di fine anno...     E  poi:  chi ha detto che la scuola, il museo, l’ospedale e perfino il municipio (si pensi solo agli sprechi e ruberie delle partecipate) debbano essere pubblici?  I sindacati, la sinistra,  i burocrati dello stato e delle regioni...  Insomma, quei  parassiti  che continuano  a dominare , anche retoricamente,  un discorso pubblico,  paternalistico nella forma e corporativo nella sostanza, perché teso a difendere posizioni acquisite.
Ma cosa è stato fatto negli ultimi venti anni per cambiare i termini del discorso pubblico? Le responsabilità  della destra, colpevole di aver continuato a  parlare lo stesso linguaggio paternalistico della sinistra,  sono gigantesche e imperdonabili.  Non si è  fatto nulla per veicolare valori liberali puntando sulle riforme radicali della Costituzione, del mercato, della pubblica amministrazione, della sanità,  della magistratura,  nel campo dei diritti civili ( così rispondiamo…). Alla questione del lavoro ha dovuto mettere mano Renzi.  Incredibile.   Eppure i voti c’erano, ed erano anche tanti... Forse troppi per un pugno di rissosi imbecilli politici: la pavidità,  la cupidigia,  la stupidità  hanno impedito qualsiasi spinta innovatrice.  E dal momento  che la politica non conosce il vuoto, al Quirinale ora  è  salito  un nipotino di Giovanni Leone,  però spostato a sinistra come impongono i nuovi equilibri politici imposti da Renzi. 
E tutti giù ad applaudire. 


Carlo Gambescia

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