sabato 5 dicembre 2015

"Legge di stabilità" e dintorni
Il diritto ai tempi di Renzi
di Teodoro Klitsche de la Grange




Vale per Renzi, rispetto ai suoi predecessori, il detto “poco se si considera, molto se lo compari”. Con i premiers e leaders che abbiamo avuto, specie negli ultimi anni, Renzi fa se non un figurone, la sua figura.
Tuttavia se vi sono nell’attuale premier punte di superiorità, ce ne sono, purtroppo, altre di continuità (con i predecessori). Per cui malgrado il suo ben predicare vale, per esso e i suoi sodali, il detto sui peli del lupo: che perde quelli ma non i vizi. Arcinoti, per quanto ben occultati, (e pour cause).
Prendiamo la “legge di stabilità”, attualmente in discussione in Parlamento, e in particolare due articoli, che il governo avrebbe fatto meglio a risparmiarci.
Il primo è l’art. 56 che reca norme di modifica alla legge-Pinto, cioè quella che attribuisce un indennizzo ai cittadini danneggiati dalla lentezza della giustizia, in applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.  Il fine evidente delle innovazioni è non solo il rendere più difficoltoso il ricorrervi, ma ancor più, di limitare gli indennizzi. Così il risarcimento, riconosciuto dalla Corte EDU (di Strasburgo) nel minimo di € 1.000,00 per anno di “durata irragionevole” è ridotto al massimo di € 800,00, cioè meno del minimo liquidato dalla Corte internazionale.
Quindi quando a fronte delle pretese tributarie il governo ripete “ce lo chiede l’Europa” bisogna intendersi: le suddette euro-sollecitazioni valgono solo per i quattrini da arraffare, e non per quelli da pagare (specie ai connazionali). Altre norme, peraltro confuse (nel fine evidente di essere interpretate ad hoc) pongono ostacoli ai richiedenti il risarcimento e allungano i termini (per il pagamento degli indennizzi).
L’altro articolo è il 52 la cui altisonante rubrica è “Disposizioni in materia di riduzione dei tempi di pagamento delle PP.AA.”: dopo tale allettante proponimento l’articolo è quasi esclusivamente dedicato: 1) a togliere sanzioni (peraltro, risulta, poco applicate) a carico dei dirigenti che ritardano i pagamenti; b) a mettere le sanzioni suddette a carico delle amministrazioni; c) e… a favore dello Stato (“con il provvedimento d’irrogazione della sanzione è assegnato il termine perentorio di 30 giorni per il versamento della somma all’entrata del bilancio dello Stato”). In altre parole: se Tizio subisce danni, in alcuni casi fallisce, e in  altri - più limitati per fortuna - si suicida perché da anni aspetta di essere pagato dalla P.A., a beneficiare della sanzione non è lo stesso danneggiato (o i suoi eredi) ma lo Stato, che incassa il “corrispettivo”.
Per cui, a pagare in ritardo, in questo come in altri casi consimili, c’è tutto da guadagnare. Ma se lo Stato ci guadagna a ritardare, perché dovrebbe migliorare la puntualità dei pagamenti? Come scrivevano grandi giuristi – tra gli altri Jhering e Carnelutti – è solo coniugando l’interesse generale (al rispetto della norma) con quello particolare che il meccanismo sanzionatorio è efficace: il sanzionando deve avere l’interesse ad osservare il comportamento virtuoso perché in caso contrario vedrebbe o sacrificato (sanzione afflittiva) o non gratificato il proprio interesse (sanzione premiale).
Ma la novità è relativa: il diritto ormai da decenni è solo quello parlato.  Norme dalla finalità (e dalle rubriche) così ben intenzionate si rivelano le coperture di scopi e pratiche opposte.
Come scriveva Tocqueville del diritto dell’ancien régime, a norme severe corrispondevano pratiche fiacche; qui in Italia a proclami ben intenzionati corrispondono precetti ispirati a scopo opposto. Fino a quando? Le leggi di “stabilità” possono finire col generare situazioni pericolosamente instabili, quando ai governati viene a mancare la pazienza.
Teodoro Klitsche de la Grange


Teodoro Klitsche de la Grange è  avvocato, giurista, direttore del trimestrale di cultura politica “Behemoth" ( http://www.behemoth.it/ ). Tra i suoi libri: Lo specchio infranto (1998), Il salto di Rodi (1999), Il Doppio Stato (2001), L'apologia della cattiveria (2003), L'inferno dell'intellettuale (2007), Dove va lo Stato? (2009),  Funzionarismo (2013).

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