mercoledì 21 maggio 2014

Destra e sinistra, pari sono?





La domanda  non ha una risposta facile.Perché quando si ragiona di politica le passioni e i (pre-)giudizi personali tendono sempre a prendere  il sopravvento.
Innanzitutto vanno distinti tre piani: a) quello delle ricostruzioni a posteriori, usate ideologicamente; b)  quello delle scelte politiche  di fatto; c)  quello delle proiezioni psicologiche individuali e collettive.
Sul piano “ricostruttivo”,  esistono  due filoni: quello di coloro che reputano destra e sinistra superate (populisti, fascisti, comunisti, partito dei tecnici, dei produttori, dei capitalisti pigri per i quali qualsiasi governo va bene purché lasci fare, tradizionalisti zeloti o antimoderni ) e quello di coloro che invece  ritengono destra e sinistra (ovviamente con sfumature diverse)  categorie eterne (conservatori e progressisti di varia estrazione ma con  il gusto per le polarizzazioni filosofiche,  modernisti e  tradizionalisti  erodiani ai quali la modernità non dispiace * ).
Sul piano delle “scelte politiche di fatto”  ( come il  voto)  le persone comuni, tendono a dividersi piuttosto che sull’asse destra-sinistra, su quello conservazione-progresso ma anche  su specifici problemi che possono travalicare la dicotomia destra-sinistra ( si veda il bel lavoro riepilogativo  sulle prossime europee di un giovanissimo politologo, Piotr Zygulski **).
Sul piano delle "proiezioni psicologiche", Pareto (ma anche la moderna psicologia sociale e addirittura delle funzioni cerebrali) insegna che gli uomini  possono essere divisi  in base  alla propensione (innovatrice) per  le  combinazioni ( il gusto di trovare  soluzioni e risposte  sempre nuove in barba alle scelte passate) e la fedeltà (conservatrice)  verso ciò che persiste ( e che quindi ci viene trasmesso, eccetera).
Perciò, dando ascolto a Pareto e alla ricerca in ambito socio-psicologico,  la convenzionale divisione in destra e sinistra che caratterizza le strutture politiche da almeno un paio di secoli,  si fonderebbe su categorie psicologiche non convenzionali. Semplificando, la dicotomia politica e  parlamentare destra/ sinistra, avrebbe recepito ed "esternalizzato"   una condizione psichica immutabile.   Troppo o troppo poco?  Difficile dire.
Anche perché, mescolare  dialettica partitica e identità psichica dell’uomo  non aiuta a dirimere la questione. Infatti,   come spiegare ad esempio che spesso la destra governa prendendo misure di sinistra e la sinistra prendendo misure di destra? 
Diciamo allora che  destra e sinistra (in senso partitico) hanno un valore puramente convenzionale all’interno di un quadro politico di tipo liberale e democratico, all’interno - all’interno, attenzione -  del quale spesso assistiamo  a destre riformiste che sembrano la fotocopia delle sinistre riformiste… Il che però non significa che in altri sistemi non liberali e democratici - quindi  all’ “esterno” dei sistemi liberaldemocratici -    l'uomo mostri (o abbia mostrato) indifferenza verso forme divisive  comunque riconducibili alla dicotomia, in chiave paretiana,  destra/sinistra:  ad esempio,   in passato si sono avuti comunisti di sinistra e di destra, oggi  nell’Islam  politico  ci si divide in progressisti in conservatori.
Insomma, un quadro piuttosto  complesso.  Anche se, probabilmente,  destra e sinistra,  psicologicamente (per alcuni persino neurologicamente),  pari non sono… Il che, ripetiamo, non risolve, ma aiuta a capire.

Carlo Gambescia     


5 commenti:

  1. Non fa una piega. Condivido. Saluti Daniele

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  2. Grazie a Carlo per questa bella disamina, come sempre lucida.
    Butto lì la mia. Secondo me, la differenza di fondo tra destra e sinistra sta nel giudizio sintetico che si porta sull'uomo. Se sei di sinistra, pensi che a) la natura umana non c'è b) dunque l'uomo - essendo infinitamente plasmabile - è "buono", cioè non responsabile del male. Il male - che c'è, difficile negarlo - lo attribuisci alle strutture sociali. Poi però le strutture sociali si manifestano in persone in carne ed ossa. Dunque bisognerà persuaderle a cambiare, per il bene di tutti, anche loro. Ci provi con le buone, ma quelli, niente da fare, perseverano. Albeggia dunque l'ideuzza che senza quelli là si starebbe meglio, etc.
    Detto per inciso, è quel che mi dà veramente fastidio nella UE, questa cosa de "lo faccio per il tuo bene"...

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  3. Ciò che dici carissimo non fa una piega. Condivido anche l'inciso, tieni presenti, tantoi per diren una, che i cosiddetti anarco-capitalisti sono contro la UE proprio per questo motivo. Detto in altri termini: lo statalismo...
    Grazie e abbraccio.
    C

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  4. Lo statalismo potrei anche sopportarlo, ma lo statalismo molliccio e subliminale UE non lo reggo, e usami almeno il riguardo di minacciarmi, di spianare la pistola così reagisco...ciao, grazie e un caro saluto

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